Perché la decima non è per i credenti del Nuovo Testamento. Uno studio biblico della decima.

 La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Perché la decima non è per i credenti del Nuovo Testamento

Uno studio biblico della decima. Come termine odierno, dal punto di vista che io ho percepito negli ultimi 20 anni di vita cristiana. Secondo questo punto di vista la decima è dare il 10% del vostro salario (prima o dopo le tasse – diverse opinioni) alla chiesa a cui appartenete (la chiesa che probabilmente frequentate ogni domenica). Questo denaro è usato per sostenere le spese della chiesa (affitto, pagamenti, salario per il personale, missioni, ecc.). Per molte persone non decimare è considerato un peccato. Molte volte tu sentirai la gente predicare (Malachia 3:8-12) che dice: “Può un uomo frodare Dio? Eppure voi mi frodate e andate dicendo: «Come ti abbiamo frodato?». Nelle decime e nelle primizie. Siete già stati colpiti dalla maledizione e andate ancora frodandomi, voi, la nazione tutta! Portate le decime intere nel tesoro del tempio, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi pure alla prova in questo, – dice il Signore degli eserciti – se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi benedizioni sovrabbondanti. Terrò indietro gli insetti divoratori perché non vi distruggano i frutti della terra e la vite non sia sterile nel campo, dice il Signore degli eserciti. Felici vi diranno tutte le genti, perché sarete una terra di delizie, dice il Signore degli eserciti.” Molti usano questi versetti dicendo che se la gente non porta “le decime e le primizie” alla casa di Dio (in altre parole la chiesa che frequenti ogni Domenica) è un peccato e frena la gente dalle loro “benedizioni”. L’uso di questo il passaggio sopra citato, insieme ad altri passaggi del Vecchio Testamento, è stato utilizzato per sostenere l’applicazione della decima che era in vigore durante la legge Mosaica, ha causato dei grandi problemi perché la legge della decima era valida e fu scritta per il Vecchio Testamento. Il Vecchio Testamento è meraviglioso e fa’ parte delle Sante Scritture che Dio ha inspirato. Come Paolo dice (in Romani 15:3-4) “Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma come sta scritto: gli insulti di coloro che ti insultano sono caduti sopra di me. Ora, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza.”Tutto quello che è scritto nelle Scritture è stato scritto per la nostra istruzione. Possiamo imparare nel leggere Deuteronomio. Possiamo imparare nel leggere Malachia o altri libri del Vecchio Testamento. Comunque, benché tutto fu scritto per la nostra istruzione, no tutto quello che è scritto è per la nostra applicazione. Il Vecchio Testamento è indirizzato ai Giudei che vivevano sotto la legge Mosaica. Gesù Cristo non era ancora arrivato. Il prezzo di riscatto per i nostri peccati era ancora stato pagato. Il Santo Sacerdote non era ancora arrivato. Come dice Paolo (in Galati 3:23-26)Prima però che venisse la fede, noi eravamo rinchiusi sotto la custodia della legge in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Ma appena è giunta la fede, noi non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù” C’era un periodo prima del sacrificio e della resurrezione del nostro Signore. Questo era il periodo della legge. E c’è un periodo dopo il sacrificio e la risurrezione del Signore. Questo è il periodo in cui viviamo oggi. C’è una grande differenza fra i due periodi, per la semplice ragione che quello che era valido nel primo periodo, la legge, non è più valido nel secondo periodo – grazia e diventando bambini di Dio attraverso la fede in Gesù Cristo – non era disponibile nel primo periodo. Possiamo imparare cosa era valido nel primo periodo? Certamente noi possiamo. Essa si applica a noi? No necessariamente. Puoi leggere i Salmi ed i Proverbi e ricevere guida per la tua vita attuale. È l’eterna saggezza di Dio che passa attraversa i tempi. Dall’atra parte, tu puoi andare ad un passaggio di una legge specifica, come quella della decima, o altri passaggi del sacrificio dei buoi o le celebrazioni che essi avevano in Israele. Benché tu possa imparare da questi passaggi, essi non sono direttamente applicabili a noi. Lo stesso è valido per tutto ciò che è riferito alla legge Mosaica, per la semplice ragione che la legge fu abolita con il sacrificio di Cristo. È come leggere il codice delle leggi che non sono più valide. Tu puoi imparare da esse ma non sono da applicare, perché esse sono obsoleto. (Come Colossesi 2:13-14 dice) “Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l’incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;” e di nuovo (Efesi 2: 14-15) “Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace” Ora se la legge è abolita, andremo ad applicarla di nuovo? Noi possiamo imparare da essa, ma non è più una legge per la nostra applicazione Essa è abolita! E la decima fa’ parte anche di questa legge. Decimare è una parola che è stata spesso usata nei libri della legge come il libro dei Levitici, Numeri e Deuteronomio. Qui ci sono alcune referenze: (Levitico 27:30-34) “Ogni decima della terra, cioè delle granaglie del suolo, dei frutti degli alberi, appartiene al Signore; è cosa consacrata al Signore. Se uno vuole riscattare una parte della sua decima, vi aggiungerà il quinto. Ogni decima del bestiame grosso o minuto, e cioè il decimo capo di quanto passa sotto la verga del pastore, sarà consacrata al Signore. Non si farà cernita fra animale buono e cattivo, né si faranno sostituzioni; né si sostituisce un animale all’altro, tutti e due saranno cosa sacra; non si potranno riscattare. Questi sono i comandi che il Signore diede a Mosè per gli Israeliti, sul monte Sinai.” Da notare negli ultimi versi che la decima faceva parte dei comandamenti, una parte della legge che Dio diede a Mosè per i figli d’Israele sul monte Sinai. Questa legge era stata abolita dal sacrificio di Cristo. La decima, facendo parte della legge, non era stata data per un’applicazione generale, ma solamente per i figli d’Israele, fino alla sua cancellazione dal sacrificio e resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. Qui ci sono altri passaggi riguardo la decima: (Numeri 18:20-32) “Il Signore disse ad Aronne: «Tu non avrai alcun possesso nel loro paese e non ci sarà parte per te in mezzo a loro; io sono la tua parte e il tuo possesso in mezzo agli Israeliti. Ai figli di Levi io dò in possesso tutte le decime in Israele per il servizio che fanno, il servizio della tenda del convegno. Gli Israeliti non si accosteranno più alla tenda del convegno per non caricarsi di un peccato che li farebbe morire. Ma il servizio nella tenda del convegno lo faranno soltanto i leviti; essi porteranno il peso della loro responsabilità; sarà una legge perenne, di generazione in generazione; non possiederanno nulla tra gli Israeliti; poiché io dò in possesso ai leviti le decime che gli Israeliti presenteranno al Signore come offerta fatta con il rito di elevazione; per questo dico di loro: Non possiederanno nulla tra gli Israeliti». Il Signore disse a Mosè: «Parlerai inoltre ai leviti e dirai loro: Quando riceverete dagli Israeliti le decime che io vi dò per conto loro in vostro possesso, ne preleverete un’offerta secondo la rituale elevazione da fare al Signore: una decima della decima; l’offerta che avrete prelevata vi sarà calcolata come il grano che viene dall’aia e come il mosto che esce dal torchio. Così anche voi preleverete un’offerta per il Signore da tutte le decime che riceverete dagli Israeliti e darete al sacerdote Aronne l’offerta che avrete prelevato per il Signore. Da tutte le cose che vi saranno concesse, preleverete tutte le offerte per il Signore; di tutto ciò che vi sarà di meglio, preleverete quel tanto che è da consacrare. Dirai loro: Quando ne avrete prelevato il meglio, quel che rimane sarà calcolato come il provento dell’aia e come il provento del torchio. Lo potrete mangiare in qualunque luogo, voi e le vostre famiglie, perché è il vostro salario in cambio del vostro servizio nella tenda del convegno. Così non sarete rei di alcun peccato, perché ne avrete messa da parte l a parte migliore; non profanerete le cose sante degli Israeliti; così non morirete».” Il passaggio di Levitico letto precedentemente tratta con i comandamenti ai figli d’Israele di decimare. Dove queste decime dovrebbero andare e per quale scopo? La risposta c’è data dal soprastante passaggio di Numeri nel verso 21: (Numeri 18:21) “Ai figli di Levi io dò in possesso tutte le decime in Israele per il servizio che fanno, il servizio della tenda del convegno.” La decima andava ai figli di Levi, i Leviti, che decidevano il prete per la tribù d’Israele, il dodicesimo di esso. Essa era la loro ricompensa per il servizio nella tenda del convegno e dopo del tempio. (Numeri 18:31) dice chiaramente “perché è il vostro salario in cambio del vostro servizio nella tenda del convegno.” Esso era considerato da loro come “quel che rimane sarà calcolato come il provento dell’aia e come il provento del torchio” (Numeri 18:30). In fatti i Leviti dovevano dare la loro decima da esso. Questo era stato dato ad Aronne e doveva essere l’offerta prelevata al Signore. Molti prendono questo passaggio e erroneamente lo applicano nel periodo del Nuovo Testamento, nei nostri tempi, dicendo che dovremmo continuare a dare la decima per pagare il salario dei preti, pastori ed il clero in generale. Ma questo punto di vista non può corretto nel Nuovo Testamento poiché non ci sono classi speciali di clericali e preti. Come Pietro e Giovanni ci dicono i credenti nel Signore Gesù Cristo: (I° Pietro 2:5) “anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.” (I° Pietro 2:9) “Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce;” (Apocalisse 1:5-6) “e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.” Ed anche come il Signore dice quando parlò ai suoi discepoli: (Matteo 23: 8-12) “Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece s’innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.” Questi passaggi non si riferiscono ad una classe speciale di gente ma a tutti i credenti. Tutti i credenti sono stati fatti sacerdoti dal Signore Gesù Cristo al Suo Dio e Padre. Ciò vuol dire che non dovremmo finanziare i credenti che viaggiano di città in città per stabilire nuove chiese e servendo il Signore come missionari? Questo non vuol dire ciò e lo vedremo dopo in questo studio. Quello che significa è che il sopporto e i doni nel Nuovo Testamento non sono più regolati dalla legge della decima. Invece ci sono nuovi principi al posto loro nel Nuovo Testamento, i doni ed il dare che noi vedremo nell’andare avanti in questo studio. Questa parte dello studio è focalizzata su quello che la Bibbia NON ci dice riguardo il dare – anche se la gente dice il contrario. Nell’andare avanti, ci concentreremo su ciò che la Bibbia ci dice. Ritornando alla decima; il soprastante era – la decima dei Leviti – la sola decima? Sembra che non era così, come (in Deuteronomio 14: 22-29) vediamo di nuovo che la decima è menzionata, ma in un altro contesto e sembra anche per un altro scopo. Come leggiamo in questo passaggio, ogni anno gli Israeliti dovevano prendere “la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti del tuo bestiame grosso e minuto” (Deuteronomio 14:23) andrai al luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto (Deuteronomio 14:25) “Mangerai davanti al Signore tuo Dio, e gioirai tu e la tua famiglia” (Deuteronomio 14:26). Ma se il cammino è troppo lungo essi potevano vendere diversi oggetti, prendere il denaro “lo impiegherai per comprarti quanto tu desideri: bestiame grosso o minuto, vino, bevande inebrianti o qualunque cosa di tuo gusto” (Deuteronomio 14:26). Questo sembra che sia una decima festiva. La gente prenderebbe la decima ed usarla per mangiare e bere davanti al Signore nel luogo che egli sceglierebbe. Da notare che questa decima è usata dallo stesso popolo. Questo è differente da quello che abbiamo letto in Levitico e Numeri precedentemente, quando la decima andava ai Leviti. Essa è quindi una decima differente. In fatti, ogni tre anni la decima era usata differentemente: alla fine dell’anno questa decima era da essere raccolta “e il levita, che non ha parte né eredità con te, l’orfano e la vedova che saranno entro le tue città, verranno, mangeranno e si sazieranno, perché il Signore tuo Dio ti benedica in ogni lavoro a cui avrai messo mano” (Deuteronomio14:29). Ed in più ogni sette anni la terra doveva avere un Sabato in cui non si doveva né seminare, né raccogliere dal proprietario della terra (Levitico 25:1-5) ma la gente aveva il privilegio di mangiare qualunque cosa la terra dava da se stessa (Levitico 25: 6-7) come pure dalla grande abbondanza del sesto anno che Dio aveva promesso di dare (Levitico 25:20-22).

Conclusione

Andiamo a riassumere quello che abbiamo imparato fino ad adesso. Come abbiamo visto, la decima faceva parte della legge del Vecchio Testamento, parte delle ordinanze che Dio diede ai figli D’Israele attraverso Mosè. Mi sembra d’avere capito che ci sono due tipi di decime. La prima decima andava ai Leviti mentre la seconda era usata dallo stesso popolo per rallegrarsi davanti al Signore o nel terzo anno essa era raccolta per i poveri e (ancora) per i Leviti. Decimare faceva parte della legge come anche sacrificare animali, tutto faceva parte della stessa categoria, e tante altre regole che la legge dettava. Più avanti abbiamo visto che nel Nuovo Testamento mette enfaticamente chiaro che la legge con le sue ordinanze era stata abolita con il sacrificio di Gesù Cristo. Oggi, a causa di ciò, noi non dobbiamo più sacrificare animali. Se qualcuno chiede perché non facciamo più cosi, noi rispondiamo correttamente “Perché questa fa’ parte della legge Mosaica e questa legge non è più valida. Gesù Cristo, attraverso il sacrificio sulla croce, abolì nella Sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti contenuta nelle ordinanze. Noi non siamo più sotto la legge”. La stessa ragione per cui noi non sacrifichiamo più animali è anche vero per decimare. Decimare era, con il sacrificio degli animali come anche altre ordinanze, parte della legge Mosaica. Qualunque cosa che è valida per uno è anche valida per gli altri. La legge Mosaica perse il suo effetto circa 2000 anni fa’, con il sacrificio di Cristo. Insieme con esso il sacrificio degli animali, decimare e le altre ordinanze della legge diventò senza effetto! Noi possiamo imparare da loro, ma non sono per una diretta applicazione. È quindi la decima un concetto biblico? Sì essa lo è. Essa è biblica perché è nella Bibbia. Però, è la decima rilevante e valida per i Cristiani? Qui la riposta è no! Quello che è per la nostra diretta applicazione riguardo il dare è scritto nel Nuovo Testamento. E quello che noi vediamo lì non è decimare e decimanti ma dare con un cuore allegro, secondo le abilità di ciascuno. Allora prendiamo una svolta e facciamo cosi.

