La
pace di Gesù Cristo sia con tutti voi.
Lista
di demoni
Lucifero
(Apocalisse 12:9). Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato
diavolo e satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato
sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli. (2° Pietro 2:4).
Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano
peccato, ma li inabissò. E’ chiaro che Lucifero, fu sprofondato nella voragine
della terra, e con lui, Dio inabissò anche i suoi angeli. Perché Dio, dopo che
ha punito Lucifero, non lo ha distrutto con tutti i suoi angeli? Se, Dio lo avesse sterminato, si sarebbe
dimostrato che Dio non è perfetto, e che in fondo vi è stato un errore che ha
mandato in fallimento il suo progetto, e siccome Dio è “perfettissimo”, non
volle distruggerlo, ma sanare la sua opera, infatti, Dio permetterà ancora che
satana ed i suoi angeli usciranno dalla terra con il compito di sedurre l’uomo.
(Giobbe 1:6).
Un giorno i figli di Dio vennero a presentarsi
davanti al SIGNORE, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro. Dopo questa
parentesi, torniamo al verso (Genesi 1:3). Dio disse: «Sia luce!» E luce
fu. La prima cosa che decide di fare, Dio, è quella di sostituire, la luce di
Lucifero che illuminava la terra, ma adesso i progetti cambiano, questa luce
non deve più illuminare gli angeli, ma deve illuminare la materia (la nuova
generazione dell’anima vivente) che Dio si appresterà a creare sulla terra.
Dio, dopo avere controllato ogni punto della terra e considerato tutte le possibilità
del soggiorno della nuova creatura, incomincia a creare la luce, e se prima era
tutto in funzione degli angeli, ora Egli usa la materia, almeno questa, non lo
tradirà; ma vedremo che anche questa, sotto l’influsso di satana, scricchiola
(ne parlerò in seguito). Dio, come creò la luce? Ricordiamo che nel Regno di
Dio, non vi sono astri, che illuminano qualcosa, ma che Dio stesso è Luce che
illumina il tutto. (Apocalisse 22:5). Non
ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli. La
fonte inimmaginabile, piccola o grande, ma che ha la potenza infinita, di
illuminare tutto il suo Regno ed anche tutto ciò che non conosciamo, è Dio
stesso. Egli è anche sorgente dell’unica luce esistente, ed essa risiede in
Lui. Da questo è facile immaginare con quale facilità Dio ha creato la luce (Genesi
1:4). Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle
tenebre. Qui, dobbiamo intendere che
siamo nella prima fase della creazione; e’ chiaro che Dio separò la luce dalle
tenebre, come dire la terra dal mare, ma su questo evento non abbiamo nessuna
evidenza, che si possa evincere guardando l’universo, eppure la luce c’è. E’ da
immaginare, quindi, che l’universo sia stato diviso in una parte non
specificata di tenebre ed in un’altra non specificata di luce, e che la linea
di demarcazione possa essere anche visibile, ma non dalla terra. Se l’universo,
dove noi siamo, è buio, certamente stiamo nella parte ove sono le tenebre, come
sarebbe d’altronde da immaginarlo, dato che nella terra vi è stata una
battaglia. Allora, l’estesa della luce, dove si troverebbe? Si trova, certamente, nella posizione
dominante sulle tenebre, e quindi, io suppongo che la luce avvolge il nostro
universo come l’atmosfera avvolge la terra, ed essendo i corpi celesti sferici,
sferico è anche l’universo. Dio, separò
le tenebre, e le racchiuse nella parte interna della luce, come parte
sottomessa, e la luce, contiene e controlla le tenebre, come l’atmosfera,
appunto, fa con la terra. In teoria,
secondo la mia ipotesi, non biblica, una navicella oltrepassando l’universo a
noi conosciuto, dovrebbe trovare l’universo di luce, a forma di corona
circolare; ma quello non è ancora il Regno di Dio, oltre questa corona
circolare dovrebbe esserci il Regno di Dio.
