Tetragramma biblico.


Nell’Ebraismo

Dio si rivelò con il Nome eccelso solo quando Mosè gli si presentò innanzi e quando il Popolo d’Israele doveva essere liberato dall’Egitto e divenire possesso particolare di Dio: precedentemente infatti Avraham, Isacco e Giacobbe lo conobbero tramite la modalità del Nome divino “E-l Sha-day”. Il Tetragramma è il Nome di Dio che esprime la trascendentalità e la Misericordia divine. È il Suo nome “per sempre”. L’ebraismo insegna che il nome di Dio, pur esistendo in forma scritta, è troppo sacro per essere pronunciato o trascritto senza le norme rabbiniche Halakhiche necessarie e comandate per questo fine. Tutte le moderne forme di ebraismo proibiscono il completamento del nome divino. Il solo che poteva pronunciarlo era il Sommo sacerdote nel giorno dell’espiazione: dato che la figura del Sommo Sacerdote è sparita nel 70 d.C., con la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme secondo il Talmud, da allora il tetragramma non viene mai più pronunciato durante i riti ebraici. La tradizione ebraica vuole che ciò avvenisse all’Interno del Qodesh haQodashim, il Sancta sanctorum del Tempio di Gerusalemme: il Sommo Sacerdote dimenticava la pronuncia del Tetragramma immediatamente dopo averla “effettuata”. Il momento in cui il Sommo Sacerdote poteva pronunciare il Tetragramma avveniva per due volte con la Benedizione sacerdotale sul popolo d’Israele: «Il Signore parlò a Mosè dicendo: <<Parla ad Aronne ed ai suoi figli e di’ loro così: “In questo modo benedirete i figli di Israele, dicendo loro: Ti benedica il Signore (יהוה) e ti custodisca. Faccia il Signore risplendere il Suo Volto su di te e ti conceda grazia. Rivolga il Signore il Suo Volto verso di te e ti dia pace”. Essi porranno il Mio Nome (יהוה) sui figli di Israele ed Io li benedirò>>» (Numeri6.22-27) Gli ebrei sono soliti inoltre non pronunciarlo ad alta voce in nessuna occasione e per nessuna ragione. Invece di pronunciare il Tetragramma durante le preghiere, gli ebrei dicono “Ado-nai”. Anche la pronuncia del Nome Ado-nai non avviene mai in conversazioni quotidiane alludendovi invece con la parola AdoShem o HaShem (in ebraico “il nome”, come appare nel libro del Levitico24,11) quando ci si riferisca all’Eterno. La legge ebraica richiede che regole “rabbiniche” siano decretate in aggiunta alle regole della Torah per ridurre l’eventualità che la legge originale sia trasgredita. Per questo motivo è diffusa la pratica di limitare l’uso della parola Ado-nai solo ai momenti di preghiera. Molti ebrei estendono la proibizione a tutti i nomi con i quali ci si riferisce all’Altissimo nella Bibbia, oppure aggiungono suoni che alterano la pronuncia al di fuori dei contesti liturgici, come ad esempio kE-l o E-lokim. Anche nello scritto possono comparire alterazioni, come ad esempio “D-o”. Sebbene quest’alterazione scritta non sia richiesta da alcuna legge religiosa (solo il nome in ebraico è sacro, non la sua traduzione in italiano o altre lingue) essa ha lo scopo di ricordare al lettore la santità connessa al nome del Signore. È probabile che la proibizione della pronuncia del Tetragramma risalga all’epoca di Esdra e Neemia, ossia al ritorno dall’esilio babilonese, quando fu riaperto il Tempio di Gerusalemme e furono fissati molti dei canoni della liturgia. La proibizione della sua pronuncia è certa ed è stata costante fino ad oggi, tuttavia alcuni mistici erano soliti contemplare, con l’uso di cori o più spesso in completo isolamento, le singole lettere che lo compongono. Su alcuni Siddurim di preghiera e testi di studio il Nome eccelso viene spesso stampato senza vocalizzazione o, quando essa sia presente, variante comunque in differenti modi; talvolta il Nome “Ado-nai” compare scritto per esteso all’interno dell’ultima lettera Hei del Tetragramma. Nella tasca dell’Efod del Sommo Sacerdote è inserita una pergamena su cui è iscritto il Tetragramma.

Tetragramma biblico.