(Dal 22 marzo 2010 il Martedì, ora 19:30. E la Domenica, ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Messia spirituale o messia sionista?

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Messia spirituale o messia sionista?

messia

Poche persone capiscono il dramma di Gesù e la ragione per cui i giudei rifiutarono di riconoscerlo come il Messia atteso. La ragione é che Gesù rifiutò di restaurare un Regno giudaico, perché Egli aveva rivelato che il Regno di Dio "non è di questo mondo"  (Giovanni18,36). Così, uno Stato religioso, sia esso ebreo, cristiano o musulmano, è ugualmente condannabile da Dio. Infatti, Dio è per tutti i credenti, gli Stati, invece, appartengono ciascuno a tutti i suoi cittadini, credenti e non credenti.

Sionismo contro Giudaismo

Il dramma di Gesù è il sionismo, la politicizzazione del giudaismo. Il problema è tutto là! L’essenza del giudaismo è spirituale. Questa fede in Dio cominciò 4000 anni fa con Abramo al quale il Creatore si rivelò per farSi conoscere attraverso lui, da tutti gli uomini. L’intenzione Divina non era di creare una corrente politica giudea ristretta, ma di espandere la conoscenza del Dio unico. Nei secoli, il sionismo ha soffocato il giudaismo al punto di ridurlo ad un nazionalismo giudeo. Gli Ebrei credevano di dover tradurre la loro fede in uno Stato nazionale.

Il giudaismo è una fede o uno Stato?

Nell’ottica di Dio, i due non sono compatibili. Tutto il dramma è qui!

Storia della politicizzazione del Giudaismo

Il giudaismo assunse un’identità politica nel XI° secolo A.C., dopo l’entrata degli Israeliti in Palestina. Da quell’epoca, la comunità giudea voleva trasformarsi in un regno:

"La gente d’Israele disse a Gedeone: -Tu regna su di noi, tu, i tuoi figli e i tuoi nipoti…-"; Gedeone rispose loro: "Non sono io che regnerò su di voi, né i miei figli, non più, poiché è Dio che dovrà essere vostro Re" (Giudici 8,22-23).

Gedeone aveva compreso il pericolo di una tale dinastia politica e rifiutò il progetto, come Gesù dopo di lui, dichiarando che Dio è l’unico Re. Ci fu un secondo tentativo un secolo più tardi sotto Samuele. Questa volta, un regno giudeo fu stabilito con Saul come primo re, ma contrariamente alla volontà esplicita di Dio e del profeta Samuele. In effetti, Dio si considerò detronizzato dai Giudei e dichiarò a Samuele:

"… Essi hanno rigettato Me perché Io non regni più su di essi" (I° Samuele 8,7).

Dopo l’instaurazione del regno di Saul, Samuele invitò la comunità israelita al pentimento ed a riconoscere il torto di aver scelto un uomo come re:

"Riconoscete chiaramente quanto grave è il male che avete commesso nei riguardi di Dio domandando per voi un re" (I° Samuele 12,17).

E i giudei ammisero:

"Noi abbiamo aggiunto a tutti nostri errori il peccato di aver chiesto per noi un re" (I° Samuele 12,19).

La politicizzazione del giudaismo è così condannata, dalle origini, dagli stessi che l’hanno istituita.
Nei secoli più tardi, i profeti ricordarono ai giudei la loro propensione verso la politica. Dio disse attraverso il profeta Osea:

"Hanno (gli israeliani) creato dei re, che io non ho designato; hanno scelto capi a mia insaputa" (Osea 8,4).

Egli disse ancora:

"Io ti distruggerò, Israele, e chi potrà venirti in aiuto? Dov’è ora il tuo re che ti possa salvare? Dove sono i capi in tutte le tue città… di cui dicevi: Dammi un re e dei capi? Ti ho dato un re nella mia ira e con sdegno te lo riprendo" (Osea 13,9-11).

Infatti, il regno fu tolto ad Israele dopo l’invasione babilonese sotto Nabucodonosor nel 586 A.C. . Il tempio di Salomone fu distrutto, gli ebrei furono deportati in Babilonia e la monarchia, la dinastia di Davide, da allora, cessò in Israele. (II° Re 25,8-22 / II° Cronache 36,17-21). Da quell’epoca, gli Israeliani ebbero la nostalgia di questo regno davidico, dimenticando totalmente che l’unico re è Dio. Nei secoli che seguirono l’invasione babilonese, gli israeliti tentarono spesso di ristabilire il loro regno in Israele. Essi vedevano nel Messia la sola persona capace di ristabilire questo regno davidico. Questo regno terrestre divenne la loro ossessione. Come il vecchio Simeone e Anna, essi aspettavano con tutte le loro forze questa

"consolazione d’Israele, questa "liberazione di Gerusalemme" (Luca 2,25-38).

Nel primo secolo A.C, sotto l’impero Romano, gli ebrei provarono a ristabilire un regno con l’aiuto dei Romani. Il primo re fu Erode il grande. Egli non ottenne il consenso del popolo, non essendo della discendenza di Davide, ma un discendente dei Maccabei (della tribù di Levi). Inoltre, Erode non era che un agente al servizio dei Romani, scelto da loro per calmare gli ebrei che erano alla ricerca di un regno.
Ora, gli ebrei volevano un regno autonomo diretto da una dinastia davidica. Essi cercarono dunque di sollevarsi, allo stesso tempo, contro Erode e contro i Romani per stabilire il loro regno. Essi credevano, però, che dovesse prima apparire il Messia che radunasse il popolo per combattere contro i Romani. Questa nostalgia, crescente, di un regno israeliano eclissò totalmente la dimensione spirituale del giudaismo. Il Messia era atteso solamente per "salvare" Israele militarmente, per restaurare un vasto impero ebreo, un "Grande Israele" somigliante a quello di Salomone.

Giovanni Battista

Vedendo Giovanni Battista attaccare Erode, i nazionalisti lo scambiarono per il Messia e una folla numerosa cominciò a seguirlo. Egli stesso disse, invece, alla folla che un altro più potente e più importante sarebbe apparso (Matteo 3,11 / Giovanni 1, 26-37). Anche per Giovanni Battista questo Messia che doveva venire non poteva essere che un guerriero liberatore. Egli stesso non comprendeva il comportamento di Gesù e,

"… mentre era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?" (Matteo 11,2-3).

Si aspettava che Gesù radunasse il popolo per combattere. Ora "queste opere" del Cristo delle quali egli intendeva parlare, erano quelle di un misericordioso che perdona e di un guaritore, non di un rivoluzionario giudeo. Queste opere spirituali non potevano soddisfare i nazionalisti, dei quali Giovanni faceva parte. Ecco perché, senza dubitare di Gesù come inviato divino, Giovanni manda i discepoli per domandarGli se fosse egli il Messia atteso, o "se dovevano aspettarne un altro" come Messia per guidare la rivolta. Egli non aveva ancora compreso la dimensione spirituale della liberazione. Ecco perché Gesù aveva detto che Giovanni Battista è, a causa della sua concezione materialista del regno, più piccolo del più piccolo d’innanzi al Regno dei Cieli, poiché il più piccolo aveva capito che questo Regno è interiore nell’anima. Giovanni Battista non l’aveva capito (Matteo 11,2-11). Ancora oggi, tutti quelli che non accettano questa dimensione attendono ancora "quest’altro Messia" per restaurare il regno politico in Israele.

Gesù

All’epoca di Gesù, gli ebrei avevano già perduto la nozione spirituale della salvezza. I migliori fra loro comprendevano questo fatto politicamente. Per questi il Messia doveva nascere da una famiglia d’alto rango o ricca e potente di Gerusalemme, capace di mobilitare il popolo per combattere. Paradossalmente Gesù nasce in una modesta famiglia nel lontano villaggio di Nazareth:

"Da Nazareth può nascere qualcosa di buono?" (Giovanni 1,46).

Un povero carpentiere non ha gratificato l’orgogliosa attesa degli israeliani. La sua missione principale era di ristabilire il giudaismo nella sua purezza originale, spirituale, liberandola dalla politica. "Il mio regno non è di questo mondo", Egli aveva detto (Giovanni 18,36). Attraverso Gesù, Dio doveva riconquistare il suo Trono nei cuori dei credenti. Questo regno non doveva limitarsi ai soli ebrei, ma a tutti gli uomini di buona volontà del mondo intero. Gesù apparve parlando di un Regno di Dio. Gli ebrei credettero in Lui vedendolo operare miracoli, ma essi videro in Lui il liberatore politico e militare. Invece di rispondere al Suo invito al pentimento, la loro reazione davanti a questi miracoli fu nazionalista. Essi volevano obbligare Gesù con la forza ad essere il re politico d’Israele, che ristabilisse il regno ebreo di Davide, Egli che proveniva dalla discendenza di Davide. Infatti, Giovanni, nel suo Vangelo ci ha detto che gli ebrei, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, credettero in Gesù, poiché dissero: "E’ veramente Lui il Profeta che deve venire nel mondo". La loro reazione, però, davanti a questi miracoli non fu spirituale, visto che Giovanni aggiunse:

"Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farLo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo" (Giovanni 6,14-15).

Bisogna sottolineare che questo fatto passa inosservato: "Essi vennero a prenderLo per farLo re… e Gesù si ritirò". Gli ebrei non vennero per "sollecitare" Gesù, né per "offrirGli" il regno israeliano, ma per imporglierLo. Egli non aveva altra scelta che fuggire davanti a questo fatto per non tradire la sua missione. Non aveva già respinto l’offerta dell’impero israeliano dalle mani del diavolo? (Matteo 4,8-10).
In questi versetti appare il dramma di Gesù perché, davanti alla sua perseveranza nel rinnegare il regno d’Israele, gli ebrei finirono per rinnegarlo, a loro volta, come Messia. I nazionalisti se la presero con Gesù e lo giudicarono non patriota poiché Egli non aveva messo la sua potenza miracolosa al servizio della nazione e del trono. Perciò, essi lo accusarono di "ingannare il popolo" (Giovanni 7,12). Gli ebrei, vedendolo agire e parlare in questo modo, nutrivano delle false speranze di una restaurazione nazionale : "Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele", dissero due dei suoi discepoli dopo la sua morte (Luca 24,21). Vedendo che Gesù non soddisfaceva le loro speranze politiche, i capi ebrei conclusero che questi miracoli venivano dalla potenza del diavolo (Giovanni 10,20 / Matteo 12,24-28). Essi ottennero infine che Gesù venisse crocifisso poiché, tramite il suo messianismo spirituale, che galvanizzava le folle, era divenuto un ostacolo alla realizzazione del loro scopo politico e nazionalista (Giovanni 7,37-52 / Giovanni 12,10-11). Gesù, però, non è il primo ebreo ad avere rifiutato un regno israeliano, sapendo che questo era contrario alla volontà di Dio. Gedeone, Samuele e Dio stesso non si erano pronunciati contro la realizzazione di un tale regno, "Essendo Dio l’unico Re?" Gesù ha avuto molte difficoltà a spiegare ai suoi amici, più intimi, il suo Regno spirituale. A più riprese Egli aveva preparato i suoi apostoli alla sua messa in croce, non al combattimento contro Erode ed i Romani. Il Regno del quale Egli parlava loro non aveva nulla di politico e il suo linguaggio non è mai stato quello di un nazionalista. Egli non parlava mai di un regno davidico, ma di un Regno dei Cieli. Essi si aspettavano che Egli dicesse per esempio: "Figli d’Israele, voi fieri discendenti di Giacobbe ed eredi della terra promessa, non esitate a prendere le armi e a liberare la terra dei vostri padri dai vostri nemici ecc…". Ora, i suoi discorsi, al contrario, erano d’altro genere:

"Beati i poveri in spirito, perché il Regno dei Cieli è loro, beati i mansueti… beati i misericordiosi… (Matteo 5,1-12)

Il Regno dei Cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo… (Matteo 13,24) … Amate i vostri nemici, pregate per i vostri persecutori… (Matteo 5,43-45)".

Ai farisei che gli domandavano quando sarebbe arrivato il Regno di Dio (per loro il regno davidico) Gesù rispose:

"Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione e nessuno dirà: Eccolo qui! O eccolo là! Perché il Regno di Dio è in voi!" (Luca 17,20-21).