Allora entriamo nell’ordine delle parole riferite da San. Paolo dalla
sua testimonianza. (2° Corinzi 12:2). Conosco
un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu con il corpo non so, se fu
senza il corpo non so, Dio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo. Quindi i
cieli sarebbero: l’universo che vediamo, quello di luce che avvolge il primo, e
poi quello di Dio. In tutto, il numero dei cieli sono tre. Questi sono i cieli
che attraversò l’Apostolo Paolo “col corpo o senza corpo, non si sa”.
Lucifero
Un nome di Satana, di significato ‘astro mattutino’, cioè
Venere (che in latino è proprio Lucifero) (Isaia 14:12). Lucifero significa letteralmente "Portatore di luce", in quanto
tale denominazione deriva dall’equivalente latino lucifer, composto di lux (luce) e ferre
(portare), sul modello del corrispondente greco phosphoros (phos=luce, pherein=portare), e
in ambito sia pagano che astrologico esso indica la cosiddetta stella
del mattino, cioè il pianeta Venere che,
mostrandosi al crepuscolo, è anche
identificato con questo nome. In specie nella corrispondenza
tra divinità greche e romane il pianeta Venere era impersonificato
nella figura mitologica del dio greco Phosphoros e del dio latino Lucifer. Nella tradizione popolare con questo termine
generalmente s’intende un ipotetitico essere incorporeo e luminoso di natura
eminentemente maligna e come tale potenzialmente pericolosissimo.
Secondo i principali filoni teologici del giudaismo e del cristianesimo questa entità sarebbe perfettamente
assimilabile alla figura di Satana, sebbene altri
studiosi contestino vivacemente siffatta identificazione.
Lucifero nella teologia
cristiana
Lucifero (in ebraico הילל o helel, in greco φωσφόρος, in latino lucifer)
è il nome classicamente assegnato a Satana dalla tradizione giudaico-cristiana in forza
dell’interpretazione prima rabbinica e poi patristica di
un passo di Isaia. Più precisamente, Lucifero è considerato
essere il nome di Satana prima della sua precipitazione dal Cielo da parte di Dio,
e dunque la sua connotazione angelica.
Lucifero e
Satana
Nella Vulgata, cioè la versione latina della Bibbia,
il termine lucifer è utilizzato tre volte: due volte nel Vecchio Testamento
e una volta nel Nuovo Testamento
esso è inserito da Pietro come
termine allegorico e morale, mentre nell’Antico Testamento è appunto il profeta Isaia ad
applicare tale nome al re di Babilonia, la
cui caduta è oggetto dell’ironia del profeta. I Padri della Chiesa
tennero dunque conto del frequente accostamento sia nell’Antico che nel Nuovo
Testamento di Babilonia al regno del peccato, dell’idolatria e della perdizione,
nonché dei quattro sensi delle Scritture, e da ciò posero l’identità fra il
Lucifero di Isaia e il Satana di Giobbe e dei Vangeli. In effetti rileggendo il passo del profeta
se ne può ricavare un’impressione non solo politica ma anche squisitamente
teologica: «Negli inferi è precipitato il tuo fasto, la musica delle tue
arpe; sotto di te c’è uno strato di marciume, tua coltre sono i vermi. Come mai
sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato messo a
terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di
Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più
remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò
uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle
profondità dell’abisso!» (Isaia 14,11-15). Vi
è inoltre un altro passo dell’Antico Testamento che viene tradizionalmente
fatto riferire a Lucifero in quanto altro nome di Satana, ovvero un’elegia nel
libro del profeta Ezechiele nella
quale Dio biasima la caduta del principe di Tiro dal suo originario stato di perfezione e di
santità. I riferimenti all’Angelo caduto sembrano in tale passo ancor più
espliciti che in Isaia, al punto che questo principe anonimo è chiamato
addirittura cherubino «Tu eri un modello di perfezione,
pieno di sapienza, perfetto in bellezza. Eri come un cherubino ad ali spiegate
a difesa; io ti posi sul monte santo di Dio, e camminavi in mezzo a pietre di
fuoco. Perfetto tu eri nella tua condotta, da quando sei stato creato, finché