Significati del Tetragramma

«Il regno dell’emanazione è la dimora delle quattro lettere del Nome divino YHWH che costituiscono la radice della radice delle radici dei quattro elementi. La Yod è la radice primordiale dell’acqua, la Hei è la radice primordiale del fuoco, la Vav è la radice primordiale dell’aria e la seconda Hei è la radice primordiale della terra, come sanno bene i saggi della verità. All’interno di ognuno di questi piani esistono decine di migliaia di altri piani senza misura, finché tutto ciò che esiste, ritorna alla sua radice nascosta. Allora comprenderai che l’Eterno è la Fonte di ogni potenza nel Cielo e sulla Terra e che non ve n’è altra. Ciò significa che nulla esiste la cui esistenza sia esterna a Dio perché ogni cosa proviene da Dio ed è benedetta» ( Isaiah ben Abraham, Sh’lah ahl Sefer Vaykra, Perek Torah Ohr M’Sefer Torat kohanim) Come il rabbino Isaia Horowitz nel testo Shnei Luchot HaBrit i rabbini insegnano che l’insieme della Torah è una permutazione del Nome eccelso quadrilittero: ogni lettera orbita attorno a quelle del Tetragramma o agli altri Nomi di Dio, per essere in quest’ultimo caso ancora ricondotti al Tetragramma. Il Nome eccelso viene considerato metaforicamente l’”anima” di Dio e, tra tutti gli altri Nomi di Dio nella Bibbia, è ritenuto quello che meglio designa la sua essenza. Esso riflette la Misericordia e la trascendentalità divine. Il Tetragramma si compone di quattro lettere; la prima parte del Tetragramma composta dalle due lettere ebraiche Yod-Hei corrisponde simbolicamente all’interezza dello stesso: «Y-H è un Nome completo…» La lettera Yod corrisponde alla Sapienza ed alla figura metaforica del padre mentre la lettera Hei è metafora della comprensione e della madre; nello Zohar importante a tal proposito il legame di Cielo e Terra e del Nome E-lokim associato alla Hei. A queste due lettere ebraiche corrispondo due angeli serafini corrispondenti alla modalità intellettiva. La lettera Hei rappresenta questo Mondo mentre la Yod il Mondo futuro. Esistono quattro tipi di compitazione del Tetragramma attraverso le quattro differenti formule piene delle quattro lettere di esso permettendo così di dettare la prima lettera Yod י in יוד ואו דלת proseguendo secondo questo metodo sino a raggiungere quattro differenti Nomi del Tetragramma cha hanno differenti valori numerici secondo le differenti estensioni delle compitazioni: 52 (Malkhut), 45 (le Middot etiche), 63 (Binah) e 72 (Khokhmà); si avrà così che per la Yod del Tetragramma si conteranno le 9 lettere ebraiche componenti la parte del Nome Yod, Vav e Dalet. Vi sono 12 permutazioni delle lettere ebraiche del Nome eccelso: esse corrispondono anche ai 12 principi delle dodici tribù di Israele ed ai 12 mesi del calendario ebraico. Secondo la Ghimatriah, grazie alla somma del valore numerico delle prime lettere dell’alfabeto ebraico nell’ordine corretto, si viene a ricostituire il Tetragramma nella prima parte dello stesso: Alef א 1+ Beith ב 2+ Ghimel 3 ג+ Daled ד 4; è 10 dunque il valore di questa somma ed ancora della lettera Yod, י. Dopo l’ultima lettera di questa somma nell’alfabeto ebraico sono presenti la Hei, ה, e la Vav, ו: si ottiene così il Nome Yod, Hei, Vav appunto corrispondente alle prime tre lettere del Tetragramma. Molti i significati di questo calcolo nell’interpretazione Qabbalistica della simbologia mistica delle Lettere ebraiche. Secondo la compitazione completa con la Alef del Tetragramma si ottiene il valore numerico 39 che è anche quello di tal, rugiada: ciò fa riferimento alle Benedizioni che scendono dal Mondo di ‘Atzilúth, su Sion, per poi propagarsi nel Mondo intero grazie all’esistenza ed al servizio spirituale del popolo d’Israele per Dio. Nella parola יהודה, Yehudah, compare il Tetragramma con l’aggiunta della lettera Dalet che in Ghimatriah ha valore 4, i quattro sostegni del Trono celeste. Dell’angelo Metatron della Merkavah è scritto: “Il Mio Nome è in lui”. Nella tradizione ebraica il Kohen Gadol si veste di otto vesti, quattro d’oro e quattro di lino bianco tutte in un’unica soluzione vestiaria: le prime corrispondono a Yod-Hei-Vav-Hei, le seconde al Kavod insito nel Nome Ado-nai.Al Tetragramma sono correlate le offerte del Tempio di Gerusalemme: nel Tanakh la descrizione di esse è accanto al Nome eccelso tranne nel caso dell’ordine di eseguirle associato al Nome E-lokim. Il Tetragramma era inciso nel bastone di Mosè; per questo egli non lo affidò al fratello Aronne per evitare che, durante le dieci piaghe inferte all’Egitto, i maghi egiziani potessero usufruire del potere dello stesso. Esiste una corrispondenza con le Tavole dei Dieci comandamenti: le Tavole rappresentano la Yod, i primi cinque Comandamenti la Hei, le dimensioni di esse nella profondità, nella larghezza e nell’altezza la Vav formando così le tutte le tre Lettere del Tetragramma; il secondo gruppo dei Comandamenti riguardanti il rapporto tra uomo e uomo rivelano il legame con la pronuncia del Nome “Ado-nai”. Il libro della Genesi corrisponde all’apice della Yod, il libro dell’Esodo alla Yod stessa, il Levitico alla prima Hei, il libro dei Numeri alla Vav e il libro del Deuteronomio all’ultima Hei. Nello Zohar è insegnato che la prima parte del Nome Eccelso Yod-Hei è simboleggiata dai 365 precetti negativi, le proibizioni della Torah, mentre la seconda Vav-Hei è rappresentata invece dai 248 precetti positivi, gli obblighi religiosi. Questo perché Yod-Hei riguarda la parte ignota e nascosta, il livello spirituale più alto che non può essere coinvolto nell’azione o nel mondo materiale o ne deve restare distinto; Vav-Hai rappresenta invece lo svolgersi della spiritualità, anche dall’Alto al Basso, nell’azione e nel mondo materiale. La parola Mizvah, מצוה, contiene le lettere del Nome eccelso infatti in At Bash Mem e Tzadi corrispondo a Yod e Hei. Le quattro lettere corrispondono ai quattro Mondi ‘Atzilúth, Beri’à, Yetzirà ed ‘Asiyá mentre l’apice della Yod riguarda l’Adam Qadmon. Nella Qabbalah ebraica le lettere del Tetragramma sono anche metafora dei cinque differenti tipi di anima: Nefesh riguarda l’ultima Hei, Ruach la lettera Vav, Neshamah è legata alla seconda Hei del Nome, la lettera Yod corrisponde a Chayyah mentre Yehidah è l’apice della lettera Yod. Lo Zohar riporta l’importante associazione della Yod con l’origine di tutto da cui germoglia la Hei sorgendo così figlio e figlia, Vav e seconda Hei. Ancora, per quanto concerne i Parzufim, l’apice della Yod corrisponde ad Arich Anpin, la Yod ad Abba, la Hei ad Imma, la Vav a Zeir Anpin, e la seconda Hei al Nukva. Anche l’ultimo Rebbe del movimento religioso ebraico Chabad Lubavitch, il Rebbe Menachem Mendel Schneerson, ricorda che le Sefirot sono legate alle lettere ebraiche del Tetragramma nel loro significato più profondo: la Sefirah Keter è l’apice della Yod, Khokhmà è la Yod stessa, Binah rappresenta la prima lettera Hei; Vav, il cui valore numerico è sei, le sei Sefirot successive Chessed, Ghevurah, Tiferet, Hod, Nezakh sino a Yessod mentre l’ultima lettera, la seconda Hei, è Malkhut. Nella sua interezza il Nome eccelso di Dio corrisponde alla Sefirah Tiferet. La Qabbalah individua quattro regni: il mondo minerale, quello vegetale, l’animale ed infine quello dell’uomo; così l’uomo rappresenta la Yod, il mondo animale la prima Hei, il mondo vegetale è metafora della Vav mentre l’ultima Hei è simbolo del mondo minerale. Il rabbino Arizal insegna che anche il Lulav può essere paragonato alle quattro lettere del Tetragramma: la lettera Yod è rappresentata dal mirto, la prima Hei dal salice, la lettera Vav dal ramo di palma ed infine la seconda Hei dall’Etrog; il maestro di Safed ne commenta il legame con le Sefirot e la simbologia dei pastori del popolo ebraico. Le quattro lettere corrispondono alle quattro coppe di vino bevuto durante il Seder di Pesach. Secondo lo Shelah haQodesh la Yod corrisponde alla bocca che suona lo Shofar, l’inspirazione alla prima Hei, il suono alla Vav e l’ultima Hei all’espirazione. Rabbi Bachya ben Asher utilizza la metafora delle primizie portate al Kohen come offerte affermando che i frutti rappresentano le tre prime lettere del Tetragramma mentre il cesto rappresenta la seconda Hei; inoltre, in questo caso, anche lo stesso Kohen rappresenta l’ultima Hei. Secondo lo Zohar, per le benedizioni che affluiscono nella Mizvah del pasto, le due Challot rappresentano le due Hei, il padrone di casa la Vav in mezzo ad esse e l’ospite la Yod. I maestri insegnano che il Nome eccelso corrisponde anche agli elementi coinvolti nella Tzedakah, la beneficenza: la moneta donata assomiglia alla Yod, per le cinque dita la mano rappresenta la Hei che ha valore numerico 5; il braccio del donatore corrisponde alla Vav mentre il braccio e la mano di colui che la riceve sono simbolo della Vav e della seconda Hei. Ancora nella Qabbalah vi è la metafora tra le lettere del Nome eccelso e la struttura corporea degli esseri viventi: la Yod corrisponde così alla testa, le due Hei, in Ghimatriah ognuna di valore numerico 5, alle due mani e Vav al corpo. Esistono molti commenti dell’Esegesi ebraica Qabbalistica sulla connessione tra il Tetragramma ed il Maghen David. Un utilizzo, la cui ricerca simbolica risale alla tradizione antica ebraica, è quello che ogni Ebreo maschio indossi un Talled o manto ai quattro angoli del quale sono annodati quattro fili per ciascuno dei quattro gruppi chiamati Zizit: i nodi devono essere eseguiti secondo una meticolosa procedura che varia a seconda delle varie comunità ebraiche o delle differenti tradizioni accademiche che seguono l’opinione prevalente del proprio rabbino. Il numero corrispondente ai giri ed ai nodi fatti con i fili simbologicamente corrisponde in Ghimatriah a quello del Tetragramma: lo Zizit corrisponde anche a tutte le 613 mitzvot che l’Ebreo è tenuto a custodire ed osservare. L’Ebreo che si appresti ad eseguire questi nodi sul Tallit, o prima di indossarlo, dovrà quindi pronunciare una benedizione a Dio. Esistono altre opinioni sui giri del filo degli Zizit come, ad esempio, 39. Il Tetragramma viene anche paragonato al sole in relazione al Nome E-lokim paragonato alla luna e che riguarda il potere divino della Creazione. In questo senso rabbino Nachman di Breslov afferma che per il Mondo futuro, l’era messianica o la Fine dei giorni, il Suo Nome sarà Uno è in corrispondenza al tiqqun della luna, una delle rettificazioni spirituali: in questo mondo, così come è formato, il sole non può infatti vedere il difetto della luna. Per difetto si vuole intendere che per l’ammonizione che Dio fece ad essa quando, nei primi sei giorni della Creazione, la luna si dimostrò gelosa del sole e, dopo una discussione tra essa e Dio, venne rimpicciolita: essa si lamentava del fatto che vi fossero due potenze, essa stessa, la luna, ed il sole; così Dio decise di rimpicciolirla indicando comunque che entrambi sarebbero stati necessari al Mondo, uno per il giorno e l’altra per la notte e che la luna avrebbe avuto il merito di servire per il conto del ciclo dei mesi secondo il calendario ebraico. Questa una delle interpretazioni del versetto che afferma che nell’era messianica la luce della luna sarà come quella del sole e quella del sole sette volte più forte come nei primi giorni (della Creazione). Il rabbino Arizal espone un commento sul Tetragramma la cui natura santissima e di Misericordia viene contrapposta agli elementi delle dieci piaghe inferte alla popolazione egiziana con l’evento della liberazione del popolo d’Israele: l’Arizal ne interpreta quindi il legame nell’aspetto santo del Nome eccelso e la natura di terrbile rigore e giustizia divini delle piaghe; la funzione di questa interpretazione è quella di presentare l’opposizione del bene e della Misericordia divini al reame dell’impurità in questo caso limitato dalla Giustizia divina: ogni piaga viene analizzata quindi a partire dall’elemento di oscurità, impurità e danno, corrispondenti in questo caso alle colpe degli egiziani puniti dell’epoca, sino all’equivalente opposto nella Misericordia tramite il commento del Nome eccelso quadrilittero associato a quello su alcuni altri Nomi di Dio. La figura del Messia ha un legame profondo con il Nome eccelso.

 

Tetragramma biblico.


Chiese cristiane

Nella prima Chiesa cristiana si sono immediatamente affermati, nell’uso comune e liturgico, le forme “Signore” e “Dio” perché prevalenti al tempo del Nuovo Testamento, nel cui testo sono impiegate in modo esclusivo. Nella chiesa latina il greco Kyrios è stato tradotto con Dominus e, nelle traduzioni in italiano, con Signore. È rimasta come testimonianza la forma litanica “Kyrie eleison” a ricordo della tradizionale liturgia greca che era in uso anche nella chiesa latina. Come esempio di uso, nelle collette e nelle preghiere della liturgia cattolica, ci si rivolge a Dio con gli epiteti “Dio onnipotente ed eterno” oppure “Dio, padre Onnipotente” o simili. L’unica volta in cui si utilizza un termine ebraico (non il tetragramma) è, una volta all’anno, in una delle sette antifone maggiori dell’Avvento “O Adonai” (nel testo latino – nel testo liturgico italiano è reso con “O Signore”). Quest’utilizzo delle forme Dio e Signore è stato mantenuto anche nel protestantesimo storico, come ad esempio nella versione di Lutero della Bibbia. Le traduzioni moderne in cui è presente (perlopiù in nota) una vocalizzazione del tetragramma, sono opera di eruditi senza che abbiano un utilizzo al di fuori della cerchia della critica biblica, e servono soprattutto per evidenziare le stratificazioni e la formazione del testo (ad esempio le cosiddette tradizioni Jahvista, Elohista, Sacerdotale ecc). Recentemente, in ambito cattolico, con la motivazione di riaffermare la disciplina sia ebraica che delle prime comunità cristiane secondo la quale «Non si deve pronunciare il nome di Dio sotto la forma del tetragramma YHVH nelle celebrazioni liturgiche, nei canti, nelle preghiere», e anche nelle traduzioni della bibbia il nome di Dio deve essere reso con Adonai, Kyrios, Signore ecc

Bibbie cattoliche

Nella maggior parte delle versioni moderne delle bibbie cattoliche e in tutte quelle utilizzate pubblicamente nelle chiese, il nome ineffabile (secondo la definizione dei padri della Chiesa), quando presente nell’Antico Testamento, viene reso con “Signore”, adottando l’uso del Nuovo Testamento in cui il tetragramma non è mai presente e dove, nelle citazioni della bibbia ebraica, si usa il greco Kyrios (Signore). Questo uso è attestato anche nella maggior parte dei manoscritti della bibbia in greco, detta Septuaginta, e nella vocalizzazione del tetragramma del testo masoretico. Anche nella versione latina precedentemente in uso nella Chiesa occidentale (la Vulgata) il termine è reso con Dominus, cioè Signore. La presunta vocalizzazione del tetragramma non compare mai nel testo ufficiale della Bibbia utilizzato per la liturgia pubblica in italiano. La maggioranza degli esegeti cattolici contemporanei propende per una vocalizzazione del tetragramma con le vocali “a” ed “e” , e talvolta questa forma può apparire, oltre che nei testi di critica biblica, anche nelle note e nelle introduzioni o, più raramente (una o due volte) nel testo dell’Antico Testamento, quando si tratta di evitare ambiguità per la presenza vicina di altri nomi divini. È presente più spesso in alcune versioni letterali degli anni sessanta a indirizzo storico critico, allo scopo di evidenziare le diverse tradizioni presenti nella formazione del testo. In traduzioni degli ultimi anni è citato il tetragramma in caratteri latini (JHWH) senza alcuna vocalizzazione. Non compare mai nel Nuovo Testamento non essendo presente in nessuno dei manoscritti antichi da cui vengono fatte le traduzioni. Nel 2008 è stata pubblicata da parte della Congregazione per il culto divino la seguente direttiva sull’uso del tetragramma nella Chiesa cattolica: «La traduzione greca dell’Antico Testamento, la cosiddetta Septuaginta, che risale agli ultimi secoli precedenti l’era cristiana, ha reso regolarmente il tetragramma ebraico con la parola greca Kyrios, che significa Signore. Siccome il testo della Septuaginta ha costituito la Bibbia della prima generazione di cristiani di lingua greca, e in questa lingua furono anche scritti tutti i libri del Nuovo Testamento, anche questi cristiani sin dal principio evitarono la pronuncia del tetragramma sacro. Qualcosa di simile avvenne con i cristiani di lingua latina, la cui letteratura cominciò ad emergere a partire dal secondo secolo, come attestano prima la Vetus Latina e, in seguito, la Vulgata di san Girolamo. Anche in queste traduzioni il tetragramma fu sempre reso con la parola latina Dominus, che corrispondere sia all’ebraico Adonai e al greco Kyrios. Pertanto astenersi dalla pronuncia del tetragramma del nome di Dio da parte della chiesa è giustificato. Oltre ai motivi di correttezza filologica si tratta anche di rimanere fedeli alla tradizione della chiesa poiché fin dalle origini il tetragramma sacro non è mai stato pronunciato in un contesto cristiano e neppure mai tradotto in nessuna delle lingue in cui la Bibbia è stata tradotta.»