Essendo questo Regno interiore, dunque non bisognava più aspettarne un altro esteriore. Nessuno in Israele si aspettava quel genere di regno, né questo messianismo. La corrente nazionalista aveva sedotto tutti gli ebrei, inclusi gli apostoli. Per istituire questo Regno divino, bisognava distruggere l’idolo che era il Messia politico. Gesù sapeva che ci sarebbe riuscito solo sacrificando il suo sangue; Egli prepara, dunque, i suoi Apostoli a questo avvenimento drammatico: "Il Figlio dell’Uomo deve essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno", dice Gesù ai suoi apostoli. A queste parole, "essi furono molto rattristati" (Matteo 17,22-23), poiché, non vedendo in Lui che un Messia nazionalista, non immaginavano che Gesù potesse essere vinto, messo a morte, senza ristabilire il trono e la dinastia davidica. Anche gli apostoli ebbero molte difficoltà a capire la dimensione spirituale del Regno. Gesù era rimasto con loro tre anni. Dopo la sua Resurrezione,

"Egli si mostrò ad essi vivo, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del Regno di Dio" (Atti 1,3).

Malgrado questo, essi continuarono a credere che il Regno fosse politico e gli domandarono, proprio prima dell’Ascensione: "Signore è in questo tempo che tu ricostituirai il regno d’Israele?" (Atti 1,6). Soltanto dopo la Pentecoste cominciarono a comprendere l’intenzione del Maestro (Atti 1,7-8 / 11,15-18 / 15,7-11). Gesù dovette sostituire nella mentalità dei suoi Apostoli, la nozione del messia sionista con quella del Messia spirituale e universale. Gesù dovette attendere circa due anni prima di compiere questa delicata operazione. Dovette assicurarsi che i suoi Apostoli credessero in modo assoluto in Lui come Messia. Dovette manifestare la sua potenza tramite miracoli per dare fiducia in Lui. Fu infatti così che credettero in Lui (Giovanni 2,11 / 6,14). Soltanto allora Egli domandò loro: "Per voi chi sono io?". E solo Pietro ebbe il coraggio di rispondere: "Tu sei il Messia". Gesù lo benedisse, dicendogli che questa rivelazione gli veniva da Dio (Matteo 16,15-17). Il primo passo, per fondare la loro fede in Lui, come Messia, era così compiuto. Per Pietro e gli apostoli, però, il messianismo di Gesù, non poteva essere che nazionalista; Sì è il Messia, però il Messia guerriero! Pietro portava ancora la sua spada fino al momento dell’arresto di Gesù! (Giovanni 18,10-11). Il secondo passo da compiere, il più difficile, fu la rivelazione del suo messianismo spirituale; gli apostoli stessi non potevano neanche immaginarlo. Gesù, dopo aver ottenuto dai suoi discepoli, per la prima volta, il riconoscimento come Messia, poté compiere questo secondo passo che consisteva nel presentare loro il suo vero volto di Messia spirituale, non nazionalista. E’ ciò che fece annunciando loro, per la prima volta, la sua prossima messa a morte. Disse loro questo "a partire da questo giorno" nel quale Lo riconobbero come Messia, non prima, precisa Matteo (Matteo 16,21). Voleva dire loro: Sì! Io sono il Messia, ma Io non restaurerò il Regno politico. Affinché voi lo capiate, Io sarò messo a morte. La reazione spontanea di Pietro fu di rifiutare questo annuncio inatteso: "Dio te ne scampi! Questo non ti accadrà mai!". Questo gli valse un richiamo severo di Cristo:

"Allontanati da me, Satana, Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!" (Matteo 16,21-23).

La reazione di Pietro fu dovuta al fatto che i discepoli non potevano, in quel momento, concepire che il Messia, il futuro re d’Israele e il salvatore della nazione, finisse su una croce, come un volgare criminale, essi che lo immaginavano già sul trono d’Israele, a inaugurare la nuova dinastia davidica. Il Messia, il re d’Israele, morire su una croce? Mai! Egli che doveva detronizzare Erode e cacciare i Romani. Gli apostoli "non comprendevano questa frase: per loro restava così misteriosa" (Luca 9,44-45). Bisognava che gli apostoli subissero da parte del Maestro un reale lavaggio del cervello, un "battesimo". Egli non poteva cambiare la loro mentalità se non andando in croce. Era necessario che morisse il concetto del messia sionista al quale essi credevano. Bisognava che Gesù morisse senza restaurare il regno israeliano. Allora doveva continuare a vivere in loro la fede in Lui come Messia, non più nazionalista, ma spirituale ed universale. Hanno capito questo regno spirituale solo più tardi, dopo la crocifissione di Gesù. Così, con la morte di Gesù, crolla, nello spirito dei suoi discepoli, l’idolo sionista. Con la sua morte, Gesù trionfa sulla morte che è questo nazionalismo: "Io ho vinto il mondo" disse Gesù, alla vigilia della sua crocifissione (Giovanni 16,33). Dopo la morte di Gesù, infatti, gli apostoli continuarono a credere in Lui come Messia. Essi riscoprirono anche la dimensione spirituale e universale della salvezza. Dio non è più monopolio degli ebrei, Egli appartiene al mondo intero:

"Forse Dio è Dio soltanto dei giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo anche dei pagani!" (Romani 3,29).

Al contrario, i nazionalisti induriti, "coloro che si sono scandalizzati di Lui" (Matteo 11,6) e che lo consideravano "una pietra d’inciampo" (Romani 9,30-33), furono scioccati per la sua mancanza di "patriottismo" e il suo rifiuto. Occorre distinguere tra un nazionalismo religioso colpevole, creato in nome della fede – questo è condannato da Dio – e un patriottismo legale indipendente dalla fede. Da notare che il messia sionista rappresenta lo spirito materialista e dominatore. Questo spirito ha sedotto innumerevoli Cristiani, lungo i secoli, coloro che non hanno compreso nulla della Croce di Cristo. Tutti i materialisti seguono lo spirito del messia sionista e muoiono nei loro peccati. E’ il caso degli Ebrei del passato che hanno rifiutato di credere in Gesù. E’ anche il caso di tutti coloro che, oggi, rifiutano di credere in Gesù:

"Se non credete che Io sono (il Messia) morirete nei vostri peccati" (Giovanni 8,21-24).

Giuda

Quanto a Giuda Iscariota, il così detto apostolo che tradì il Cristo, egli non ha mai seguito Gesù per convinzione spirituale, ma solo per interesse materiale. Questo risalta dalle parole di Giovanni a questo proposito:

"Era un ladro, e siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro" (Giovanni 12,6).

Giuda credeva che Gesù fosse il Messia nazionalista. La sua unica ambizione era di vedere restaurato il regno davidico attraverso Gesù, al fine di ottenere una posizione di prestigio (ministro delle finanze, per esempio). I miracoli di Gesù ed i suoi discorsi spirituali lo lasciavano spiritualmente indifferente. Egli vedeva in Lui, soltanto un mezzo per ristabilire il regno politico e realizzare le proprie ambizioni materiali.
Il suo falso interesse verso le opere e le parole di Cristo appare nel giudizio di Gesù su Giuda dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e del suo discorso sul Pane della Vita:

"Ma vi sono alcuni tra voi che non credono". Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito… Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: "Forse anche voi volete andarvene?" Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna." Rispose Gesù: "Non ho forse scelto Io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!" Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, egli uno dei Dodici (Giovanni 6,64-71).

Giuda avrebbe fatto meglio a ritirarsi in quel momento come quelli che come lui non credevano. Se rimase con il gruppo fu ancora, ed unicamente, per la speranza di realizzare le proprie ambizioni materiali. Quando Giuda ebbe la certezza che Gesù non intendeva stabilire un regno politico, e che non poteva ottenere più niente da Lui, decise di denunciarLo (Giovanni 13,2). L’interesse materiale di Giuda superava ogni altra considerazione. Questo si vede nel suo desiderio di denunciare Gesù ottenendo, almeno, un qualche profitto pecuniario. In effetti, "trovò i capi del sinedrio" (che cercavano l’occasione di arrestare Gesù con l’astuzia) e disse loro:

"Quanto mi volete dare perché io ve Lo consegni? E quelli gli fissarono trenta monete d’argento" (Matteo 26,14-15).

Giuda è la concretizzazione del dramma di Gesù.

Gli apostoli dopo la crocifissione.

I pellegrini di Emmaus furono costernati dopo la crocifissione di Gesù, delusi dalla sua morte, poiché dissero:

"Noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele" (Luca 24,21).

Infatti, essi si aspettavano una liberazione politica.
Nel momento dell’Ascensione, gli apostoli ,

"quando Lo videro gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano" (Matteo 28,17).

Quale è la natura di questo dubbio? Essi dubitarono di Lui come Messia poiché Egli non aveva restaurato il Regno d’Israele. Per questo, gli domandarono di nuovo:

"Signore è questo il tempo in cui ricostituirai il Regno d’Israele?" (Atti 1,6).

Gli Ebrei oggi

Com’è possibile convincere gli Ebrei di oggi, e particolarmente i sionisti fra di loro, che Gesù di Nazareth è il Messia che essi aspettano?
* Le profezie bibliche sul Messia
Come convincerli che il regno a cui aspirano è spirituale e in favore di tutta l’umanità?
* Giudei oggi
Come convincerli a rinunciare ad uno stato sionista, politico, tramite il quale vogliono regnare sul mondo?
* Il vero Israele
Oggi, il dramma di Gesù si rinnova a causa della resurrezione del nazionalismo ebreo, incarnato nello Stato d’Israele.

Questo Stato ha sedotto le folle dei cristiani trascinati a sostenerlo.

E ciò, nonostante la messa in guardia di Gesù:

"Guardate che nessuno vi inganni… Quando dunque vedrete l’Abominio della Desolazione… stare nel Luogo Santo… non seguiteli…" (Matteo 24,4-15 / Luca 21,7-8).

E invece si sono messi a seguirli!!
Beati quelli tra di loro che ascolteranno la voce del Messia crocifisso, l’unico capace di dare la vera Pace.
http://www.pierre2.org/it/drammagesu.htm

(Dal 22 marzo 2010 il Martedì, ora 19:30. E la Domenica, ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Befana, le sue origini.

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Befana, le sue origini…

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L’origine di questa figura va probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane relative all’anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell’anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l’inizio dell’anno lunare. L’aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell’anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all’inizio dell’anno (vedi ad esempio la Giubiana e il Panevin o Pignar ûl, Casera, Seima o Brusa la vecia, oppure il Falò del vecchione che si svolge a Bologna a capodanno). In quest’ottica l’uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l’anno nuovo.

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Un’ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all’inizio dell’anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine “strenna”) e durante la quale si scambiavano regali. La Befana si richiama pure ad alcune figure della mitologia germanica, Holda e Berchta, sempre come personificazione della natura invernale. L’etimologia del nome Befana, è strettamente legato al nome della festa, è una derivazione infatti delle forme dialettali con cui il popolo esprimeva il termine “Epifania”. Se Babbo Natale è un paffuto rubicondo nonnino che accontenta tutti i bambini, la Befana è invece la sostanza femminile pagana di una lunga tradizione rituale contadina. Non è un caso l’usanza di dire “l’epifania tutte le feste porta via”. Perché è proprio dopo il sei Gennaio che il contadino ricominciava con la nuova semina, che si riprendevano i fervori casalinghi per dar vita ad un nuovo, e si sperava, prosperoso raccolto. La Befana è un personaggio molto inserito nella cultura italiana ma questa leggenda trova riscontri anche nelle tradizioni precristiane olandesi o tedesche.

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Jdbash (grosso, tarchiato).

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Jdbash (grosso, tarchiato)

Figlio di Etham, discendente di Giuda (I° Cronache 4:3).

Jeathrai (che il Signore conduce!)

Levita Ghershonita (I° Cronache 6:21); chiamato Ethni in I° Cronache 6:41.

Jeberekia o Berekia (che il Signore benedice)

Padre di quel Zaccaria 8:2, che è detto “Testimonio fedele”.

Jecolia (reso capace per l’aiuto del Signore)

Madre di Azaria od Uzzia, re di Giuda (II° Re 15:2; II° Cronache 26:3).

Jeconia (che l’Eterno stabilisce)

(I° Cronache 3:17).

Jedaia (si lodi l’Eterno)

1. Simeonita, antenato di Ziza “famoso capo nella sua famiglia” (I° Cronache 4:37,38). 2. Uno che aiutò a riparare le mura di Gerusalemme (Nehemia 3:10). 3. Capo della seconda muta dei sacerdoti, ai tempi di Davide (I° Cronache 24:7). “Probabilmente questa muta o i suoi rappresentanti erano divisi in due rami, sono citati in I° Cronache 9:10; Esdra 2:36; Nehemia 11:10; Nehemia 12:6,7,19,21″. 4. Uno che tornò da Gerusalemme, e che fornì dell’oro per fare la corona del sacerdote Giosuè (Zaccaria 6:10, 11).

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Jediael (conosciuto da Dio).

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Jediael (conosciuto da Dio)

1. Uno dei guerrieri di Davide (I° Cronache 11:45). 2. Forse identico al capo di Manasse che si unì a Davide in Tsiklag (I° Cronache 12:20). 3. Levita, portinaio del santuario, al tempo di Davide (I° Cronache 26:2). 4. Figlio o discendente di Beniamino (I° Cronache 7:6, 10,11) capostipite della famiglia più potente in quella tribù.

Jedida (una amata)

Madre del re Giosia (II° Re 22:1).

Jeduthun (che loda)

Maestro eminente di musica religiosa, cui sono dedicati vari Salmi, ad es. il Salmo 39, il Salmo 62, il Salmo 77, ecc., o da cui, secondo alcuni, furono scritti. Probabilmente era identico ad Ethan (I° Cronache 6:44; I° Cronache 15:17, 19; I° Cronache 16:38, 41, 42; I° Cronache 25:1-6). “Troviamo poi la sua muta in funzione quando il Tempio fu terminato (II° Cronache 5:12); nella riforma di Ezechia (II° Cronache 29:14); ed anche sotto Giosia (II° Cronache 35:15). Dopo la cattività è menzionato un discendente della sua casa (II° Cronache 9:16; Nehemia 11:17). Tre Salmi hanno nel titolo il suo nome (Salmi 39, Salmi 62, Salmi 77). Probabilmente venivano cantati dalla sua muta”. -Ayre.