fu trovata in te l’iniquità. Crescendo i tuoi commerci ti sei riempito di
violenza e di peccati; io ti ho scacciato dal monte di Dio e ti ho fatto
perire, cherubino protettore, in mezzo alle pietre di fuoco.» (Ezechiele 28,12.14-16). Dell’interpretazione patristica i principali fautori sono
San Girolamo, Tertulliano, Origene, nonché San Gregorio Magno, San Cipriano di Cartagine,
San Bernardo di Chiaravalle
e Sant’Agostino di Canterbury,
che concordano tutti -almeno per quanto riguarda le linee essenziali-
nell’affermare l’originario stato angelico di Satana e dei suoi demoni, la
caduta dal Cielo dovuta alla loro superbia e al loro desiderio di usurpare Dio
e infine la loro causalità efficiente nell’aver tentato l’uomo e nell’aver
dunque introdotto la morte e il male (metafisico, morale e fisico) nella
Creazione, che di per sè era perfetta. Tutto ciò troverebbe conferma dal passo
dell’Apocalisse ove si legge: «E ci fu una
battaglia nel Cielo: Michele e i
suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli
combatterono ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel Cielo. Il gran
dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di
tutto il mondo, fu gettato giù: fu gettato sulla terra, e con lui furono
gettati anche i suoi angeli.» (Apocalisse 12,7-9). Si
pensi inoltre alle parole di Cristo stesso, che implicitamente
riconosce l’identità dell’Angelo caduto come Satana quando afferma: « Io
vedevo Satana cadere dal Cielo come la folgore.» (Luca 10,18). Si
potrebbero moltiplicare i riferimenti evangelici o comunque scritturali in cui
Satana e il suo esercito vengono chiamati «angeli». Come culmine e compimento
della tradizione patristica, anche Tommaso d’Aquino accetta l’identificazione di
Lucifero con Satana e anzi dimostra che solo a partire da tale identificazione
si può mostrare la chiara origine del cosiddetto mysterium iniquitatis,
posto che per il Cristianesimo il nome Lucifero rimane solo indicazione di ciò
che il diavolo era in origine ma che ora non è più, dato che tale nome sarebbe
appunto stato cancellato dal Cielo e ora lo si dovrebbe chiamare solamente
Satana o più genericamente Nemico. Tra le fonti non cristiane, infine, è
la Jewish Encyclopedia
ad affermare che l’identità fra Sataniel (Satana) ed Helel
(Lucifero) risale già a un secolo prima dell’era cristiana, quando gli scritti ebraici quali il Secondo Libro di Enoch
e la Vita Adae et Evae interpretarono il passo di Isaia e quello di
Ezechiele nello stesso senso dei Padri della Chiesa, riferendolo cioè al
racconto della Caduta degli Angeli capeggiati dall’arcangelo Samhazai (o Samyaza, cioè "ladro
del Cielo"), che sarebbe appunto altro nome di Satana.
Note
Testualmente: «Abbiamo inoltre la nostra parola
profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada
splendente in un luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella
mattutina sorga nei vostri cuori.» (2: Pietro
1,19). Un
esempio per tutti è quello dato nel libro dell’Apocalisse: «e vidi una
donna seduta sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi e di
bestemmia, e che aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di
scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle. In mano aveva un calice
d’oro pieno di abominazioni e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla
fronte aveva scritto un mistero: BABILONIA LA GRANDE, LA MADRE DELLE PROSTITUTE
E DELLE ABOMINAZIONI DELLA TERRA. E vidi che quella donna era ubriaca del
sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù.» (Apocalisse 17,3-6). I
Cherubini sono per l’angelologia cristiana
un ordine di angeli tra i più alti nella gerarchia celeste di prossimità a Dio.
Da San Giuda viene un esplicito riferimento agli
angeli ribelli: «Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene
eterne, per il gran giorno del Giudizio, gli angeli che non conservarono la
loro dignità e abbandonarono la loro dimora.» (Giuda 1,6). San Paolo afferma d’esser accompagnato
obbligatoriamente da un angelo Satana « mi è stata messa una
spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non
insuperbisca.» (2° Corinzi
12,7)
Gesù
Cristo ci benedica.