Bibbie protestanti

Nelle Bibbie (Antico Testamento) protestanti solitamente il tetragramma è reso con Signore o con “Eterno”. In nota o raramente nel testo compare sempre più la forma Jahvé. La Riveduta Luzzi, la Nuova Diodati e la King James Version in Genesi 22,14 riportano il nome di località Jehovah-jireh, la cui radice deriva dal tetragramma, ma altre bibbie protestanti traducono diversamente. In alcune traduzioni anglosassoni della bibbia si traduce il tetragramma con LORD (Signore), tutto in maiuscolo, per distinguerlo da “Signore” quando si traduce Adonai.

Relazione ebrei-cristiani

Il 16 gennaio 2006, in visita a papa Benedetto XVI, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha sollevato il problema del fastidio che provoca fra gli ebrei l’uso del nome divino fra i cristiani, a causa della particolare sensibilità ebraica dovuta al divieto di pronunciare il nome di Dio nei dieci comandamenti. Il Papa ha risposto che la tradizione cattolica, a differenza di quella protestante, è arrivata a questa facilità di espressione molto recentemente, per influsso dello storicismo, e che i cattolici devono lavorare perché si torni all’origine del culto. Lo scrittore ateo Erri De Luca, nei suoi libri, propone e utilizza la formula Iod, prima lettera del Nome Sacro e, gioco possibile solo in italiano, anagramma della parola Dio.

 

Tetragramma biblico.


Testimoni di Geova

I testimoni di Geova usano la forma Geova, una delle forme moderne di vocalizzazione del sacro tetragramma biblico YHWH usato dagli ebrei antichi, la cui esatta pronuncia è andata persa nei secoli. Nel Testo masoretico, cioè nella Bibbia in uso presso le comunità ebraiche, vennero inserite nel tetragramma, secondo alcuni studiosi, le vocali E O A della parola Adonai (in ebraico “Signore”), affinché il lettore ricordasse di pronunciare questa parola ogni volta che incontrava il tetragramma. Verso la fine del medioevo studiosi cristiani interpretarono quelle vocali come quelle originali del tetragramma. Da qui Yehowah, da cui deriva il latino Jehova forma ampiamente diffusa nell’italiano letterario fino all’Ottocento, come nella bibbia di Antonio Martini [1780], oppure sull’altare della chiesa di Vezzo, frazione di Stresa (del 1886) dove è visibile la scritta Jeova. Nei tempi moderni però la maggior parte degli studiosi ha preferito usare la forma convenzionale di Yahweh, perché vicina all’originale e terza persona del verbo “essere”. Per i Testimoni di Geova, come anche per altri studiosi cristiani (che tuttavia minimizzano l’importanza di JHWH) Dio è rivelato nella Bibbia con un nome unico: יהוה (YHWH). I Testimoni vedono nella presenza del nome di Dio nella Bibbia ebraica (in cui figura quasi 7000 volte) un segno dell’importanza della conoscenza e dell’uso di questo nome, e ammettono che nessuno può attualmente dire con certezza quale fosse la pronuncia originale. Anche se ci sono dibattiti tra gli studiosi ancora aperti sull’effettiva pronuncia del nome, per i Testimoni di Geova è importante usare un nome univoco e non un titolo come “Signore” o “Eterno’”. La forma utilizzata dai Testimoni è Geova, una parola che appare in alcune traduzioni bibliche in lingua italiana preparate già dal XIV secolo. Essi giustificano tale pronuncia, preferendola a quella Yahweh, sostenendo che Geova è più attestato storicamente nella lingua italiana, presente infatti anche in alcune opere di Giosuè Carducci. Si veda ad esempio la poesia provocatoria del Carducci ” A Satana”. Inoltre, da una breve ricerca nei dizionari, si riscontra che il nome Geova è estesamente accettato come equivalente del Tetragramma biblico. Per spiegarne l’importanza della conoscenza del nome divino i Testimoni si appoggiano ad esempio alla preghiera modello o Padre Nostro, insegnata da Gesù Cristo in Matteo 6:9, che inizia con “Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome”, dove, anche se il tetragramma non è presente, il collegamento alla presenza del nome di Dio presentato in tutto l’Antico Testamento è molto forte. (Si veda ad esempio Isaia 12:4,5) All’obiezione che la forma Geova del nome divino non è quella pronunciata nei tempi biblici e probabilmente erronea perché derivata dalle vocali di Adonai, i Testimoni asseriscono che non essendo nota la corretta pronuncia non si può avere la completa sicurezza che la forma Geova sia errata. Anche se così fosse altri nomi biblici vengono usati in forme diverse all’originale. Ad esempio nei tempi biblici il nome Gesù forse si pronunciava Yeshua o Yehoshua. Eppure in tutto il mondo si usano varie forme del nome Gesù, pronunciandolo diversamente in ciascuna lingua. Nessuno esita ad usare il nome di Gesù solo perché non si sa come si pronunciava nel I secolo. Stesso discorso per il nome della mamma di Gesù, Maria (ebraico: מרים, Miryam, oppure Myriam; aramaico: Maryām; greco: Μαρίαμ, Mariam, oppure Μαρία, Maria; arabo: مريم, Maryam). L’incertezza sull’antica pronuncia del nome di Dio non è una buona ragione per non usarlo. Inoltre, l’illustre ebraista Buchanan (non testimone di Geova) afferma con sicurezza che Javè tutto è meno che una pronuncia che suoni semitica e preferisce Geova. All’obiezione che il motivo per cui il nome di Dio viene omesso in molte traduzioni della Bibbia derivi da una tradizione invalsa da tempo fra gli ebrei, i quali sostengono che il nome di Dio non vada mai pronunciato, i Testimoni asseriscono che questa è un’erronea interpretazione della legge biblica che dice (nella versione della Bibbia-Traduzione del Nuovo Mondo) “Non ti devi servire del nome di Geova tuo Dio in modo indegno, perché Geova tuo Dio non lascerà impunito chi si serve del suo nome in modo indegno”. Esodo 20:7 Infatti i Testimoni sostengono che l’uso rispettoso del nome di Dio non è errato in quanto attestato dalle scritture ebraiche. (Vedi Giovanni 17:26). A prescindere dalla propria opinione, comunque, dal punto di vista letterario e della fedeltà del testo, secondo i testimoni di Geova, il Tetragramma, quando non tradotto, dovrebbe comunque essere rappresentato senza sostituzioni arbitrarie con vocaboli quali “Signore” e “Dio” che non ne rendono il significato originale e secondo loro confondono l’unicità dell’attributo divino (ad es. cfr. Deuteronomio 6:4 “Geova nostro Dio è un solo Geova”) e disperdono la caratteristica della fede giudaico-cristiana in un solo Dio, in contrapposizione col politeismo adottato in pratica da tutte le popolazioni contemporanee alla stesura delle Scritture. Gli studiosi di molte confessioni e chiese cristiane tuttavia criticano soprattutto la sostituzione di “Geova” al posto di Signore e Dio in numerosi passi dell’Antico e del Nuovo Testamento, perché non giustificata dai manoscritti antichi che riportano varie forme del nome divino dal generico El, spesso seguito da aggettivi come Shaddai, ad Elohim e fino al neotestamentario Abba. Ritengono quindi la modifica operata dagli estensori della Nuovo Mondo arbitraria perché cambia il senso originale degli autori. I testimoni ribattono che in alcune versioni moderne in ebraico del Nuovo Testamento edite da varie società bibliche di alcune chiese cristiane (vedi ad esempio l’edizione delle United Bible Societies) viene inserito il tetragramma negli stessi luoghi in cui i testimoni inseriscono Geova. Inoltre in diversi topoi cristiani il Nome, anche nella forma contratta “Iah” è presente e correntemente usato (“HalleluJah” “Lodate Jah”). I testimoni collocano l’abbandono della pronuncia del tetragramma ad un’epoca posteriore al I secolo d.C.Tra i ragionamenti mostrati, alcuni ricercatori Testimoni di Geova fanno notare che nella preghiera ebraica di invocazione sugli eretici (Birkath-ha-Minim), introdotta nella liturgia sinagogale intorno all’85 d.C., nella dodicesima richiesta è contenuto il nome divino nella forma del tetragramma. Secondo loro questo dimostra che il nome divino era ancora usato liberamente in tale periodo. Tra le altre fonti a conforto di tale scelta si possono citare alcune opere del giudaismo in cui gli scritti cristiani, considerati eretici, e quindi alla stregua di rotoli “vuoti” dovevano essere bruciati solo dopo aver ritagliato tutti i “nomi divini” da essi, logicamente tutti i luoghi in cui appariva il Tetragramma יהוה (YHWH). La Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dai Testimoni di Geova dal 1967 (e tuttavia riveduta nel 1987 alla luce di alcune più recenti versioni del testo antico come: Biblia Ebraica Stuttgartensia edita nel 1977, o il testo pubblicato nel 1975 dalle United Bible Societies e il Nestle-Aland del 1979) usa sempre Geova nell’Antico Testamento (chiamato da loro “Scritture Ebraico-Aramaiche”) laddove negli scritti originali è presente o si presumeva fosse presente all’origine secondo una comparazione dei testi nelle varie trascrizioni ad oggi disponibili. Nel Nuovo Testamento (chiamato da loro “Scritture Greche-Cristiane”) al posto di “Signore” nel testo greco usa Geova, in tutte le citazioni e nelle parafrasi del Antico Testamento dove il Nome è presente negli scritti originali ma anche in molti altri punti (257 volte) seguendo la strada tracciata da alcune traduzioni moderne dal greco all’ebraico. Secondo i Testimoni di Geova, il tetragramma era presente anche in testi originali ebraici del Nuovo Testamento, vedi Tetragramma Biblico, come ad esempio la versione del vangelo di Matteo scritta nella lingua madre dell’apostolo, l’ebraico Shem Tob ben Isaac Ibn Sharbrut, medico ebreo del XIV secolo, in una sua opera polemica contro i cristiani inserisce un testo ebraico del vangelo di Matteo che secondo diversi studiosi come Robert Shedinger, od il prof. George Howard sostengono che non è una traduzione dal greco, ma è un testo precedente che egli ha ricevuto dalle prime generazioni di polemisti ebrei. Ad oggi comunque nonostante le svariate migliaia di manoscritti ritrovati, nessuno riporta Matteo in ebraico. I 27 libri canonici delle Scritture Greche furono scritti nel greco comune dell’epoca. Sembra però che il libro di Matteo sia stato scritto prima nell’ebraico biblico, a beneficio degli ebrei. Così dice Girolamo, traduttore biblico del IV secolo, aggiungendo che il libro fu in seguito tradotto in greco. Probabilmente fu Matteo stesso a fare la traduzione, poiché, avendo lavorato alle dipendenze delle autorità romane come esattore di tasse, conosceva senza dubbio l’ebraico, il latino e il greco. — Marco. 2:14-17. Gli altri scrittori cristiani della Bibbia, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Pietro, Giacomo e Giuda, scrissero tutti in koinè, la lingua comune, viva, compresa dai cristiani e dalla maggioranza della popolazione del I secolo. L’ultimo dei documenti originali fu scritto da Giovanni verso il 98 d.C. Per quanto si sa, nessuno di questi 27 manoscritti originali in koinè è giunto fino a noi. Comunque, degli originali ci sono pervenute copie, copie delle copie e famiglie di copie, che formano un’immensa riserva di manoscritti delle Scritture Greche Cristiane. Si potrebbe comunque ipotizzare  che tra le lettere di Paolo, la lettera agli Ebrei sia stata originariamente scritta in ebraico (e non in greco), poiché indirizzata alla congregazione cristiana ebraica, mentre altre lettere (come ad esempio le lettere ai Corinti, Colossesi ed Efesini) siano state scritte in greco perché indirizzate a congregazioni greche. La parola Jah, infine, è usata sempre dai religiosi Rastafariani, poiché essi,come gli ebrei non nominano mai il tetragramma, il nome di Dio per intero.