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Gesù Cristo ci benedica.

 

(Matteo 5:17-48).

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

(Matteo 5:17-48) Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire: poiché io vi dico in verità che finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, che tutto non sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti ed avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno de’ cieli; ma chi li avrà messi in pratica ed insegnati, esso sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e de’ Farisei, voi non entrerete punto nel regno dei cieli. Voi avete udito che fu detto agli antichi: Non uccidere, e Chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale; ma io vi dico: Chiunque s’adira contro al suo fratello, sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto al suo fratello “raca”, sarà sottoposto al Sinedrio; e chi gli avrà detto “pazzo”, sarà condannato alla geenna del fuoco. Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta. Fa’ presto amichevole accordo col tuo avversario mentre sei ancora per via con lui; che talora il tuo avversario non ti dia in man del giudice, e il giudice in man delle guardie, e tu sii cacciato in prigione. Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l’ultimo quattrino. Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per appetirla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Ora, se l’occhio tuo destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché val meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non sia gettato l’intero tuo corpo nella geenna. E se la tua man destra ti fa cadere in peccato, mozzala e gettala via da te; poiché val meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non vada l’intero tuo corpo nella geenna. Fu detto: Chiunque ripudia sua moglie, le dia l’atto del divorzio. Ma io vi dico: Chiunque manda via la moglie, salvo che per cagion di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa colei ch’è mandata via, commette adulterio. Avete udito pure che fu detto agli antichi: Non ispergiurare, ma attieni al Signore i tuoi giuramenti. Ma io vi dico: Del tutto non giurate, né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. Non giurar neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi fare un solo capello bianco o nero. Ma sia il vostro parlare: Sì, sì; no, no; poiché il di più vien dal maligno. Voi avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: Non contrastate al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; ed a chi vuol litigar teco e toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. E se uno ti vuol costringere a far seco un miglio, fanne con lui due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un imprestito, non voltar le spalle. Voi avete udito che fu detto: Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figliuoli del Padre vostro che è nei cieli; poiché Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno anche i pubblicani lo stesso? E se fate accoglienza soltanto ai vostri fratelli, che fate di singolare? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste.

(Dal 22 marzo 2010 il Martedì, ora 19:30. E la Domenica, ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Cristiani si diventa con il ravvedimento.

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Cristiani si diventa con il ravvedimento

Se ci si ravvede dai peccati Dio perdona, usa misericordia, Dio ama usare misericordia, prova piacere nell’usare misericordia perché Dio è benigno, giusto, santo, misericordioso, amorevole, meraviglioso. Gli esseri umani esistono perché Dio li ha voluti creare, Dio conosce le debolezze degli esseri umani, i difetti naturali, le inclinazioni naturali degli abitanti della terra, perciò egli è pronto a perdonare coloro che smettono di fare il male, smettono di vivere nei peccati. Dio è pronto a perdonare coloro che iniziano a cercarlo nella loro vita. Coloro che si sono ravveduti hanno avuto un passato di peccatore, chi ha commesso più peccati e chi ne ha commessi di meno, ma tutti erano ingiusti, peccatori davanti a Dio. ad ogni modo la Sacra Bibbia dice che il sangue di Gesù Cristo purifica da ogni peccato e dove i peccati sono stati abbondanti, la grazia di Gesù Cristo è sovrabbondata con il ravvedimento. Nel sangue di Gesù Cristo c’è potenza, liberazione, purificazione da ogni peccato. AMEN

Chiunque accetta Gesù Cristo nella sua vita come unico mediatore redentore, si ravvede da un passato di peccatore e diventa cristiano. Dove molti sono stati i peccati commessi la grazia di Dio è sovrabbondata per mezzo di Gesù Cristo che ha sacrificato la sua vita sulla croce e il suo sangue ci purifica da ogni peccato. La misericordia di Dio come tutte le altre sue qualità visibili ed invisibili sono perfette. Colui che si ravvede deve santificarsi, anche se comunque non potrà essere perfetto come è stato Gesù Cristo quando era sulla terra, la perfezione appartiene a Dio che è perfetto in amore, giustizia, santità, forza, intelligenza. Colui che si ravvede se prima era un fornicatore, un adultero, un ubriacone, un ladro, un idolatra, un avido, un egoista deve smettere di essere come era prima, anche se come già detto non è possibile essere perfetti in questo corpo umano. La perfezione è umanamente irraggiungibile. La perfezione riguarda ciò che non è stato mai nell’errore nel peccato e non può mai sbagliarsi. Soltanto il Signore Gesù Cristo non ha mai commesso e mai può commettere alcun errore, L’unità di Dio è perfezione, santità, amore, potenza, intelligenza, giustizia, sapienza, verità, luce, vita. Se gli abitanti della terra sarebbero stati perfetti sarebbero stati dei dii. Ma Dio ha creato esseri umani, esseri fallibili che hanno la volontà di scegliere, la libertà di scegliere se essere figli del maligno, oppure essere figli di Dio. Essere figli del maligno significa fare sempre la volontà del diavolo, mentre essere figli di Dio significa smettere di fare la volontà del diavolo e diventare figli di Dio con il ravvedimento. Il re Manasse è stato un idolatra, un omicida, un egoista, un grande peccatore, eppure lui si ravvide dalle sue vie malvagie e Dio lo perdonò così ebbe salva la sua anima. (Atti degli apostoli 2:38). Allora Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. (Romani 5:20). Or la legge intervenne affinché la trasgressione abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, (I° Giovanni 1:7) ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. (I° Giovanni 1:9). Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità. (Michea 7:18). Qual Dio è come te, che perdona l’iniquità e passa sopra la trasgressione del residuo della sua eredità? Egli non conserva per sempre la sua ira, perché prende piacere nell’usare misericordia. (Michea 7:19). Egli tornerà ad aver pietà di noi, si metterà sotto i piedi le nostre iniquità, e getterà nel fondo del mare tutti i nostri peccati. (Salmo 79:9). Soccorrici, o Dio della nostra salvezza, per la gloria del tuo nome, e liberaci, e perdona i nostri peccati, per amor del tuo nome. Ci sono anche esseri umani che non smettono mai di essere malvagi, che preferiscono soddisfare sempre i loro desideri malvagi, preferiscono sempre fare la volontà del diavolo che è maligno. Questi li conosce Dio per mezzo della sua Onniscienza, per mezzo del suo Santo Spirito glorioso. I figli del maligno sono una realtà purtroppo, Dio preconosce coloro che appartengono a Satana e coloro che appartengono a Gesù Cristo. (Matteo 13:38). Il campo è il mondo, il buon seme sono i figli del regno, e la zizzania sono i figli del maligno, I figli del maligno non possono mai provare amore, misericordia, giustizia, benignità, la loro inclinazione è un inclinazione permanente al male, e la loro punizione è inevitabile. Il faraone di Egitto era un figlio del diavolo poiché è stato malvagio fino alla fine dei suoi giorni senza mai ravvedersi della sua malvagità. Non smise di ravvedersi mai neanche quando Dio lo castigò con vari flagelli. I figli del maligno hanno lo stesso atteggiamento dei demoni, non esistono modi o parole per poterli portare ad un ravvedimento. Anche se vedessero resuscitare qualcuno dai morti non cambierebbero atteggiamento, non smetterebbero ugualmente mai di fare la volontà di Satana. (II° Timoteo 2:19). Tuttavia il saldo fondamento di Dio rimane fermo, avendo questo sigillo: «Il Signore l’Eterno conosce quelli che sono suoi», e: «Si ritragga dall’iniquità chiunque nomina il nome di Cristo».

(Dal 22 marzo 2010 il Martedì, ora 19:30. E la Domenica, ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

 

Jefte (che Dio libera).

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Jefte (che Dio libera)

Uno dei Giudici, figlio illegittimo di Galaad (Giudici 11:1). Questa macchia lo rese tanto odioso ai fratelli, che essi lo cacciarono di casa. Egli andò a dimorare nel paese di Tob, nella Siria, non lontano da Galaad. Quivi divenne il capo d’una compagnia di scherani; e, scoppiata una guerra tra Israele ed Ammon, pare si sia distinto per coraggio ed abilità. Questo indusse gli anziani di Galaad a domandargli di mettersi a capo del loro esercito. Dapprima rifiutò, allegando i maltrattamenti ricevuti; ma poi accettò dietro loro solenne giuramento di considerarlo come il loro capo, quando avesse vinto gli Ammoniti. Dopo alcune trattative preliminari con gli Ammoniti, in cui i diritti reciproci al possesso del paese furono discussi con molta abilità, ma senza frutto, i due eserciti s’incontrarono. Gli Ammoniti furono disfatti ed il paese fu preso da Israele. Nella vigilia della battaglia, Jefte aveva fatto voto al Signore di offrirgli la prima creatura che fosse uscita dalla sua casa ad incontrarlo. Questa fu l’unica sua figlia che si disponeva ad accoglierlo con musica e danze. Jefte ne fu grandemente afflitto; ma la figlia di buon animo si sottomise all’adempimento del voto, che ebbe luogo due mesi dopo. Di qui nacque l’usanza in Israele, che le figliole d’Israele andavano ogni anno a far lamento della figliola di Jefte Galaadita, “per quattro giorni” (Giudici 11:34-40). Gli Efraimiti mossero contesa a Jefte, perché non erano stati da lui invitati alla guerra. Jefte li combatté e li vinse, e con l’aiuto della parola “Scibboleth” che gli Efraimiti pronunciavano “Sibboleth”, li scoprì ai passi del Giordano e li uccise. Quel giorno caddero 42.000 di loro. Jefte giudicò la contrada transgiordanica 6 anni (Giudici 12:1-7). La questione, intorno a quel che Jefte facesse a sua figlia, non sarà mai sciolta in modo definitivo. Il passo è il seguente: “E Jefte fece un voto al Signore, e disse: ‘Se tu mi dai nelle mani i figlioli di Ammon, la persona che uscirà dalle porte di casa mia per venirmi incontro quando tornerò vittorioso dai figlioli di Ammon, sarà del Signore, e io l’offrirò in olocausto” (Giudici 11:30,31). Una interpretazione non pregiudicata di questo passo ci fa naturalmente concludere che Jefte offrì la figlia in olocausto. E il dolore del padre ed il coraggio della figlia sono le sole luci in mezzo a questo tenebroso, crudele concetto di Dio e all’orrida natura del sacrificio. “Poiché”, – così il Sales – “è fuori di dubbio che Jefte fece un vero voto, e promise di offrire a Dio in olocausto non già il primo animale incontrato, ma la prima persona che gli sarebbe andata incontro… È inoltre da osservare che non si dice degli animali che escano dalla porta di casa e vadano incontro a qualcuno. Si deve quindi ritenere che Jefte con il suo voto volle mostrare che per amore del pubblico bene, ossia della vittoria, era pronto a sacrificare la persona più cara che avesse in casa… Jefte nel fare questo voto e nell’eseguirlo fu stolto ed empio. Egli però può trovare delle attenuanti nelle condizioni dei tempi, nell’ignoranza della legge e soprattutto nella sua buona fede. Figlio di una donna di cattiva vita, scacciato di casa dai fratelli, costretto a vivere ramingo nel distretto di Tob al limite del deserto, e capo di una masnada di avventurieri, poté ignorare la proibizione della legge. Si deve pure notare che a quei tempi dominava l’idolatria, e i sacrifici umani erano in uso presso i vicini pagani (Mesa re di Moab immolò il suo primogenito II° Re 3:4,27, e che più tardi anche Saulle volle uccidere uno dei suoi figli I° Samuele 14:44). Tutto questo serve a spiegare come Jefte abbia potuto errare in cosa di tanta gravità, e credere in buona fede far opera accetta a Dio eseguendo il voto, dopo aver riportata sì strepitosa vittoria”.

(Dal 22 marzo 2010 il Martedì, ora 19:30. E la Domenica, ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Jegar-Sahadutha (cumulo di testimonianza).

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Jegar-Sahadutha (cumulo di testimonianza)

Nome Aramaico della pietra commemorativa eretta da Labano e da Giacobbe (Genesi 31:47). La parola ebraica “Galeed” non le corrisponde esattamente.

Jehalleleel (che loda Dio)

1. Levita del tempo di Ezechia (II° Cronache 29:12). 2. Discendente di Giuda (I° Cronache 4:16).

Jehdia (che il Signore rallegra)

1. Levita ai tempi di Davide (I° Cronache 24:20). 2. Il pastore delle asine di Davide; è detto “il Meronothita” (I° Cronache 27:30).

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Jehiel (Dio vive).

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Jehiel (Dio vive)

1. Levita cantore al tempo di Davide (I° Cronache 15:18, 20; I° Cronache 16:5). 2. Levita Ghershonita che soprintendeva ai tesori della Casa del Signore (I° Cronache 23:8; I° Cronache 29:8). 3. Ufficiale sotto Davide (I° Cronache 27:32). 4. Figlio di Giosafat, ucciso dal fratello Jehoram (II° Cronache 21:2). 5. Levita che prese parte all’opera riformatrice di Ezechia (II° Cronache 29:14). 6. “Coduttore della Casa di Dio”, sotto Giosia (II° Cronache 35:8). 7. Levita “commissario”, sotto Ezechia (II° Cronache 31:13). 8. Padre di Obadia che tornò dalla cattività con Esdra (Esdra 8:9). 9. Uno, il cui figlio propose ad Esdra di rimandare le mogli straniere (Esdra 10:2). 10, 11. Due uomini che promisero di rimandare le loro mogli straniere (Esdra 10:21, 26).