 

Tetragramma biblico.


Neopaganesimo

Robert Graves, un poeta britannico, esperto tra l’altro di mitologia, ha proposto una sua teoria sulla vera natura dell’Ineffabile Nome Divino, che ha avuto molto seguito soprattutto tra i fautori del neopaganesimo.

Trascrizioni del tetragramma nelle versioni italiane della Bibbia

La Bibbia di Antonio Brucioli, 1530 rev. 1551. Protestante. Usa Signore tranne in Esodo 6:3 dove usa Ieova. Nella revisione del 1562 la forma ‘Iehova’ ricorre decine di volte. La Sacra Bibbia di Giovanni Diodati. 1607 riedita 1946. Protestante. Usa Signore. In alcune edizioni riporta il nome di “Geova” nell’intestazione di pagina 584 e nella sovrascritta di Isaia 41 ha Geova. Sacra Bibbia di Antonio Martini, 1778 riedita 1963. Cattolica. Usa Signore. Nella nota di Esodo 3:14-15 ha Jehovah Versione Riveduta di Giovanni Luzzi, 1925 riedita 1966. Protestante. Usa Eterno. Nelle note a Esodo 3:15 e 6:3 usa la forma Jahveh. Nella nota a Matteo 1:21 usa la forma Gèova. In Genesi 22:14 ha Iehovah come parte di un nome composto. La Bibbia, Eusebio Tintori, 1945. Cattolica . Usa Signore. Nelle note ha Jahve. La Sacra Bibbia, Ricciotti. 1955. Cattolica. Usa sempre Signore e ha Jahvè in alcune note come Esodo 3:14; 6:2,3; Gioele 3:12; Giona 4:10,11. La Bibbia, Edizione Paoline. ediz. 1958 e seguenti. Cattolica. Usa Signore tranne in Esodo 6:2-3 (e relativa nota) e Geremia 1:6 dove usa Jahvé (ediz. 1958 e seguenti). Usa Jahvé In salmo 83:19, al posto di “Il Signore” delle edizioni precedenti (ediz. 1970 e seguenti). A seconda delle edizioni usa Jhwh nelle parentesi nel testo di Esodo 6:3 (ediz. 1997). La Bibbia a cura di Fulvio Nardoni, 1960. Cattolica. Il nome Jahweh vi ricorre più volte nel testo ad esempio in Esodo 6:2,3,6,8; Isaia 1:24; 3:1; 10:33; 26:4; 40:10; 51:22; 61:1; ecc.. La Sacra Bibbia, Pontificio Istituto Biblico 1961. Cattolica. Oltre a Signore usa varie volte nel testo Jahve, ad esempio in Esodo 3:15; 6:2; Salmo 83:19. La Sacra Bibbia ed. Garzanti imprimatur 1964. Cattolica. Usa “Yahvè”, es. pag 952 Salmo 83:19 ed altre; La Bibbia di Mons. Garofalo, 1964. Cattolica. Usa sempre Jahve. Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture. Testimoni di Geova. 1967 ed. riv. 1987. Usa sempre Geova. La Bibbia Concordata, 1968. Interconfessionale. Rende Signore tranne Salmo 83:19 dove usa Iavè. La Sacra Bibbia, Galbiati, Penna e Rossano. Cattolica. 1968. Usa sempre Iahvé . La Sacra Bibbia CEI, 1974. Cattolica. Rende Signore. Nella nota in calce a Esodo 3:14,15 ha JHWH. Nella nota a 1 Maccabei 3:18 usa Jahveh. La Bibbia di Gerusalemme, 1974. Cattolica. Ha lo stesso testo della CEI. Nelle note menziona Jahveh, come quelle su Esodo 3:13, Isaia 42:8, ecc. (Il testo originale francese, La Bible de Jérusalem, usa sempre Yahvé) Nuovissima Versione della Bibbia Edizione Paoline. 1967-1980. Cattolica. Usa Signore. Nella nota ad Esodo 6:2-8 usa Jahveh. La Nuova Diodati. Protestante. 1991. Usa sempre Eterno. Nella prefazione usa Jehovah e Yah. In nomi composti come Genesi 22:14 usa Jehovah. Il libro di Isaia, Moraldi. 1994. Cattolica. Usa sempre Jhwh. La Bibbia. Versione Nuova Riveduta, Società Biblica di Ginevra. 1994. Protestante. Rende il tetragramma con ‘SIGNORE’ tutto in maiuscolo per distinguerlo dalla parola ebraica signore “adhonai”. Nella prefazione usa YHWH. La Bibbia, Oscar Mondadori. 2000. Aconfessionale. Usa sempre Jhwh.

Citazioni moderne del Nome di Dio

In molte opere dell’uomo viene menzionato il Nome di Dio, nella vocalizzazione Jahvé o Geova (nelle varie forme) e come Tetragramma.

Nella musica Yahweh

Yahweh è il nome di Dio presso il popolo ebraico. Originariamente venne descritto dalla Bibbia come un dio potente e creatore (Genesi, 1), ma anche legato da un patto agli uomini: severo nel punire le colpe, attento verso i penitenti, viene descritto in diverse fasi sia come un dio locale che come un dio universale. Monolatria e monoteismo ebraico La Bibbia descrive Yahweh come il vero Dio che ha condotto il popolo ebraico fuori dall’Egitto, fornendolo dei Dieci comandamenti. Yahweh è un “dio geloso” (secondo l’esatta definizione del testo biblico), perché redarguisce gli Ebrei relativamente al culto di divinità di altre nazioni o alla fabbricazione di idoli. L’identità di Yahweh come dio unico e universalistico perché artefice del mondo, da un lato, e come dio nazionale ed etnico, in quanto unico dio cui Israele deve tributare il culto, dall’altro, oscilla tra le due versioni anche in ragione della datazione dei testi biblici e dei diversi contesti. Così, nella Genesi, il tema della creazione accentua evidentemente il carattere universalistico dell’opera di Yahweh: non esistono Ebrei in quella fase in cui Dio dà forma all’informità pristina. Ed i “libri narrativi” tendono ad accentuare il carattere universalistico di Yahweh, almeno nelle vicende relative ad Adamo, Eva, i primi patriarchi. Il quadro di riferimento è dunque più vasto che non il racconto delle vicende del popolo ebraico. Il racconto di Genesi, 1-3 è peraltro vicino alle cosmogonie delle civiltà vicine: non manca una tendenza antropomorfizzante (ad esempio, nel riferimento al riposo di Yahweh al settimo giorno della creazione o nell’ira che manifesta di fronte all’infrazione del berit) e la descrizione della creazione come imposizione di ordine al caos.

Tetragramma biblico.


Elementi fondamentali dell’antica religiosità ebraica

Il patto di Yahweh con il popolo ebraico

Il rapporto tra Yahweh e il popolo ebraico è descritto dai cosiddetti “libri narrativi” della Bibbia come berit, termine che va tradotto “patto” o “alleanza”, ma che sta anche per “promessa” e che è reso nella Bibbia dei Settanta come diathèke e nella Vulgata di Girolamo come testamentum. Il racconto biblico può essere considerato il racconto della storia di quest’alleanza fra Yahweh e il suo popolo, il quale in più occasioni infrange il patto, incorrendo in punizioni, in calamità che giungono a minacciarne l’esistenza. L’infrazione, nel racconto biblico, è intesa fondamentalmente come abbandono del culto esclusivo di Yahweh, tanto in favore di un sincretismo con le divinità locali della regione di Canaan, quanto in vista di una vera e propria sostituzione nel culto, ad esempio in favore del dio fenicio Baal. Ma anche l’errore nell’espletare l’attività cultuale, pur nel riconoscimento della divinità nazionale, è considerato, nel racconto biblico, foriero di sventure. Esposizione della legge e racconto storico, nei libri “apodittici” (Esodo, Levitico, Numeri, oltre che Deuteronomio) e in quelli “narrativi” (Giosuè, Giudici, Primo e secondo libro di Samuele, Primo e secondo libro dei Re) della Bibbia, sono intimamente legati, perché nella storia delle venture ebraiche è contenuta anche la consegna della legge. Al di là del valore embrionale (sul piano nomocratico) degli incontri tra Yahweh e i patriarchi, momenti salienti di questa consegna sono ritenuti tradizionalmente l’incontro con Mosè sul monte Sinai (Esodo, 20.1-17) e il ritrovamento di un libro delle leggi nel Tempio di Salomone ai tempi di Giosia (Secondo libro dei Re, 22.3-13), libro che si suppone corrisponda al Deuteronomio. I momenti salienti del berit Con Noè: Genesi, 9.9-17 Con Abramo: Genesi, 15.18 Con il popolo ebraico: Esodo, 19.5-6 Con Davide: Salmi, 88.4-5

La preghiera

È a questo “dio geloso” che vengono indirizzate le speranze dei profeti, sia in direzione del perdono che della catastrofe, e il lirismo dei Salmi. La “nomocrazia” dei “libri apodittici” fa riferimento al volere di Yahweh sia per quanto riguarda l’aspetto prettamente religioso che per l’aspetto etico-morale e sociale della vita ebraica. Inizialmente, però, i personaggi biblici delle origini, che, come è ovvio, non hanno a disposizione “il Libro”, volgono a Yahweh le loro preghiere per ottenerne un’indicazione o un premio. Nel racconto biblico, pregano anche i patriarchi e i re. I Salmi stessi, in grossa parte, sono preghiere.

Il sacrificio

“I racconti biblici fondano il sacrificio cruento come corretto ed efficace mezzo di comunicazione fra la sfera umana e la divina”. La predilezione di Yahweh per il sacrificio cruento di animali è attestata in Genesi. Noè offre animali in sacrificio non appena scampa al diluvio ed è a quel punto che Yahweh gli detta le regole per consumare gli animali avendo cura prima di scolarne il sangue. Come detto, l’errore nella pratica cultuale compromette questa comunicazione tra uomo e dio. I peccati dei figli di Eli o quelli di Saul si configurano come difetti cultuali, che denunciano, in effetti, poco rispetto nei confronti di Yahweh. La tipologia del sacrificio corretto è descritta nei “libri apodittici”: possono essere sacrificati a Yahweh bovini, caprini, ovini, volatili. I tipi fondamentali del sacrificio (e a questo schema i testi biblici sono sostanzialmente fedeli) sono: עלה, con nikud עֹלָה, (‘olah, “salire, salire a”[, le ceneri dell’animale “salgono” verso l’alto), tradotto come olocausto(ascende in fumo), nella torah è il primo sacrificio menzionato per nome: la vittima viene sgozzata dall’offerente (che dev’essere un sacerdote, nel caso di volatile) e bruciata totalmente; nel caso d’un quadrupede la pelle viene risparmiata; l’offerta spetta interamente alla divinità. zebaḥ ṡelamim – sacrificio di comunione o “pacifico”: la vittima viene sgozzata come per l’olocausto, ma fatta a pezzi; le parti grasse, le viscere, fegato e reni vengono offerte alla divinità; il resto viene diviso tra il sacerdote e l’offerente, che lo consuma in un pasto cultuale con i familiari. sacrifici espiatori: all’offerente non è destinata alcuna parte dell’offerta, che va ai sacerdoti o bruciato fuori del santuario. Sono distinguibili in: ḥaṭṭa’t – “sacrificio del peccato”: serve ad espiare un grave peccato (tanto del Gran Sacerdote quanto della comunità) e comporta una articolata procedura di manipolazione del sangue dell’animale. ‘aṣam – “sacrificio di riparazione”: è un pagamento al sacerdote o alla parte lesa di una somma pari al contenzioso di cui si ha colpa, maggiorata di un quinto. Analogo ai sacrifici espiatori è il rito del capro espiatorio. Assai peculiare risulta poi il sacrificio officiato per la Pasqua. Oltre ai sacrifici cruenti, venivano offerti vegetali, pani non lievitati, incenso.

Il sacrificio umano

La Bibbia, in genere, condanna i sacrifici umani. La richiesta che, però, Yahweh fa ad Abramo di offrire in olocausto Isacco sottolinea l’obbligatorietà del dettato divino in tutti i casi. Il racconto del sacrificio della figlia di Iefte non presenta condanne esplicite.

L’anatema

Una pratica spesso descritta nella Bibbia è il ḥerem (“anatema”): il popolo combattente votava alla distruzione il nemico e ciò valeva tanto per le persone quanto per i beni (inclusi gli animali). È evidente che questa pratica entrava in qualche modo in conflitto con quella sacrificale, in quanto gli animali catturati al nemico e distrutti per il ḥerem non potevano essere sacrificati a Yahweh.

Tetragramma biblico.


I sacerdoti

Le pratiche cultuali, eccetto che nel caso dei patriarchi (che le mettevano in pratica in proprio, in qualità di capifamiglia), erano coordinate dal clero. Sui sacerdoti abbiamo informazioni soprattutto dal Levitico (libro che, nella tradizione greca prende il nome dalla tribù di Levi). Al tempo dei patriarchi, gli Ebrei non sono ancora qualificati come “popolo” ed è per questo che, nel Genesi, non si parla di una “casta funzionale”: si menzionano invece sacerdoti di altre nazioni, Egizi o Cananei, o il misterioso re di Salem, il sacerdote di El Elyon Melchisedec. I Leviti sono descritti, nel testo biblico, come una tribù senza territorio: “il loro territorio è appunto il servizio sacerdotale, dal quale traggono il proprio sostentamento”. La presenza della radice mlk (“re”) nel nome di diversi sacerdoti (e lo stesso vale per Melchisedec) ha fatto pensare ad un legame speciale fra l’istituto sacerdotale e quello monarchico. Se l’ipotesi di una redazione dei testi canonici in età post-esilica è valida, è possibile leggere molti dei passi biblici relativi ai conflitti interni alla casta sacerdotale in funzione delle rivalità che si svilupparono al rientro (538 a.C.) dall’esilio babilonese, deciso e messo in opera da Nabucodonosor II nel 587 a.C. Il sacerdozio degli esiliati si reputava discendente di Sadoq, il sacerdote che (nel Primo libro dei Re 2.35) prende il posto di Abiatar. Il sacerdozio palatino, invece, quello che avevo seguito le alterne sorti della monarchia “suddita” dei Babilonesi, rivendicava una discendenza da Aronne. La vittoria dovette essere dei sadociti: come tali vengono identificati i sommi sacerdoti del Secondo Tempio. In questa luce potrebbe spiegarsi il racconto del peccato di Aronne (Esodo, 32.1-6), assimilabile ai vitelli d’oro che Geroboamo porrà a Bethel e Dan (Primo libro dei Re, 12.26-30). La maggioranza dei biblisti è convinta che “la competenza specifica dei sacerdoti ebraici descritti dalla Bibbia non è tanto il sacrificio quanto la divinazione“. Si è già detto del fatto che, nel Genesi, i patriarchi gestiscono in proprio il sacrificio, anche in assenza di sacerdoti (quelli yahwisti ovviamente mancano nel Genesi). Per la divinazione, i sacerdoti si servivano di oggetti conservati in un pettorale dell’efod: tale cleromanzia si svolgeva come domanda di fronte a due alternative. All’una e all’altra alternativa erano associati degli oggetti, detti urim e tummim. Questa forma di divinazione è già scomparsa nelle narrazioni bibliche che si riferiscono ai tempi di Davide e l’interrogazione della volontà divina passa interamente ai profeti. La funzione dei sacerdoti in epoca arcaica è, dunque, di difficile interpretazione. Altrettanto difficile risulta comprendere il rapporto fra i sacerdoti e la Torah, che in alcuni passi è intesa non tanto come testo sacro, ma piuttosto come “istruzione”, “insegnamento” e in certi passi addirittura come “pratica divinatoria” (anche l’etimologia del termine indirizza verso questa conclusione).

Yahweh e la monarchia

Nel corso della storia dei due regni, in rari momenti, il culto di Yahweh godette del favore dei monarchi, con tentativi di riforma in direzione yahwista, anche se sempre su incitazione di figure estranee alla monarchia, in particolare dei profeti. Tre sono gli episodi più significativi, riferibili ai seguenti re: Iehu, re di Israele (842-815 a.C.) in Secondo libro dei Re, 9-10 che spodestò Iehoram (849-842 a.C.): il racconto biblico lega l’iniziativa di Iehu all’intransigenza del profeta Elia e al discepolo di questi, Eliseo. Ezechia, re di Giuda (715-686 a.C. circa). Giosia, re di Giuda (640-609 a.C.) e la sua riforma, la cui portata è comunque oggetto di dibattito tra gli storici.

Il nome

Il nome in questa forma rappresenta una moderna versione accademica dell’ebraico biblico יהוה, parola composta da quattro lettere (yod, he, waw, he, in qualche modo corrispondenti a YHWH, che è la forma con cui il nome è indicato utilizzando l’alfabeto latino) e perciò detta “tetragramma”. La lingua ebraica (a tutt’oggi) è dotata di lettere dal valore consonantico, mentre la vocalizzazione (variabile e importante ai fini del significato delle parole) è indicata ortograficamente attraverso altri segni diacritici, notazioni vocaliche molto più tarde delle consonanti, perché adottate dai Masoreti intorno alla seconda metà del I millennio d.C. Mentre è indiscusso che il nome del dio ebraico è indicato nella Bibbia con le quattro lettere summenzionate, resta incerta la sua pronuncia e oggetto di dibattito sia tra gli studiosi, sia tra i fedeli delle diverse confessioni che fanno riferimento al “dio di Abramo”.