Jehija (l’Eterno vive)

“Portinaio” destinato al servizio dell’Arca, al tempo di Davide (I° Cronache 15:24).

Jehodda (che l’Eterno adorna)

Uno dei discendenti di Saul (I° Cronache 8:36); in 9:42 è chiamato Jarah.

Jehoiada (che l’Eterno conosce)

Padre di Benaia. (II° Samuele 8:18; I° Re 1:32; I° Cronache 18:17). Questo Jehoiada era sommo sacerdote (I° Cronache 27:5); fu il conduttore dei sacerdoti che vennero a Davide in Hebron (I° Cronache 12:27). Per errore di copista è detto che Benaia fu padre di Jehoiada invece d’esserne il figlio (I° Cronache 27:34).

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Gesù Cristo ci benedica.

Jehoiada (che l’Eterno conosce).

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Jehoiada (che l’Eterno conosce)

1. Sommo sacerdote dei Giudei e marito di Jehosceba (II° Re 11:4). La sua amministrazione fu così benefica per gli interessi civili e religiosi della nazione (II° Re 12:2; II° Cronache 23:16), che quando morì, in età avanzata, fu sepolto nelle tombe reali di Gerusalemme (II° Cronache 24:16). Molti non accettano l’età di centotrentadue anni assegnatagli; poiché se avesse vissuto cotanto tempo, quando sposò la figlia di Jehoram avrebbe avuto ottanta anni, mentre Jehoram non ne aveva che trentadue. Si è proposto di leggere “ottantatre” anni. 2. Il secondo sacerdote sotto Sedekia (Geremia 29:25-29). 3. Uno che aiutò a riparare le mura di Gerusalemme (Nehemia 3:6).

Jehoiarib (che l’Eterno difende)

1. Capo della prima muta dei sacerdoti sotto Davide (I° Cronache 24:7). 2. Uomo cui Esdra, ordinò di “menare dei ministri per la casa di Dio” (Esdra 8:16). 3. Discendente di Giuda (Nehemia 11:5). 4. Fondatore d’una delle mute di sacerdoti (Nehemia 11:10).

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Jehoram (il quale l’Eterno ha esaltato).

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Jehoram (il quale l’Eterno ha esaltato)

1. Figlio di Achab e di Jzebel, e re d’Israele, dall’a. C. 896 all’884 (II° Re 1:17; II° Re 3:1). Non fu malvagio al par dei genitori; ma pure fece quel che dispiace al Signore, inchinandosi ai vitelli d’oro (II° Re 3:2,3). Le relazioni amichevoli fra Giosafat re di Giuda ed Achab, furono continuate da Jehoram; in modo che, quando il re Moab si ribellò, lo soggiogò con l’aiuto di Giuda e di Edom. Distretti per difetto d’acqua dopo una marcia di sette giorni, richiesero dietro istanza di Giosafat, il consiglio di Eliseo, il quale profetizzò vittoria, se il piano ch’egli proponeva era adottato, di scavare cioè fossi, i quali, riempiti d’acqua per intervento di Dio, sarebbero apparsi ai Moabiti come rivi di sangue. Così fecero, ed i Moabiti, pensando che gli alleati s’erano uccisi fra loro, caddero invece nelle loro mani. Gli alleati li inseguirono, sin sul loro territorio, atterrando le mura delle città, turando le fonti e tagliando gli alberi. Chiuso nella città di Kir-Hareseth, il re di Moab tentò di uscire dalla parte degli Edomiti; ma non potendo, offerse sulle mura il suo figlio primogenito al Dio Kemosh. Gli Israeliti ne provarono tanto ribrezzo ed orrore, che levarono l’assedio e si ritirarono (II° Re 3:4-27). Guerreggiando contro i Siri, Jehoram conosceva, per mezzo di Eliseo i segreti pensieri del loro re; ma quando l’esercito nemico fu miracolosamente messo in sua mano, Eliseo ne impedì il massacro (II° Re 6:8-23). In seguito, Samaria fu assediata da Ben-Hadad re di Siria e ridotta in grandi distrette. Jehoram ne accusò Eliseo e determinò di farlo morire; ma poi se ne pentì. Quando non rimase più veruno scampo, Iddio intervenne. Secondo la parola d’Eliseo, e per un miracolo l’abbondanza tornò in Gerusalemme. Dopo ciò il profeta tornò in grazia del re (II° Re 8:4-6). Può darsi che la carestia settennale di II° Re 8:1, sia quella citata in II° Re 4:38-44. Una rivoluzione in Siria fornì a Jehoram, collegato con il nipote Achazia, l’occasione di ricuperare Ramoth di Galaad, ch’era stata presa dai Siri. Ma nella battaglia fu ferito. Trovandosi convalescente ad Jzreel, Jehu si ribellò e lo uccise mentre tentava di fuggire. Il suo corpo fu gettato nella “possessione di Naboth Jzreelita”, secondo la profezia di Elia (I° Re 21:21-29; vedi II° Re 8:29 e II° Re 9:14-27). Così Jehoram fu l’ultimo dei sovrani della casa di Omri. 2. Figlio primogenito di Giosafat, e suo successore come re di Giuda. Regnò 8 anni, dall’a. C. 892 all’885; forse, nei primi anni, insieme al suo padre (I° Re 22:50; II° Re 8:16, 17; II° Cronache 21:1-3). Sposò Athalia figlia di Achab e di Jzebel, e si mostrò altrettanto malvagio quanto la sua parentela. Uno dei primi atti del suo regno fu di mettere a morte i suoi sei fratelli e vari fra i principali del regno (II° Cronache 21:4). Per punirlo di questa ed altre abominazioni (II° Cronache 21:11-13), gli Edomiti, ch’erano stati lungo tempo soggetti a Giuda, si ribellarono e riconquistarono la loro indipendenza (II° Cronache 21:8-10). Anche una delle sue proprie città si ribellò, e circa in quello stesso tempo, uno scritto di Elia gli annunziò spaventevoli calamità che stavano per sopraffarlo. Vennero infatti. Il territorio fu scorso dal nemico, il palazzo reale saccheggiato, e la famiglia reale, eccetto il figlio più giovane, fatta prigioniera. Il re fu percosso da un morbo terribile ed incurabile, che lo fece scendere, non rimpianto, nel sepolcro. Fu sepolto senza gli onori regi (II° Cronache 21:14-20). 3. Sacerdote impiegato da Giosafat ad istruire il popolo (II° Cronache 17:8).

Jehosceba (il suo giuramento nel Signore)

Moglie di Jehoiada, sommo sacerdote, figlia del re Joram, ma (così almeno si è supposto) non di Athalia. Se la supposizione è esatta, sarebbe stata soltanto sorellastra di Achazia (II° Re 11:2, 3; II° Cronache 22:11). Quando Athalia imprese la distruzione della prole reale, Jehosceba salvò il nipote Joas e per sei anni, d’accordo con Jehoiada, lo tenne nascosto nel Tempio.

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Jehotsadak (che l’Eterno fa giusto).

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Jehotsadak (che l’Eterno fa giusto)

(Aggeo 1:1). Figlio del sommo sacerdote Seraia, che fu ucciso a Ribla da Nebucadnetsar (II° Re 25:21). Fu portato in cattività (I° Cronache 6:14,15) e non diventò mai sommo sacerdote; ma il figlio Jeshua occupò quell’ufficio (Esdra 3:2; Nehemia 12:26); e i suoi discendenti l’occuparono sino ad Alcimus.

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Jehu (l’Eterno è).

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Jehu (l’Eterno è)

1. Figlio del veggente Hanani, contro il quale Asa tanto si sdegnò che lo fece incarcerare (I° Re 16:7; II° Cronache 16:7-10). Questo Jehu fu veggente egli pure, e fu mandato da Dio a Baasa per minacciarlo dei più severi castighi. Venne anche mandato con missione identica a Giosafat (II° Cronache 19:1,2). 2. (I° Re 19:16, cfr. II° Re 9:2). Nipote di Nimsi e figlio di Giosafat, scelto da Dio per regnare sopra Israele. E sebbene Jehu fosse tiranno ed idolatra pur nondimeno venne adoperato come strumento di divine vendette sulla casa dello scellerato Achab (I° Re 19:17; II° Re 9:1-10). Essendo stato proclamato re da alcuni suoi fautori raccolti a Ramoth di Galaad, andò ad Jzreel. Vedendolo avvicinare Jehoram mandò due o tre messi per conoscere le sue intenzioni; e siccome essi non tornavano, uscì ad incontrarlo egli stesso. Per un apparente caso, s’incontrarono sull’antica proprietà di Naboth Jzreelita (I° Re 21:1-24). Jehu, dopo averlo rimproverato per le sue molte iniquità, lo trafisse nel suo carro (I° Re 21:19 e II° Re 9:25). Giunto in Jzreel, Jehu fece gettar giù dalla finestra Jzebel madre di Jehoram. I cani vennero e ne divorarono il corpo, talché la profezia fu adempiuta in ogni sua parte (I° Re 21:23; II° Re 9:32-37). Poi Jehu ordinò agli anziani della città in cui dimoravano i 70 figli di Achab, di ucciderli (II° Re 10:7). Il giorno seguente fece eseguire un massacro della gente che apparteneva alla famiglia e agli aderenti di Achab in Jzreel. Quindi si mosse verso Samaria, ed avendo incontrato per strada una compagnia di 42 persone, tutte della famiglia di Achazia re di Giuda (ramo della famiglia di Achab), le fece tutte trucidare (II° Re 10:12-14). Ma il più terribile di questi atti di crudeltà fu l’eccidio di tutti i Baaliti convocati sotto pretesto d’una festa. Fece così “scomparire quel sincretismo religioso, che era stato favoreggiato dalla corte di Achab e dei suoi successori. Lo zelo di Jehu proveniva più da ragioni politiche che da amore verso Dio. Egli non abbandonò i vitelli d’oro. L’autore sacro insiste nel far notare come Jehu avesse violata la legge del Signore, e come Dio non mancò di punirlo dei suoi misfatti” (Sales). Il suo regno durò 28 anni, dall’a. C. 884 all’856. Ebbe a successore Joachaz. 3. Discendente di Giuda (I° Cronache 2:38). 4. Simeonita (I° Cronache 4:35). 5. Beniaminita che si unì a Davide (I° Cronache 12:3).

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Gesù Cristo ci benedica.

Il Natale.

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Il Natale

(Matteo 1:18-2:12)

Scritto da carla&francesco.