Note

Esodo, 20.2. Esodo, 20.5; Deuteronomio, 6.4-5. Isaia, 42.8. Genesi, 2.2. Genesi, 8.20-21. Genesi, 9.2-4. Primo libro di Samuele, 2.12-17. Si veda Levitico, 1. Si veda Levitico, 4-6. Libro di Geremia, 19.5. Libro dei Giudici, 11. Si veda, ad esempio, il Primo libro di Samuele, 15. Non è chiaro quando il davidico Yehoyakin, salito al trono nel 599 a.C., abbia potuto tornare dall’esilio (in cui si trovava fin dal 587) ed esercitare la funzione di “re vassallo” (sharru in accadico, naṡi’ in ebraico) dei Babilonesi: è possibile che ciò accadesse solo nel 561, quando il trono passò nelle mani di Awil-Marduk. Cfr. Primo libro dei Re, 3.2-3; 22.44; Secondo libro dei Re, 12.4; 14.4; 15.4,35 Genesi, 28.11-22; 35.6-7. Primo libro dei Re,12. 17-18. Secondo libro dei Re, 18 e Secondo libro delle Cronache, 29-31

(Dal 22 marzo 2010 il Martedì, ora 19:30. E la Domenica, ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

I teli Esodo Capitolo 26.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

I teli Esodo Capitolo 26
(Esodo  36:8-19)
«Farai poi il tabernacolo con dieci teli di lino fino ritorto, di filo color violaceo, porporino e scarlatto, con dei cherubini artisticamente lavorati. La lunghezza di ogni telo sarà di ventotto cubiti, e la larghezza di ogni telo di quattro cubiti; tutti i teli saranno della stessa misura. Cinque teli saranno uniti insieme e gli altri cinque teli saranno pure uniti insieme. Farai dei lacci di color violaceo all’orlo del telo che è all’estremità della prima serie; e lo stesso farai all’orlo del telo che è all’estremità della seconda serie. Metterai cinquanta lacci al primo telo, e metterai cinquanta lacci all’orlo del telo che è all’estremità della seconda serie di teli: i lacci si corrisponderanno l’uno all’altro. Farai cinquanta fermagli d’oro, e unirai i teli l’uno all’altro mediante i fermagli, perché il tabernacolo formi un tutto unico. Farai pure dei teli di pelo di capra che serviranno da tenda per coprire il tabernacolo: di questi teli ne farai undici. La lunghezza di ogni telo sarà di trenta cubiti e la larghezza di ogni telo di quattro cubiti; gli undici teli avranno la stessa misura. Unirai insieme cinque di questi teli da una parte e sei teli dall’altra. Ripiegherai il sesto sulla parte anteriore della tenda. Metterai cinquanta lacci all’orlo del telo che è all’estremità della prima serie, e cinquanta lacci all’orlo del telo che è all’estremità della seconda serie di teli. Farai cinquanta fermagli di rame e farai entrare i fermagli nei lacci e unirai così la tenda, in modo che formi un tutto unico. Quanto alla parte che avanza dei teli della tenda, la metà del telo di avanzo ricadrà sulla parte posteriore del tabernacolo. Il cubito che avanza da una parte, come il cubito che avanza dall’altra parte nella lunghezza dei teli della tenda, ricadranno sui due lati del tabernacolo, di qua e di là, per coprirlo. Farai pure per la tenda una coperta di pelli di montone tinte di rosso e sopra questa un’altra coperta di pelli di delfino.

Le assi e le loro basi

(Esodo 36:20-34)
«Farai per il tabernacolo delle assi di legno d’acacia, messe per diritto. La lunghezza di un’asse sarà di dieci cubiti e la larghezza di un’asse di un cubito e mezzo. Ogni asse avrà due incastri paralleli; farai così per tutte le assi del tabernacolo. Farai dunque le assi per il tabernacolo: venti assi dal lato meridionale, verso il sud. Metterai quaranta basi d’argento sotto le venti assi: due basi sotto ogni asse per i suoi due incastri. Farai venti assi per il secondo lato del tabernacolo, dal lato nord, e le loro quaranta basi d’argento: due basi sotto ogni asse. Per la parte posteriore del tabernacolo, verso occidente, farai sei assi. Farai pure due assi per gli angoli del tabernacolo, dalla parte posteriore. Queste saranno doppie dal basso in su e al tempo stesso formeranno un tutto unico fino in cima, fino al primo anello. Così sarà per ambedue le assi che saranno ai due angoli. Vi saranno dunque otto assi, con le loro basi d’argento: sedici basi: due basi sotto ogni asse. Farai anche delle traverse di legno d’acacia: cinque per le assi di un lato del tabernacolo; cinque traverse per le assi dell’altro lato del tabernacolo e cinque traverse per le assi della parte posteriore del tabernacolo, a occidente. La traversa di mezzo, in mezzo alle assi, passerà da una parte all’altra. Rivestirai d’oro le assi, farai d’oro i loro anelli per i quali passeranno le traverse e rivestirai d’oro le traverse. Erigerai il tabernacolo secondo la forma esatta che ti è stata mostrata sul monte.

I due veli

(Esodo 36:35-38; Ebrei 9:1-12 (Ebrei 6:19-20; Ebrei 10:19-22)
«Farai un velo di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto con dei cherubini artisticamente lavorati e lo sospenderai a quattro colonne d’acacia, rivestite d’oro, che avranno i chiodi d’oro e poseranno su basi d’argento. Metterai il velo sotto i fermagli; e lì, di là dal velo, introdurrai l’arca della testimonianza; quel velo sarà per voi la separazione del luogo santo dal santissimo. Metterai il propiziatorio sull’arca della testimonianza nel luogo santissimo. Metterai la tavola fuori del velo e il candelabro di fronte alla tavola dal lato meridionale del tabernacolo; metterai la tavola dal lato di settentrione. Farai pure per l’ingresso della tenda una portiera ricamata di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto. Farai cinque colonne d’acacia per sospendervi la portiera; le rivestirai d’oro, avranno i chiodi d’oro e fonderai per esse cinque basi di rame.

(Buon Ascolto. (Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

L’altare di rame Esodo Capitolo 27.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

L’altare di rame Esodo Capitolo 27
(Esodo 38:1-8; Ezechiele 43:13-17)
«Farai anche un altare di legno d’acacia, lungo cinque cubiti e largo cinque cubiti. L’altare sarà quadrato, e avrà tre cubiti di altezza. Ai quattro angoli farai dei corni che spuntino dall’altare, e lo rivestirai di rame. Farai pure i suoi vasi per raccogliere le ceneri, le sue palette, i suoi catini, i suoi forchettoni e i suoi bracieri; tutti i suoi utensili li farai di rame. E gli farai una graticola di rame a forma di rete; sopra la rete, ai suoi quattro angoli, farai quattro anelli di rame. Porrai la rete sotto la cornice dell’altare, nella parte inferiore, in modo che la rete raggiunga la metà dell’altezza dell’altare. Farai anche delle stanghe per l’altare: delle stanghe di legno d’acacia, e le rivestirai di rame. Si faranno passare le stanghe negli anelli; le stanghe saranno ai due lati dell’altare, quando lo si dovrà portare. Lo farai di tavole, vuoto; dovrà essere fatto come ti è stato mostrato sul monte.

Il cortile; la porta del cortile

(Esodo 38:9-20; Ezechiele 40:17-47)
«Farai anche il cortile del tabernacolo; dal lato meridionale, per formare il cortile, ci saranno delle cortine di lino fino ritorto, per una lunghezza di cento cubiti, per un lato. Questo lato avrà venti colonne con le loro venti basi di rame; i ganci e le aste delle colonne saranno d’argento. Così pure per il lato di settentrione, per lungo, ci saranno delle cortine lunghe cento cubiti, con venti colonne e le loro venti basi di rame; i ganci e le aste delle colonne saranno d’argento. E per largo, dal lato occidentale, il cortile avrà cinquanta cubiti di cortine, con dieci colonne e le loro dieci basi. E per largo, sul davanti, dal lato orientale, il cortile avrà cinquanta cubiti. Da uno dei lati dell’ingresso ci saranno quindici cubiti di cortine, con tre colonne e le loro tre basi. Anche dall’altro lato ci saranno quindici cubiti di cortine, con tre colonne e le loro tre basi. Per l’ingresso del cortile ci sarà una portiera, una cortina ricamata di venti cubiti, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, con quattro colonne e le loro quattro basi. Tutte le colonne attorno al cortile saranno congiunte con delle aste d’argento; i loro ganci saranno d’argento e le loro basi di rame. La lunghezza del cortile sarà di cento cubiti; la larghezza, di cinquanta da ciascun lato; e l’altezza, di cinque cubiti; le cortine saranno di lino fino ritorto, e le basi delle colonne, di rame. Tutti gli utensili destinati al servizio del tabernacolo, tutti i suoi picchetti e tutti i picchetti del cortile saranno di rame.

L’olio per il candelabro

(Levitico 24:2-4)
«Ordinerai ai figli d’Israele che ti portino dell’olio puro, di olive schiacciate, per il candelabro, per tenere le lampade sempre accese. Nella tenda di convegno, fuori del velo che sta davanti alla testimonianza, Aaronne e i suoi figli lo prepareranno perché le lampade ardano dalla sera al mattino davanti al SIGNORE. Questa sarà una regola perenne per i loro discendenti, da essere osservata dai figli d’Israele.

(Buon Ascolto. (Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Presentazione del Nuovo Testamento.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Presentazione del Nuovo Testamento

Sotto il titolo di ciascun libro è riportato l’argomento o il pensiero dominante
(Matteo Marco Luca Giovanni Atti Romani I° Corinzi II° Corinzi Galati Efesini Filippesi Colossesi I° Tessalonicesi II° Tessalonicesi I° Timoteo II° Timoteo Tito Filemone Ebrei Giacomo I° Pietro II° Pietro I° Giovanni II° Giovanni III° Giovanni Giuda Apocalisse
Evangelo di Matteo
GESU’ IL MESSIA

Autore:
Matteo (chiamato anche Levi d’Alfeo) Apostolo del Signore; di professione: esattore delle tasse, Giudeo.
Luogo e Data di composizione:
Fu probabilmente scritto in Palestina; la data o meglio le date più antiche attribuite al Vangelo di Matteo sono il 45 d.c. per l’originale in Aramaico, e il 60 d.c. per la versione Greca.
Scopo dell’Evangelo di Matteo:
L’Evangelo di Matteo è dedicato ai lettori Giudei. Rappresenta Cristo come l’ultimo ed il più grande legislatore e profeta, come l’adempitore dell’Antico Testamento, come il Messia e Re del vero popolo di Israele. Esso presenta una dimostrazione storica che Gesù di Nazareth è il Messia atteso dagli Ebrei, come lo si deduce chiaramente dalle frequenti allusioni all’adempimento delle profezie. Matteo con il suo Evangelo vuole confermare nella fede gli Israeliti già convertiti al Cristianesimo, e convincere alla fede, quelli che non credono ancora, facendo loro capire quale errore commettano quando respingendo Gesù, respingono il vero Messia.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

 

Evangelo di Marco GESU’ IL MERAVIGLIOSO.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Evangelo di Marco GESU’ IL MERAVIGLIOSO
Autore:
Marco (chiamato anche Giovanni) l’evangelista al quale la tradizione assegna il secondo evangelo, nato a Gerusalemme. Marco era chiamato l’interprete di Paolo.
Luogo e Data di composizione:
L’evangelo di Marco si colloca fra il 65 ed il 68 d.c. Scopo dell’Evangelo di Marco:
Marco ha scritto manifestamente per i Pagani. Al contrario di Matteo, Marco non dice nulla sui rapporti di Cristo con la legge mosaica; non fa che rare allusioni all’adempimento delle profezie e non cita quasi mai l’antico testamento.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Evangelo di Luca GESU’ IL FIGLIO D’UOMO.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Evangelo di Luca GESU’ IL FIGLIO D’UOMO
Autore:
Luca, di professione: medico; nato probabilmente ad Antiochia di Siria; autore oltre che dell’Evangelo di Luca anche del libro degli Atti degli Apostoli.
Luogo e Data di composizione:
La data non si è ancora precisata. Si ritiene generalmente che fu scritto dopo il Vangelo di Marco e prima degli Atti per i quali forma una vera introduzione. La data più probabile è quella del 63 d.c. nella città di Cesarea di Palestina.
Scopo dell’Evangelo di Luca:
Lo scopo dell’Evangelo di Luca fu quello di raggiungere specialmente i pagani, e convincere mediante la sua narrazione, che è la più completa, sia pagani che Giudei, che Cristo è il Salvatore del mondo intero, il Salvatore di tutti gli uomini. Ed è in questo che si riscontra l’universalità del cristianesimo.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Evangelo di Giovanni GESU’ IL FIGLIO DI DIO.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Evangelo di Giovanni GESU’ IL FIGLIO DI DIO
Autore:
Giovanni, di professione: pescatore; discepolo di Giovanni Battista. Scrittore di cinque libri del nuovo testamento: il Vangelo di Giovanni, prima, seconda e terza epistola di Giovanni, e l’Apocalisse.
Luogo e Data di composizione:
L’ Evangelo di Giovanni è stato scritto probabilmente tra il 90 e il 96 d.c. dopo la distruzione di Gerusalemme, avvenuta nel 70 d.c., e prima che Giovanni venisse esiliato nell’isola di Patmo.
Scopo dell’Evangelo di Giovanni:
L’evangelo di Giovanni è dedicato ai nuovi credenti e i non credenti alla ricerca della verità. Il suo scopo è dimostrare in modo definitivo che Gesù è il figlio di Dio e che tutti coloro che credono in lui riceveranno la vita eterna. Degli otto miracoli documentati in questo Vangelo, sei non sono riportati negli altri. Giovanni non riporta una genealogia né alcuna descrizione della nascita di Gesù; non parla neanche della sua fanciullezza, della tentazione, della trasfigurazione, della scelta dei discepoli, né tanto meno presenta delle parabole o accenna all’ascensione.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Atti degli apostoli FORMAZIONE DELLA CHIESA.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Atti degli apostoli FORMAZIONE DELLA CHIESA
Autore:
Luca, di professione:Medico. Autore oltre che degli Atti degli apostoli anche del Vangelo di Luca.
Luogo e Data di composizione:
Si ritiene che il libro degli Atti sia stato scritto tra il 63 e il 70 d.c. Il libro degli Atti è l’anello di congiunzione tra la vita di Cristo e quella della chiesa, cioè tra i vangeli e le epistole.
Scopo del libro degli Atti degli apostoli:
Il libro degli Atti è dedicato a Teofilo. Presenta un accurato resoconto della nascita e della crescita della Chiesa cristiana. Esso è la prosecuzione del Vangelo di Luca. Poiché il libro termina bruscamente, si è ipotizzato che Luca avesse programmato di scrivere un terzo libro per continuare la narrazione delle origini della chiesa.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

 

Lettera ai Romani NATURA DELL’OPERA DI CRISTO.


 

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

 

Lettera ai Romani NATURA DELL’OPERA DI CRISTO
Autore:
Paolo (detto anche Saulo), il principale apostolo dei Pagani.
Luogo e Data di composizione:
Si ritiene che la lettera di Paolo ai Romani sia stata scritta nel 58-59 d.c. circa, da Corinto, mentre Paolo si stava preparando per visitare Gerusalemme. Dopo aver predicato in Turchia e in Grecia, Paolo aveva progettato di visitare Roma durante il viaggio che intendeva intraprendere per la Spagna, e che si sarebbe svolto subito dopo aver consegnato un’offerta ai cristiani poveri di Gerusalemme. A Gerusalemme, invece, fu arrestato e in seguito condotto a Roma come prigioniero. I membri della chiesa romana erano in prevalenza di origine ebraica , ma vi erano anche molti di origine Pagana.
Scopo della lettera ai Romani:
La lettera ai Romani è la più sistematica e la più importante delle epistole apostoliche. E’ l’esposizione più completa della grande verità dell’Evangelo, e cioè, che esso è LA POTENZA DI DIO PER LA SALVEZZA DEL CREDENTE.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

 

Gesù Cristo ci benedica.

 

I paramenti del sommo sacerdote Capitolo 28.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

I paramenti del sommo sacerdote Capitolo 28
(Levitico 8:1-13; Salmo 132:9, 16)
«Tu farai accostare a te, tra i figli d’Israele, tuo fratello Aaronne e i suoi figli con lui perché siano sacerdoti: Aaronne, Nadab, Abiu, Eleazar e Itamar, figli di Aaronne. A tuo fratello Aaronne farai dei paramenti sacri, in segno di dignità e di gloria. Parlerai a tutti gli uomini sapienti, che io ho riempito di spirito di sapienza, ed essi faranno i paramenti di Aaronne perché sia consacrato e mi serva come sacerdote. Questi sono i paramenti che faranno: un pettorale, un efod, un manto, una tunica lavorata a maglia, un turbante e una cintura. Faranno dunque dei paramenti sacri per Aaronne tuo fratello e per i suoi figli perché mi servano come sacerdoti. Si serviranno d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino.

L’efod

(Esodo 39:2-7)
«Faranno l’efod d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, lavorato artisticamente. Esso avrà alle due estremità due spalline, che si uniranno per fissarlo. La cintura che è sull’efod e lo avvolge sarà del medesimo lavoro dell’efod, tutto d’un pezzo con esso; sarà d’oro, di filo color violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto. Prenderai due pietre d’ònice e vi inciderai sopra i nomi dei figli d’Israele: sei nomi sopra una pietra, gli altri sei nomi sopra la seconda pietra, in ordine di nascita. Inciderai su queste due pietre i nomi dei figli d’Israele come fa un incisore quando incide un sigillo; le farai incastonare in montature d’oro. Metterai le due pietre sulle spalline dell’efod. Quelle pietre saranno un memoriale per i figli d’Israele; e Aaronne porterà i loro nomi davanti al SIGNORE sulle sue due spalle, come memoriale. E farai delle montature d’oro e due catenelle d’oro puro che intreccerai come un cordone, e metterai nelle montature le catenelle così intrecciate.

Il pettorale

(Esodo 39:8-1; Numeri 27:21)
«Farai pure il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato; lo farai come il lavoro dell’efod: d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto. Sarà quadrato e doppio; avrà una spanna di lunghezza e una spanna di larghezza. V’incastonerai una serie di pietre: quattro file di pietre; nella prima fila ci sarà un sardonio, un topazio e uno smeraldo; nella seconda fila, un rubino, uno zaffiro, un calcedonio; nella terza fila, un’opale, un’agata, un’ametista; nella quarta fila, un crisolito, un ònice e un diaspro. Queste pietre saranno incastonate nelle loro montature d’oro. Le pietre corrisponderanno ai nomi dei figli d’Israele, saranno dodici, secondo i loro nomi; saranno incise come dei sigilli, ciascuna con il nome di una delle tribù d’Israele. Sul pettorale farai anche delle catenelle d’oro puro, intrecciate come cordoni. Poi farai due anelli d’oro e li metterai alle due estremità del pettorale. Fisserai i due cordoni d’oro ai due anelli alle estremità del pettorale, attaccherai gli altri due capi dei cordoni alle due montature e li metterai sulle spalline dell’efod, sul davanti. Farai due anelli d’oro e li metterai alle altre due estremità del pettorale, sull’orlo interiore volto verso l’efod. Farai due altri anelli d’oro e li metterai alle due spalline dell’efod, in basso, sul davanti, vicino al punto dove avviene la giuntura, al di sopra della cintura artistica dell’efod. Si fisserà il pettorale mediante i suoi anelli agli anelli dell’efod con un cordone violaceo, affinché il pettorale sia al di sopra della cintura artistica dell’efod, e non si possa staccare dall’efod. Così Aaronne, quando entrerà nel santuario, porterà i nomi dei figli d’Israele nel pettorale del giudizio, sul suo cuore, per conservarne sempre il ricordo davanti al SIGNORE. Metterai sul pettorale del giudizio l’urim e il tummim; essi staranno sul cuore d’Aaronne quando egli si presenterà davanti al SIGNORE. Così Aaronne porterà sempre il giudizio dei figli d’Israele sul suo cuore, davanti al SIGNORE.

Il manto dell’efod

Esodo 39:22-26 (Ebrei 13:15-16)
«Farai anche il manto dell’efod, tutto di color violaceo. Esso avrà, in mezzo, un’apertura per passarvi il capo; l’apertura avrà intorno un orlo tessuto, come l’apertura d’una corazza, perché non si strappi. All’orlo inferiore del manto, tutto intorno, farai delle melagrane di colore violaceo, porporino e scarlatto; in mezzo a esse, tutt’intorno, porrai dei sonagli d’oro: un sonaglio d’oro e una melagrana, un sonaglio d’oro e una melagrana, sull’orlo del manto, tutto intorno. Aaronne se lo metterà per fare il servizio; quando egli entrerà nel luogo santo davanti al SIGNORE e quando ne uscirà, si udrà il suono, ed egli non morirà.

Il diadema di santità

(Esodo 39:27-31; Ebrei 7:26-28)
«Farai anche una piastra d’oro puro, e su essa inciderai, come s’incide sopra un sigillo: Santo al SIGNORE. La fisserai con un nastro violaceo sul turbante e starà sulla sua parte anteriore. Starà sulla fronte di Aaronne, e Aaronne porterà le colpe commesse dai figli d’Israele nelle cose sante che consacreranno, in ogni genere di sante offerte; essa starà sempre sulla sua fronte, per renderli graditi alla presenza del SIGNORE.

I paramenti dei sacerdoti

«Farai pure la tunica di lino fino, lavorata a maglia; farai un turbante di lino fino e una cintura ricamata. Per i figli di Aaronne farai delle tuniche, farai delle cinture, farai delle mitre in segno di dignità e come ornamento. Ne vestirai tuo fratello Aaronne, i suoi figli con lui; li ungerai, li consacrerai e li santificherai perché mi servano come sacerdoti. Farai loro anche delle mutande di lino per coprire la loro nudità; esse andranno dai fianchi alle cosce. Aaronne e i suoi figli le porteranno quando entreranno nella tenda di convegno, o quando si avvicineranno all’altare per fare il servizio nel luogo santo, perché non si rendano colpevoli e non muoiano. Questa è una regola perenne per lui e per la sua discendenza dopo di lui.