E’ PROPRIO IL NATALE DEL SIGNORE GESÙ CRISTO ? Alcune considerazioni in senso generale Una enciclopedia cosi recita: << Natale giorno della nascita di Gesù Cristo e quello in cui annualmente essa viene celebrata. L’origine della festività Natale è romana, ed è collegata sia al calendario romano civile che il 25 dicembre celebrava il solstizio invernale, è il natale del sole invitto, sia altri culti. Tra le manifestazioni popolari caratterizzano la festività, il presepe, l’albero (sopravvivenza dei riti agrari), i doni che ai fanciulli porta babbo natale.>> (Enc.Gen. DeAgostini) E’ una festa particolare, diversa per situazione e condizione dalle altre. Essa indica un preciso momento in cui il sacro tocca le corde del cuore fino a commuoverle. E’ il periodo dell’anno in cui tutti o quasi, si riscoprono più buoni e inclini alla tolleranza e al bene. FESTA RELIGIOSA PAGANA a) Nel mondo greco/romano Questa festa come tutte le feste è scandita da arcani ritmi delle natura. Le feste sono quasi tutte legate sia a momenti di vita quotidiana che a quelli ciclici della natura Presso gli antichi ogni avvenimento traeva la sua origine dalla religione di quel dato popolo (I° Samuele 5:1,2); la religione, in un certo senso, governava o condizionava ogni sfera dell’agire sia nella natura (Geremia 14:22), che nel lavoro, nella casa Giuda .17:5; Genesi 31:34], nel matrimonio etc… Ad ogni evento veniva associato un dio, raffigurato attraverso un idolo. Gli uomini rendevano omaggio a queste divinità attraverso delle feste; esempio la festa di Bacco (gr.Dioniso) dio dell’ebbrezza del vino. La cultura greco romana (e tutte le culture pagane in generale) è ricca di eventi mitologici: alcuni principali tra questi sono messi in risalto attraverso la celebrazione di una festa. Il cambio di stagioni che in un mondo pastorizio/agricolo come quello aveva il loro culmine con la semina e la raccolta; ecco allora le feste della fecondità in cui si celebrava la dea Diana [gr. Artemide] o Venere venerata come divinità dei boschi e della fecondità della natura. feste familiari i cui avvenimenti potevano ricordare un compleanno (Genesi 40:20; Matteo14:16) o altro attinente alla famiglie o alla stirpe feste locali come le attuali feste padronali di paese o città; queste feste a vario titolo coprivano circa i 2/3 dei giorni dell’anno Esse venivano preparate attraverso digiuni, preghiere, riti ect… e si celebravano con danze, canti, sacrifici, gare competitive e cosi via. Dicembre era un mese considerato “sacro a Saturno che dicevasi avesse insegnato ai mortali l’arte di coltivare, l’uso della falce e della vigna.” Da qui prese il nome di feste saturnali “ dedicate alla terra della quale celebravasi l’apparente torpore che cominciava col solstizio d’inverno…. Saturno, altre a essere considerato, nella essenza sua, come una delle personificazioni del cielo e del principio generatore, era anche rappresentato dalla leggenda quale colui che aveva insegnato l’uso della moneta e le regole del vivere civile. Per lui, l’uomo si riteneva esser passato da barbarie a civiltà, e a questo benefico cambiamento negli usi sociali alludeva l’uso di scambiarsi doni durante i Saturnali, come ceri accesi che si portavano intorno, eran simboli, ad un tempo, della nuova luce, venuta dagli ammaestramenti del Nume, e del calore quale elemento indispensabile alla produzione e alla vita. Durante i Saturnali ogni differenza di persone scompariva, ed i servi col pileo dell’uomo libero in capo, banchettavano insieme ai padroni, quale ricordo della uguaglianza antica.” b) Nel mondo della Palestina I Canazei, come i popoli della Palestina nel loro insieme, avevano come tutti i pagani, una svariata gamma di dei legati ai cicli della natura, al raccolto, alla fertilità, alla maternità, alla sensualità che tra l’altro la elevarono fino a dignità religiosa; nella Bibbia troviamo spesso di prostituzione, e fra questi popoli esisteva la cultura della prostituzione “sacra” (Deuteronomio 23:18) tanto che tra i fenici ogni donna doveva prostituirsi almeno una volta nella vita. Vi erano vari tipi di culti offerti alla varie divinità: Baal, Astarte, Dagon etc.. (Giudici 2:11-13; Giudici 16:23) c) Presso Israele Nel libro del Levitico troviamo sette feste: La Pasqua (Levitico 23:5); La festa dei pani azzimi (Levitico 23:6-8); La festa della mannella (piccolo fascio di spighe) delle primizie (Levitico23:9-14); La pentecoste  (Levitico23:15-22); La festa della trombe (Levitico 23:23-25); Il giorno dell’espiazione (Levitico23:26-32); La festa delle capanne (Levitico23:33-43) Queste sono le feste dell’Eterno; esse erano <<i giorni solenni>> cioè dei “periodi di tempo fissati per avvicinarsi a Dio e per presentare dei sacrifici. Nel pensiero divino, esse non erano feste del popolo, ma i <<miei>> giorni solenni, dice l’Eterno, messi da parte per Dio e per la sua gloria.”  (Levitico23:2,44) A queste feste poi ne vennero aggiunte altre legate al corso della storia del popolo ebreo (vedi la storia dei Maccabei e la purificazione del Tempio: festa della dedicazione Giovanni 10:22; all’intervento della Provvidenza es.: festa del Purim nel libro di Ester; Ester 9:17-19) LA FESTA DEL NATALE La festa del genetliaco del Signore Gesù Cristo per ben 300 anni non si sapeva cosa fosse tra i primi cristiani. L’unica festa riconosciuta era quella della ‘cena del Signore’ che però non era annuale ma tutte le volte che si incontravano (I° Corinzi11:20) La data della nascita di Cristo da sempre è stata oggetto di interpretazioni “Clemente Alessandrino (scrittore e teologo greco 150-215) cita storici dei sui tempi che ponevano questa nascita in Maggio a in Aprile e, tra i moderni, Ellicot fa nascere il Messia in Febbraio, Grewell al principio d’Aprile, e Lardner (scrittore U.S.A. 1885-1933)tra la metà di Agosto e di Novembre” NELLA LEGGENDA Il giorno della nascita del Cristo “fu mostrato ancora per le piante e gli alberi, che in questa stessa notte … fiorirono e fecino frutto e diedero licore” gli animali in specie il bue e l’asino “per il miracolo conoscendo Iddio, con le ginocchia piegate sì lo adorarono” Si parla di Geremia il profeta che quando scese in Egitto avvisò i magi di quel posto che quando “la Vergine partorisse figliuolo” i loro idoli sarebbero caduti in terra. I magi turbati da questa profezia “in un luogo segreto del tempio, ordinarono un’immagine di vergine portante un garzone in grembo, ed ivi sì l’adoravano” a Roma come testimonia Innocenzo papa terzo, “una fontana d’acqua si mutò in licore d’olio, e uscette fuori e corse fine al Tevere”. Questo perché una sibilla aveva profetizzato che quando dalla fontana fosse uscito olio, allora era il segno che sarebbe nato il Salvatore. altre leggende CIRCOSTANZE DI CARATTERE STORICO a) Origine “E’ un fatto ormai sicuro, scrive il dotto Kellner, che la celebrazione del 25 dicembre come festa del Natale del Signore, fu perfettamente ignorata in parte fino al secolo XIV nelle Chiese di Armenia e Mesopotamia, fondate in tempi antichissimi. Anche nella maggior parte delle Chiese d’Oriente la festa non trovò adito che negli ultimi decenni del secolo IV e in altre alquanto più tardi.” A Costantinopoli “la prima forse a celebrare il Natale” avvenne per opera del vescovo Gregorio Nazianzeno presso la “cappella detta Anastasia. Fu qui che il 25 dicembre 379 o 380, come dice egli stesso nell’omelia pronunciata per l’occasione, si celebrò a Costantinopoli, per la prima volta, la festa del Natale” cacciato da Costantinopoli (dopo il II Concilio ecumenico 381), questa festa venne ripresa “per opera dell’imperatore Onorio che, in occasione di una visita nel 395 alla capitale, avrebbe persuaso sua madre ed il fratello Arcadio a celebrarla come già costumavasi in qualche chiesa d’occidente” “A Gerusalemme il genetliaco del Salvatore non aveva una festa propria e, fino al secolo V, vi erano sempre in Palestina cristiani che consideravano il giorno 6 gennaio dell’Epifania come quello della nascita del Verbo incarnato… Soltanto verso la metà del V secolo si sarebbe cominciato anche in Gerusalemme a distinguere il Natale dell’Epifania” Ad Antiochia la festa pare essere avvenuta ad opera del Crisostomo il 25 dicembre 386. Essa fu voluta in contrapposizione alle pretese degli ebrei i quali volevano ad Antiochia che i cristiani osservassero le loro feste (a titolo puramente informativo va fatto notare che esisteva una certa somiglianza, “Almeno sul piano della terminologia, con la festa giudaica <<khanukka>>; entrambe sono state talvolta chiamate <<festa delle luci>>”). Il Crisostomo nel difendere le feste cristiane propone di aggiungerne una “che certo doveva tornare ostile agli ebrei: quella del Natale del Messia” Il Crisostomo raccomandava questa festa per tre motivi: a) perché questa festa si era diffusa assai rapidamente trovando il favore di molti; b) attraverso antichi manoscritti rinvenuti in Roma era possibile determinare il tempo in cui avvenne il censimento voluto da Augusto e di conseguenza il natale del Signore; c) “l’anno natale del Signore risulterebbe dal tempo in cui l’angelo sarebbe apparso nel tempio a Zaccaria padre del Battista e cioè, Zaccaria siccome sommo sacerdote sarebbe entrato nel <<Sancta Sanctorum>> il giorno della riconciliazione, che cade in settembre; sei mesi dopo, quindi in marzo, sarebbe avvenuta l’annunciazione e nove mesi dopo questa Cristo sarebbe nato, cioè in dicembre” Obiezioni: a) è difficile se non impossibile determinare il tempo in cui Zaccaria entrò nel <<sancta sanctorum>> ovvero nel luogo Santissimo (Luca 1:5-24); b) egli, Zaccaria, non era sommo sacerdote e perciò egli non officiava nel giorno dell’espiazione, che il Crisostomo chiama “riconciliazione”; c) da una attenta lettura dell’Evangelo di Luca si evince che egli non entrò nel luogo Santissimo poiché l’altare dei profumi si trovava nel luogo Santo (Esodo 30:6). Altra menzogna smascherata voluta da chi voleva tenere le persone nell’ignoranza delle Sacre Scritture. A Roma, probabilmente, fu per opera di Papa Giulio I, verso la metà del IV secolo. La festa venne celebrata attraverso un sotterfugio che qui riporto, utilizzando le parole di chi la giustifica: “… da una lettera attribuita a san Cirillo di Gerusalemme … l’imperatore Tito, nella distruzione di Gerusalemme, avrebbe fatto trasportare a Roma una grande quantità di libri giudaici su cui il dotto Papa Giulio avrebbe potuto fare indagini per stabilire il preciso giorno della nascita del Salvatore. Ora in un manoscritto del celebre storico ebreo Giuseppe Flavio, egli avrebbe trovato che l’apparizione dell’angelo a Zaccaria nel tempio avrebbe avuto luogo nel settimo mese e precisamente nel giorno della riconciliazione che cadeva allora il 23 settembre il quale fu pure il giorno della concezione del figlio suo Giovanni Battista, e, siccome, secondo San Luca, Gesù nacque sei mesi più tardi, dunque sarebbe proprio venuto al mondo il 25 dicembre. Disgraziatamente però, anzitutto, le lettere attribuita a Cirillo di cui si hanno tali particolari, non sembra autentica e poi … è in realtà impossibile precisare l’epoca della apparizione di Zaccaria nel tempio e quindi la concezione del suo figlio” b) sacro e profano. Il mese di dicembre era un mese posto sotto la tutela della dea Vesta, protettrice del focolare domestico e pubblico, e sacro al dio Saturno. In questo mese il 17 si festeggiavano i Saturnali che inizialmente duravano un sol giorno, ma che furono poi portati a tre da Cesare. Queste celebrazioni “culminavano al 25 dicembre col Natalis solis invicti.”, festa istituita dall’imperatore Aureliano nel 274 A.D. In oriente la sera del 24 dicembre si celebrava la festa del dio Mithra, il dio solare, dell’amicizia e dell’ordine cosmico, nato dalla pietra e portatore della nuova luce <<Genitor luminis>>. In quella sera i fedeli a questo dio accendevano dei fuochi per aiutare il sole a salire più in alto sopra l’orizzonte. Nel sincretismo religioso romano l’unione del culto Natalis solis con quello del dio Mithra fu cosa fatta. L’imperatore Costantino (280-337) volle in seguito riunire il culto al sole, di cui egli era il figlio protetto, e il culto al dio Mithra con il cristianesimo. E’ sotto il suo regno che appare la festa del Natale. La giustificazione che il cattolicesimo da alla festa del natale è questa: “nulla quindi di più ovvio, come già osserva san Gregorio Magno (540-604; eletto papa il 590), di sostituire tali solennità pagane, specialmente poi quella del Natale del sole, con la solennità del Natale di nostro Signore Gesù Cristo. A ciò dovette poi concorrere un’altra ragione di ordine altamente morale e mistico. Come si sa il sole, dopo d’aver raggiunto il 21 dicembre il perigeo, ricomincia a descrivere in cielo archi maggiori che indussero i pagani a designare il giorno in cui rendersi percettibile questa massima ascensione appunto il Natale del Dio sole invitto. Ora qual cosa più naturale per i cristiani di quel tempo che pensare, nella ricorrenza di questo fenomeno astrofisico visibile a tutti, alla nascita di colui ch’è la vera luce del mondo? Anche se non ci fosse stato nella Sacra Scrittura (ma perché c’è? n.d.r.) una spinta ad usare questa immagine, il senso cristiano avrebbe dovuto arrivare da sé, e per questo è tanto comune presso i Padri della Chiesa il paragone di Cristo col sole e della sua virtù con la vittoria della luce sulle tenebre” Cipriano (205-258) vescovo di Cartagine designa il Messia come Sol Verus; Ambrogio (334-397) vescovo di Milano (374) prima ancora di ricevere il battessimo e i vari ordini sacri; designò Cristo come: Hic sol novus noster; … etc…, ect…“Qual cosa quindi più spontanea , specialmente poi per Roma cristiana, che passasse simili frasi nella liturgia del Natale e di collocare la nascita del nuovo e vero Sole nel dì in cui fin dai tempi antichi era segnato nel suo calendario un Natalis solis” La Roma cattolicissima si è poi sforzata di imporre questa festa della natività a tutto l’impero. c) Altra testimonianza che ci testimonia dell’assenza del Natale è quella delle iconografie della pittura e dell’arte, in quanto fino del IV secolo d.C. non si riscontrò nulla; è successivamente dopo, che si incomincia ad avere qualcosa della natività. LE TRADIZIONI E GLI USI nella celebrazione del Natale a) Auguri e propiziazione Presso gli antichi romani, come pure nelle altri parti del mondo civilizzato di allora, vi erano sacerdoti che interpretavano la volontà divina mediante l’osservazione del volo del canto degli uccelli o altri segni questo tipo di divinazione è rimasta nella mentalità e nella cultura odierna seppure velata da un altro fine. Nella festa del Solis Invictis (ora festa della nascita del Cristo), il senso della solennità era dovuto alla nuova nascita del sole. Dall’osservazione del cielo era possibile trarre dei pronostici; con la luna ad esempio in fase crescente l’annata del raccolta sarà buona, viceversa se è in fase calante. Altri auguri era l’acqua attinta nel silenzio presso una fontana in siffatta maniera ciò voleva presagire un anno di benessere, felicità, ricchezze; la veglia in segno di riverenza al sole; un pane rotondo posto in tavola tra due rami una di ulivo che simboleggia la prosperità e l’altro l’arancio che simboleggia l’abbondanza e cosi via b) Il ceppo di Natale E’ un’usanza largamente diffusa in Europa, e in Italia nella regione dell’Umbria. La sua particolarità consiste nel fare bruciare un grosso pezzo di legno di olivo (Umbria) fino al giorno della strage degli innocenti, poi, le ceneri ricavate vengono fatte spargere sul campo e nelle vigne accompagnate da parole augurali. E’ questo uno di quei riti agrari pagani che solevano in questo modo propiziarsi il dio e dea della fecondità della terra per i raccolto dell’anno successivo c) il personaggio babbo natale e i doni In genere i doni hanno a che fare con i riti propiziatori e dell’abbondanza. Abbiamo visto come nelle feste Saturnali c’era lo scambio di doni, l’uguaglianza delle classi sociali (quello che oggi diciamo: siamo tutti fratelli vogliamoci bene), lo scambio di auguri; ora tutto questo è associato alla natività del Signore il Natale. Babbo natale o santa klaus (assai conosciuto nei paesi nordici e in U.S.A.; è la forma distorta del nome Nicolaus). Il nome di babbo natale e la sua figura trae origine da un vescovo Nicola di Mira (o di Bari) che la tradizione cattolica vuole come taumaturgo per eccellenza. Di questo vescovo tra le altre cose si dice, ma si parla di leggenda, che a tre povere fanciulle regalò una cospicua dote con cui sposarsi; questo atto di generosità vuole essere assunto a simbolo dell’uso natalizio di scambiarsi i doni; tuttavia la sua origine è assai più antica ed è legata ad altri riti. d) L’albero di natale Quando pensiamo all’albero di natale, siamo soliti pensare ad un pino inghirlandato, cioè palle luminose, stelle filanti, luci colorate etc.. In realtà l’uso dell’albero di natale collegato al genetliaco del Signore sembra sia stato introdotta da Bonifacio (675-755) che evangelizzatore della Germania, abbia addobbato un albero come tributo al bambino Gesù. Questo “rito” sostituì una crudeltà consueta tra i popoli germani e scandinavi, i quali in onore al dio Odino (per importanza paragonabile a Giove per i romani e Zeus per i greci) compivano sacrifici durante i quali le viscere dei loro nemici venivano usate come ghirlande da spargere sugli alberi, dopodiché venivano arsi. In alcune aree del nord Europa e dell’Italia si ha l’uso di appendere i doni all’albero natalizio (altri per la maggiore li lasciano sotto); sembra che tale sentimento popolare abbia la sua origine in una leggenda che vuole che la croce sia stata costruita con l’albero spuntato dalla bocca del primo uomo Adamo, dopo la sua morte. IL “NATALE” E’ UNA FESTIVITÀ SACRA O NO ? a) ha un senso per noi cristiani festeggiare il Natale? Abbiamo visto come questa festa abbia origine pagana, come sia stata voluta in alcuni casi in contrapposizione alle feste giudaiche, e come sia stata circondata da menzogne. Anche se inizialmente vi furono aree, nel campo della cristianità, che ricollegassero le proprie feste a quelle giudaiche, esse tuttavia, in una certa misura erano in contrapposizione a quest’ultime. La volontà nel tempo “di separare la propria sorte da quella della comunità giudaica (e s’incominciano a vedere i prodromi del “vecchio cattolicesimo”) ha avuto come effetto di accogliere nuovi motivi di fondo, di provenienza pagana” Certo è che come cristiani se dovessimo rifarci alla “sola scriptura” per quel che riguarda le feste da celebrare scopriremmo che non c’è ne sono. Qualcuno dirà come sia possibile visto che nel libro del Levitico Dio né menzioni ben sette; ebbene studiando ognuna di queste feste, possiamo notare che esse “hanno un significato figurato e una portata profetica”. Infatti, le sette feste di Dio devono essere per il loro significato, applicate nella vita del credente, tutti i giorni, perché quelle feste “possono essere considerate come altrettante esperienze spirituali che il riscattato è chiamato a conoscere durante la sua vita”. Il credente non è più chiamato a celebrare delle feste rituali (Gioele 4:8-10; Ebrei 10:1-3) in quanto che queste celebrazione, istituite nell’antica dispensazione, erano una prefigurazione della salvezza operata dal Messia (Colossesi 2:16; Ebrei 10:5-10; I° Corinzi 5:7,8) Ai giorni nostri la festa del Natale al di là della sua funzione religiosa è divenuta occasione di affari di ogni genere. L’industria commerciale immette sul mercato ogni genere di prodotto atto a soddisfare ogni tipo di piacere pilotandone i gusti, i sogni, i desideri attraverso la dea della persuasione; come scrive qualcuno “«Che ci piaccia o no, siamo tutti figli di Peitho, la dea della persuasione»” Il mondo, cosiddetto religioso, ripropone riti magici e propiziatori fino al punto che, finiamo con il dimenticare che il paganesimo e l’idolatria, si vestono sempre più di cristianità, allontanandoci così progressivamente dal vero significato della nascita del nostro Signore, Gesù Cristo. CONCLUSIONE a) Libertà e dovere Si è solito giustificare ogni cosa con la classica frase “<<lo fanno tutti, perché non posso farlo anch’io ?>>” con questa logica il tempo ha permesso e continua a permettere ogni cosa. Esiste un principio che è la ‘libertà cristiana’ che è stata in ogni tempo motivo di disordine morale. Abbiamo l’esempio di alcuni presunti fratelli frequentatori dell’assemblea di Corinto. Questi con molta probabilità conducevano un vita in antitesi con il ‘vivere’ una vita santa, “prendendo come pretesto il principio della libertà cristiana proclamata da Paolo … adottando il detto <<tutto mi è lecito>>”. Ma quella libertà era da Paolo usata per l’emancipazione del credente da tutte le pratiche giudaiche. Paolo nel ribadire il principio della libertà cristiana “Ogni cosa mi è lecita…” (I° Corinzi 6:12) non vuole avvilire la dignità dell’uomo, ma al contrario vuole renderla libera da qualsiasi ’bassa tendenza’ Ora se è vero che per il cristiano ‘nato di nuovo’ non vi sono restrizioni, è altresì vero che l’etica non deve essere menomata; infatti Paolo subito aggiunge “…ma non ogni cosa è utile…” (I° Corinzi 6:12) Se vi sono cose che possono risultare dannose al proseguo della vita spirituale, il credente ha il dovere di evitarle; così come l’apostolo Paolo invita a fare nel concludere il versetto “… io non mi lascerò dominare da nulla” (I° Corinzi 6:12) L’esperienza ha fatto vedere che là dove il credente giustifica ogni cosa, facendo valere la propria libertà cristiana, si è poi finiti con l’essere dominati da ciò che si giustificava. b) Che fare? La festa del 25 dicembre conosciuta come la festa della natività del Signore Gesù Cristo, è una mera fantasia dell’uomo poiché è priva di ogni fondamento storico nonché biblico; essa ha le sue origini nel paganesimo e nella idolatria a cui l’uomo si è dato, preferendo adorare così la creatura anziché il Creatore (Romani 1:25) c) … e allora? Il cristiano può e deve domandarsi se una simile festa sia degna di celebrazione; qualora la risposta sia affermativa la domanda successiva dovrà essere necessariamente, che tipo di edificazione essa possa portare. Se poi, la festa del Natale, è la celebrazione della natività del Cristo dove è, allora, l’onore che gli è dovuto attraverso una vita arresa completamente a Lui ? E’ una vita che guarda non solo all’incarnazione di Dio , ma anche alla sua morte e alla sua resurrezione ? Il Natale del Signore Gesù Cristo nasce ogni qual volta un’anima accetta la salvezza come puro atto della grazia di Dio, perché in quel cuore fino ad allora chiuso nelle tenebre, una luce finalmente è potuta risplendere portando gioia e letizia, e non un mero momento magico.