(Buon Ascolto. (Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Consacrazione dei sacerdoti Capitolo 29.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Consacrazione dei sacerdoti Capitolo 29
(Levitico 8; Ebrei 5:1-10; Ebrei 7:26-28)
«Questo è quello che farai per consacrarli a me come sacerdoti. Prendi un toro e due montoni senza difetto, dei pani azzimi, delle focacce senza lievito impastate con olio e delle gallette senza lievito unte d’olio; farai tutte queste cose di fior di farina di grano. Le metterai in un paniere e le offrirai nel paniere insieme al toro e ai due montoni. Farai avvicinare Aaronne e i suoi figli all’ingresso della tenda di convegno e li laverai con acqua. Poi prenderai i paramenti e vestirai Aaronne della tunica, del manto dell’efod, dell’efod e del pettorale e lo cingerai della cintura artistica dell’efod. Gli porrai in capo il turbante e metterai sul turbante il santo diadema. Poi prenderai l’olio dell’unzione, glielo spanderai sul capo e l’ungerai. Farai quindi avvicinare i suoi figli e li vestirai delle tuniche. Cingerai Aaronne e i suoi figli con delle cinture e assicurerai sul loro capo delle mitre, e il sacerdozio apparterrà loro per legge perenne. Così consacrerai Aaronne e i suoi figli. Poi farai avvicinare il toro davanti alla tenda di convegno; Aaronne e i suoi figli poseranno le mani sul capo del toro. Sgozzerai il toro davanti al SIGNORE, all’ingresso della tenda di convegno. Prenderai del sangue del toro e ne metterai col dito sui corni dell’altare e spargerai tutto il sangue ai piedi dell’altare. Prenderai pure tutto il grasso che copre le interiora, la rete che è sopra il fegato, i due rognoni e il grasso che c’è sopra, e farai fumare tutto sull’altare. Ma la carne del toro, la sua pelle e i suoi escrementi li brucerai con il fuoco fuori dell’accampamento: è un sacrificio di espiazione. Poi prenderai uno dei montoni; Aaronne e i suoi figli poseranno le mani sul capo del montone. Sgozzerai il montone, ne prenderai il sangue e lo spargerai sull’altare, tutto intorno. Poi farai a pezzi il montone, laverai le sue interiora e le sue zampe e le metterai sui pezzi e sulla sua testa. Farai fumare tutto il montone sull’altare: è un olocausto al SIGNORE; è un sacrificio di odore soave fatto mediante il fuoco al SIGNORE. Poi prenderai l’altro montone, e Aaronne e i suoi figli poseranno le mani sul capo del montone. Sgozzerai il montone, prenderai del suo sangue e lo metterai sull’estremità dell’orecchio destro d’Aaronne e sull’estremità dell’orecchio destro dei suoi figli, sul pollice della loro mano destra e sull’alluce del loro piede destro, e spargerai il sangue sull’altare, tutto intorno. Prenderai del sangue che è sull’altare, dell’olio dell’unzione e ne spruzzerai su Aaronne e sui suoi paramenti, sui suoi figli e sui paramenti dei suoi figli con lui. Così saranno consacrati lui, i suoi paramenti e insieme a lui i suoi figli e i loro paramenti. Prenderai pure il grasso del montone, la coda, il grasso che copre le interiora, la rete del fegato, i due rognoni, il grasso che vi è sopra e la coscia destra, perché è un montone di consacrazione; prenderai anche un pane, una focaccia all’olio e una galletta dal paniere degli azzimi che è davanti al SIGNORE; porrai tutte queste cose sulle palme delle mani di Aaronne e sulle palme delle mani dei suoi figli e le agiterai come offerta agitata davanti al SIGNORE. Poi le prenderai dalle loro mani e le brucerai sull’altare sopra l’olocausto, come un profumo soave davanti al SIGNORE; è un sacrificio fatto, mediante il fuoco, al SIGNORE. Prenderai il petto del montone che sarà servito alla consacrazione di Aaronne e lo agiterai come offerta agitata davanti al SIGNORE; questa sarà la tua parte. Consacrerai, di ciò che spetta ad Aaronne e ai suoi figli, il petto dell’offerta agitata e la coscia dell’offerta elevata: vale a dire, ciò che del montone della consacrazione sarà stato agitato ed elevato; esso apparterrà ad Aaronne e ai suoi figli, come legge perenne, per i figli d’Israele; poiché è un’offerta fatta per elevazione. Sarà un’offerta fatta per elevazione dai figli d’Israele nei loro sacrifici di riconoscenza: la loro offerta per elevazione sarà per il SIGNORE. I paramenti sacri di Aaronne saranno, dopo di lui, per i suoi figli, che li indosseranno all’atto della loro unzione e della loro consacrazione. Quello dei suoi figli che gli succederà nel sacerdozio li indosserà per sette giorni quando entrerà nella tenda di convegno per fare il servizio nel luogo santo. Poi prenderai il montone della consacrazione e ne farai cuocere la carne in un luogo santo; Aaronne e i suoi figli mangeranno, all’ingresso della tenda di convegno, la carne del montone e il pane che sarà nel paniere. Mangeranno queste cose con cui è stata fatta l’espiazione per consacrarli e santificarli; ma nessun estraneo ne mangerà, perché sono cose sante. E se avanzerà carne della consacrazione o pane fino alla mattina dopo, brucerai quel resto con il fuoco; non lo si mangerà, perché è cosa santa. Eseguirai dunque, riguardo ad Aaronne e ai suoi figli, tutto quello che ti ho ordinato: li consacrerai in sette giorni. Ogni giorno offrirai un toro come sacrificio di espiazione, per fare l’espiazione; purificherai l’altare mediante questa tua espiazione, e lo ungerai per consacrarlo. Per sette giorni farai l’espiazione dell’altare, lo santificherai e l’altare sarà santissimo: tutto ciò che toccherà l’altare sarà santo.

L’offerta quotidiana

Numeri 28:3-8; Ezechiele 46:13-15 (Romani 12:1)
«Or questo è ciò che offrirai sull’altare: due agnelli di un anno, ogni giorno, sempre. Uno degli agnelli lo offrirai la mattina e l’altro lo offrirai sull’imbrunire. Con il primo agnello offrirai la decima parte di un efa di fior di farina impastata con la quarta parte di un hin di olio vergine e una libazione di un quarto di hin di vino. Il secondo agnello lo offrirai sull’imbrunire; lo accompagnerai con la stessa oblazione e con la stessa libazione della mattina; è un sacrificio di profumo soave offerto mediante il fuoco al SIGNORE. Sarà l’olocausto quotidiano offerto dai vostri discendenti, all’ingresso della tenda di convegno, davanti al SIGNORE, dove io vi incontrerò per parlare con te. Lì mi troverò con i figli d’Israele e la tenda sarà santificata dalla mia gloria. Santificherò la tenda di convegno e l’altare; anche Aaronne e i suoi figli santificherò, perché mi servano come sacerdoti. Abiterò in mezzo ai figli d’Israele e sarò il loro Dio. Essi conosceranno che io sono il SIGNORE, il loro Dio; li ho fatti uscire dal paese d’Egitto per abitare in mezzo a loro. Io sono il SIGNORE, il loro Dio.

(Buon Ascolto. (Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Prima lettera di Paolo ai Corinzi UNA CHIESA IN DISORDINE
Autore:
Paolo
Luogo e data di composizione:
Si ritiene che la lettera di Paolo ai Corinzi sia stata scritta nel 55 d.c. circa, verso la fine dei tre anni di ministero di Paolo ad Efeso durante il suo terzo viaggio missionario. Corinto era un importante centro commerciale e portuale, una grande città cosmopolita piena di idolatra ed immoralità,era la città più importante della Grecia meridionale. La chiesa era composta soprattutto da Pagani. Paolo aveva fondato questa chiesa durante il suo secondo viaggio missionario.
Scopo della lettera ai Corinzi:
Paolo dedica questa lettera alla chiesa di Corinto. E’ una lettera forte e chiara. Il suo scopo e di affrontare i problemi della chiesa di Corinto, offrire delle soluzioni ed insegnare ai credenti come vivere per Cristo in una società corrotta.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Seconda Lettera di Paolo ai Corinzi PAOLO DIFENDE LA PROPRIA VOCAZIONE.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Seconda Lettera di Paolo ai Corinzi PAOLO DIFENDE LA PROPRIA VOCAZIONE
Autore:
Paolo
Luogo e Data di composizione:
Si ritiene che la seconda lettera di Paolo ai Corinzi sia stata scritta nel 55-56 d.c. circa. Paolo aveva già scritto tre lettere ai Corinzi (due sono andate perdute). In I° Corinzi (la seconda di queste lettere), egli aveva usato parole severe per correggere ed insegnare. La maggior parte della chiesa reagì con lo spirito giusto; c’erano, però, coloro che non riconoscevano l’autorità di Paolo e mettevano in dubbio le sue reali motivazioni.
Scopo della seconda lettera ai Corinzi:
Paolo dedica questa seconda Lettera alla chiesa di Corinto. Il suo scopo e di delineare i caratteri della propria missione,difendere la propria autorità di apostolo e confutare i falsi maestri di Corinto. Questa lettera è profondamente personale ed autobiografica.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Lettera di Paolo ai Galati SALVEZZA PER GRAZIA E NON PER OPERE.


La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Lettera di Paolo ai Galati SALVEZZA PER GRAZIA E NON PER OPERE
Autore:
Paolo
Luogo e data di composizione:
La lettera dei Galati è stata scritta nel 49 d.c. circa,da Antiochia, prima del concilio di Gerusalemme (nel 50 d.c.).
Scopo della lettera ai Galati:
Al tempo della chiesa primitiva, sorse un acceso dibattito circa il rapporto fra i nuovi credenti Pagani e le leggi ebraiche. Ciò costituì un problema per le giovani chiese fondate da Paolo durante il suo primo viaggio missionario, per cui egli scrisse questa lettera con l’intento di correggere tale problema. Più tardi, al concilio di Gerusalemme , il conflitto fu ufficialmente risolto da coloro che erano alla guida della chiesa. Paolo dedica questa lettera alle chiese della Galazia meridionale (l’attuale Turchia), fondate da Paolo durante il suo primo viaggio missionario. Il suo scopo è di combattere i giudaizzanti i quali sostenevano che i credenti Pagani dovessero ubbidire alla legge ebraica per essere salvati e per richiamare i cristiani alla fede e alla libertà in Cristo. Questa lettera non è indirizzata ad alcuna assemblea in particolare e probabilmente fu fatta circolare tra le varie chiese.
(Buon Ascolto. Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.