(Dal 22 marzo 2010 il Martedì, ora 19:30. E la Domenica, ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

Gesù Cristo ci benedica.

Mosè risale sul monte Sinai Esodo Capitolo 24.

La pace di Gesù Cristo sia con tutti voi. Se volete potete leggete la Sacra Bibbia. E’ L’unica fonte di verità. Una Parola “quotidiana”.

Mosè risale sul monte Sinai Esodo Capitolo 24
Giosuè 24:22-27; Ebrei 9:18-23 (II° Cronache 15:11-15)
Poi Dio disse a Mosè: «Sali verso il SIGNORE tu e Aaronne, Nadab e Abiu, e settanta degli anziani d’Israele e adorate da lontano; poi Mosè solo avanzerà verso il SIGNORE; ma gli altri non si avvicineranno e neppure il popolo salirà con lui». Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del SIGNORE e tutte le leggi; e tutto il popolo rispose a una voce e disse: «Noi faremo tutte le cose che il SIGNORE ha dette». Mosè scrisse tutte le parole del SIGNORE. Poi si alzò la mattina presto e costruì ai piedi del monte un altare e dodici pietre per le dodici tribù d’Israele. Mandò dei giovani israeliti a offrire olocausti e a immolare tori come sacrifici di riconoscenza al SIGNORE. Mosè prese metà del sangue e la mise in catini; l’altra metà la sparse sull’altare. Poi prese il libro del patto e lo lesse in presenza del popolo, il quale disse: «Noi faremo tutto quello che il SIGNORE ha detto e ubbidiremo». Allora Mosè prese il sangue, ne asperse il popolo e disse: «Ecco il sangue del patto che il SIGNORE ha fatto con voi sul fondamento di tutte queste parole». (Ezechiele 1:26-28; Apocalisse 4:2-6) (Esodo 33:18-23; Matteo 5:8) Poi Mosè e Aaronne, Nadab e Abiu e settanta degli anziani d’Israele salirono e videro il Dio d’Israele. Sotto i suoi piedi vi era come un pavimento lavorato in trasparente zaffiro, e simile, per limpidezza, al cielo stesso. Ma egli non stese la sua mano contro quegli eletti dei figli d’Israele; anzi essi videro Dio, e mangiarono e bevvero. Deuteronomio 9:9-11 Il SIGNORE disse a Mosè: «Sali da me sul monte e férmati qui; io ti darò delle tavole di pietra, la legge e i comandamenti che ho scritto, perché siano insegnati ai figli d’Israele». Mosè dunque si alzò con Giosuè suo aiutante; Mosè salì sul monte di Dio e disse agli anziani: «Aspettateci qui, finché non torneremo da voi. Aaronne e Hur sono con voi; chiunque abbia qualche problema si rivolga a loro». Mosè dunque salì sul monte e la nuvola ricoprì il monte. La gloria del SIGNORE rimase sul monte Sinai e la nuvola lo coprì per sei giorni. Il settimo giorno il SIGNORE chiamò Mosè di mezzo alla nuvola. Ai figli d’Israele la gloria del SIGNORE appariva come un fuoco divorante sulla cima del monte. Mosè entrò in mezzo alla nuvola e salì sul monte; Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti.

Costruzione del Tabernacolo

Esoso 25:1-40: Esodo 38 (Ebrei 9:1-28) I° Corinzi 3:16; Apocalisse 21:3
(Buon Ascolto. (Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

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Le offerte Esodo Capitolo 25.

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Le offerte Esodo Capitolo 25
(Esodo 35:4-35)
Il SIGNORE parlò a Mosè e disse: «Di’ ai figli d’Israele che mi facciano un’offerta. Accetterete l’offerta da ogni uomo che sarà disposto a farmela di cuore. Questa è l’offerta che accetterete da loro: oro, argento e rame; stoffe di colore violaceo, porporino, scarlatto; lino fino e pelo di capra; pelli di montone tinte di rosso, pelli di delfino e legno d’acacia; olio per il candelabro, aromi per l’olio dell’unzione e per l’incenso aromatico; pietre d’ònice e pietre da incastonare per l’efod e il pettorale. Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.

L’arca del patto

(Esodo 37:1-9; Deuteronomio 10:1-5) Colssesi 2:17
«Faranno dunque un’arca di legno d’acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo e la sua altezza di un cubito e mezzo. La rivestirai d’oro puro; la rivestirai così, sia dentro che fuori; le farai al di sopra una ghirlanda d’oro, che giri intorno. Fonderai per essa quattro anelli d’oro, che metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall’altro lato. Farai anche delle stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro. Farai passare le stanghe negli anelli ai lati dell’arca, perché servono a portarla. Le stanghe rimarranno negli anelli dell’arca e non ne saranno sfilate. Poi metterai nell’arca la testimonianza che ti darò. Farai anche un propiziatorio d’oro puro; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo e la sua larghezza di un cubito e mezzo. Farai due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio; fa’ un cherubino per una delle estremità e un cherubino per l’altra; farete in modo che questi cherubini escano dal propiziatorio alle due estremità. I cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; avranno la faccia rivolta l’uno verso l’altro; le facce dei cherubini saranno rivolte verso il propiziatorio. Metterai il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la testimonianza che ti darò. Lì io mi incontrerò con te; dal propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d’Israele.

La tavola dei pani della presentazione

(Esodo 37:10-16; Levitico 24:5-9)
«Farai anche una tavola di legno d’acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti; la sua larghezza di un cubito e la sua altezza di un cubito e mezzo. La rivestirai d’oro puro e le farai una ghirlanda d’oro che le giri intorno. Le farai una cornice alta quattro dita; e a questa cornice farai tutt’intorno una ghirlanda d’oro. Le farai pure quattro anelli d’oro e metterai gli anelli ai quattro angoli, ai quattro piedi della tavola. Gli anelli saranno vicinissimi alla cornice per farvi passare le stanghe destinate a portare la tavola. Farai le stanghe di legno d’acacia, le rivestirai d’oro e serviranno a portare la tavola. Farai pure i suoi piatti, le sua coppe, i suoi calici e le sue tazze da servire per le libazioni. Li farai d’oro puro. Metterai sulla tavola il pane della presentazione, che starà sempre davanti a me.

Il candelabro d’oro

Esodo 37:17-24 (Zaccaria 4:2-3, 11-14; Apocalisse 1:12, Apocalisse 20; 4:5)
«Farai anche un candelabro d’oro puro; il candelabro, il suo piede e il suo tronco saranno lavorati al martello; i suoi calici, i suoi pomi e i suoi fiori saranno tutti di un pezzo col candelabro. Dai lati gli usciranno sei bracci: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall’altro. Sul primo braccio saranno tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore; e sul secondo braccio, tre calici a forma di mandorla, con un pomo e un fiore. Lo stesso per i sei bracci uscenti dal candelabro. Nel tronco del candelabro ci saranno poi quattro calici a forma di mandorla, con i loro pomi e i loro fiori. Ci sarà un pomo sotto i due primi bracci che partono dal candelabro; un pomo sotto i due bracci seguenti, e un pomo sotto i due ultimi bracci che partono dal candelabro: così per i sei bracci uscenti dal candelabro. Questi pomi e questi bracci saranno tutti d’un pezzo col candelabro; il tutto sarà d’oro fino lavorato al martello. Farai pure le sue lampade, in numero di sette; le sue lampade si accenderanno in modo che la luce rischiari lo spazio davanti al candelabro. I suoi smoccolatoi e i suoi piattini saranno d’oro puro. Per fare il candelabro con tutti questi suoi utensili si impiegherà un talento d’oro puro. Vedi di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte.

(Buon Ascolto. (Dal 22 marzo 2010, il Martedì, Ora 19:30. E la Domenica Ora 17:30) Dal sito www.salmo23.it Radio Salmo23 web. Potete ascoltare un messaggio in diretta predicato dal Pastore Enzo Chinnici. Responsabile della Chiesa Evangelica Pentecostale Jeshua. Sita in via Louis Braille, N° 90. Pietra Tagliata CAP, 90135 Palermo, (Sicilia.) Sevi fa piacere potete visitare il nostro sito. http://www.chiesajeshua.org

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Tetragramma biblico Nomi di Dio nella Bibbia.

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Nomi di Dio nella Bibbia

Tetragramma biblico

Il tetragramma biblico o tetragràmmaton è la sequenza delle quattro (τέτρα, tetra in greco) lettere (γράμματα, gràmmata in greco) ebraiche יהוה (yod, he, waw, he) che compongono il nome proprio del dio descritto nella Tanach. In passato era largamente attestata la traslitterazione JHWH. In epoca contemporanea invece, la traslitterazione più diffusa è YHWH, dato che il valore consonantico e fonetico che la lettera J possiede in diverse lingue neolatine e inglese (come in jeans) non corrisponde alla yod ebraica. Gli Ebrei considerano dall’antichità il tetragramma troppo sacro per essere pronunciato. Nelle letture bibliche della Torah e nelle preghiere, viene quindi sostituito da nomi impersonali come Adonai (“Signore”) o Elohim (“gli Dei”, al plurale, per titolo di riverenza), mentre al di fuori del contesto liturgico si pronuncia normalmente haShem (“il Nome”). Nelle traduzioni della Bibbia ebraica in altre lingue, normalmente si usa “il Signore” o “l’Eterno”; queste due ultime forme sono usate anche da quasi tutte le traduzioni cristiane dell’Antico Testamento. Dato che nella lingua ebraica non si scrivono le vocali, il tetragramma biblico è costituito unicamente da consonanti; poiché esso non viene più pronunciato, non si sa più quali vocali debbano essere interpolate alle consonanti. Delle tre consonanti che compongono il tetragramma, inoltre, due hanno un suono semivocalico e tutte e tre possono anche essere mute nella pronuncia (matres lectionis): pertanto si potrebbe anche arrivare, paradossalmente, a ipotizzare una pronuncia unicamente vocalica, quasi come una emissione ininterrotta del fiato. L’Ebraismo ritiene persa la corretta pronuncia del nome sacro. Da ciò è nata, a partire dal XVI secolo e soprattutto da parte di studiosi cristiani, una ricerca approfondita e vasta, tuttora in discussione.

Nella Bibbia Versioni ebraiche

Secondo la Jewish Encyclopedia: «Il Tetragramma compare 5.410 volte nella bibbia, suddiviso nei libri seguenti: Genesi 153, Esodo 364, Levitico 285, Numeri 387, Deuteronomio 230 (totale nella Torah: 1.419); Giosuè 170, Giudici 158, Samuele 423, Re 467, Isaia 367, Geremia 555, Ezechiele 211, Profeti minori 345 (totale nei Profeti: 2.696); Salmi 645, Proverbi 87, Giobbe 31, Rut 16, Lamentazioni 32, Daniele 7, Esdra Neemia 31, Cronache 446 (totale negli Agiografa: 1.295).» Secondo le fonti il nome ricorre 6.828 volte nella forma יהוה, compresi i 134 punti in cui i soferim (“scribi”) ebrei cambiarono il testo ebraico originale da יהוה in “Ado-nai” e appare per la prima volta nel Libro della Genesi (2,4). Nella Bibbia ebraica, il tetragramma è la forma più diffusa per indicare Dio, ma non è esclusiva. Ad esempio, in alcuni salmi, come il 43 (42 secondo la divisione della Septuaginta), si usa solo il titolo E-lohim (forma plurale di E-loah = “Divinità”). Inoltre non compare nel Cantico dei Cantici, nell’Ecclesiaste (Qoelet) e nel Libro di Ester, un fatto che mostrerebbe secondo alcuni studiosi l’epoca tarda di composizione di questi libri, i cui autori sarebbero vissuti in un’epoca in cui non si pronunciava più il Nome divino, tanto nell’uso comune quanto nella lettura della Bibbia. Nel Libro di Ester è presente un acrostico che forma il tetragramma, ma all’inverso. Gli studiosi, a partire dal XVIII secolo, hanno notato come all’utilizzo dei diversi nomi divini nella Bibbia si possono far corrispondere tradizioni compositive differenti. Ad esempio nel libro della Genesi è presente una versione della creazione che utilizza il nome E-lohim. Nel testo masoretico il tetragramma compare con le vocali di Ado-nai per ricordare al lettore di pronunciare “Ado-nai”.

Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento, alla luce di quanto detto finora, sembra molto strano constatare che le copie manoscritte esistenti del testo originale delle Scritture Greche Cristiane non contengano il nome divino per intero. Perciò il nome non compare nemmeno nella maggior parte delle traduzioni del cosiddetto Nuovo Testamento. Eppure ricorre in forma abbreviata nell’espressione “Alleluia” in Apocalisse 19:1, 3, 4, 6 (CEI, 2008). L’invito “Lodate Iah!” (NM) fatto dai figli spirituali di Dio indica chiaramente che il nome divino non era caduto in disuso: era importante e pertinente come lo era stato in epoca precristiana.

 

Tetragramma biblico.

Etimologia e significato

L’interpretazione del tetragramma si basa su un passo del Libro dell’Esodo (3,14): in tale versetto esso è solitamente tradotto in italiano con “Io sono”. La frase completa è tradotta: “Io sono ciò che sono”, “Io sono colui che è”, “Io sono colui che sono” o ancora “Io sono io-sono”. La Jewish encyclopedia riporta: «è possibile determinare con un buon grado di certezza la pronuncia storica del Tetragramma, e il risultato è in accordo con l’affermazione contenuta in Esodo 3:14, nel quale la radice verbale si rivela come “Io sarò”, una frase che è immediatamente preceduta dall’affermazione completa “Io sarò ciò che sarò”, oppure, come nelle versioni in italiano (o in inglese) “Io sono” e “Io sono ciò che sono”. Il nome deriva dalla radice del verbo essere, ed è visto come un imperfetto. Questo punto è decisivo per la pronuncia poiché l’etimologia è basata in questo caso sulla parola “nota”. Gli esegeti più antichi, come Onkelos, i Targumin di Gerusalemme e lo pseudo-Gionata considerano Ehyeh e Ehyeh asher Ehyeh come il nome della Divinità, e accettano l’etimologia di hayah: “essere” Il versetto potrebbe anche significare “io mostrerò d’essere ciò che mostrerò d’essere” oppure “Io sono l’essenza dell’essere”; il nome per indicare che Dio può manifestarsi nel tempo come tutto ciò che desidera e che attualmente è fuori del tempo. Con ciò YHWH dice a Mosè di essere colui che è sempre presente a favore del suo popolo. Il nome di Dio assume così un doppio significato: storico-salvifico: Io sono colui che è presente per salvare il mio popolo dalla schiavitù d’Egitto; si ritiene che tale significato sia il più fedele al contesto in cui il nome appare. metafisico: Io sono colui che esiste di per sé; Dio rivela a Mosè di essere l’Essere in quanto essere. Tale significato è stato sviluppato in epoca cristiana, soprattutto nell’ambito della riflessione metafisica e ontologica. Infatti, le caratteristiche di YHWH corrispondono a quelle che Parmenide aveva definito per l’essere (immutabilità, incorruttibilità, eternità…). Per altri ebraisti, יהוה è una forma verbale, causativo imperfetto di הוה (hawàh, “divenire”), traducibile con “Egli fa divenire”. Questo nome sottintende che chi lo porta sia il creatore che “fa divenire”, porta all’esistenza le cose o diviene qualsiasi cosa voglia per adempiere la sua volontà. In seconda analisi può essere tradotto come “Colui che verrà”, rivelando la sua incarnazione nel Messia. Il teologo Hans Kung nel libro Dio esiste pag. 691,692 (Monaco 1978, Mondadori, Milano 1979) al paragrafo L’unico Dio con un nome fa un’ampia disamina sul significato del nome, esprimendo un punto diverso. (i corsivi sono dell’autore): ‘….Jahve’ (abbreviazione di Jah): scritto in ebraico soltanto da quattro consonanti, con il tetragramma JHWH. Soltanto in epoca molto posteriore, non volendo più pronunciare per rispetto il nome di Jahve’ (a partire dal secolo III), si aggiunsero alle quattro consonanti le vocali del nome divino Adonai (Signore ), dando così motivo ai teologi medievali (e agli odierni Testimoni di Geova) di leggere Jehova invece di Jahve’. Ma qual e’ il significato del nome Jahve’? In tutto l’Antico Testamento, nel quale il nome ricorre più di seimilaottocento volte, si trova soltanto l’enigmatica risposta ricevuta da Mose’ sul Sinai, davanti al roveto ardente: ‘ehejeh aser ‘ehjeh. Come tradurre questa dichiarazione, sulla quale e’ stata scritta tutta una piccola biblioteca? Per lungo tempo ci si è attenuti alla traduzione greca dell’Antico Testamento (detta dei Settanta, in quanto opera, secondo la leggenda, di settanta traduttori): <<Io sono colui che sono>>. Una traduzione che conserva ancora il suo valore. Il verbo hajah infatti – sia pure in rarissimi casi – significa anche <<essere>>. Per lo più però il suo significato va cercato tra <<essere presente, aver luogo, manifestarsi, accadere, divenire>>. Siccome inoltre in ebraico si ha la stessa forma per il presente e il futuro, si può tradurre tanto <<Io sono presente quando sono presente>> quanto <<Io sono presente quanto sarò presente>> oppure – secondo il grande traduttore ebreo dell’Antico Testamento Martin Buber – <<Io sarò presente quando sarò presente>>. Qual’e’ il significato di questo nome enigmatico? Non si tratta di una dichiarazione sull’essenza di Dio, come ritenevano i Padri della Chiesa, gli scolastici medievali e moderni: nessuna rivelazione dell’entità metafisica di Dio, da intendersi nel senso greco di un essere statico (<<ipsum esse>>), nel quale, secondo la concezione tomistica, l’essenza e l’esistenza coinciderebbero. Si tratta piuttosto di una dichiarazione sulla volontà di Dio, secondo l’interpretazione oggi fornita dai principali esegeti dell’Antico Testamento: vi si esprime la presenza di Dio, la sua esistenza dinamica, il suo essere presente, reale, operante, il suo infondere sicurezza, in tutto in una formulazione che non permette oggettivazioni, cristalizzazioni e fissazioni di sorta. Il nome <<Jahve’>> quindi significa: <<Io sarò presente!>> – guidando, aiutando, rafforzando, liberando……………..Il Dio della Bibbia – un Dio dal dinamismo veramente storico.’ D’accordo con Hans Kung sul significato dinamico del nome di Dio e’ il filosofo ebreo Ernst Bloch in Das Prinzip Hoffnung III a pag. 1457 così si esprime: ‘ Il Dio dell’Esodo e’ diverso ed ha conservato anche nei profeti la sua ostilità contro l’oppio e i padroni. Egli soprattutto non e’ statico come tutti gli dei pagani che l’hanno preceduto. A Mose’ Jahve’ ha dato, fin dall’inizio, una propria definizione che continua a mozzare il fiato e rende priva di senso ogni statica: ‘Dio disse a Mose’ : <<Io sarò quello che sarò>>’ (Esodo 3, 14)… Per rendersi conto della peculiarità di questo passo lo si confronti con un’altra interpretazione, con il posteriore commentario di un altro nome divino, del nome di Apollo. Plutarco riferisce (De El apud Delphos, Moralia III) che sopra la porta del tempio di Apollo a Delfi era inciso il segno EI; dopo aver tentato di dare una interpretazione mistico-numerica delle due lettere, egli giunge a concludere che EI significherebbe, grammaticalmente e metafisicamente, la stessa cosa, e cioè ‘Tu sei’, nel senso dell’esistenza atemporale e immutabile del Dio. ‘Ehejeh aser ‘ehjeh invece ci presenta fin dalla prima apparizione di Jahve’ un Dio della fine dei giorni, che ha nel futuro la propria qualità ontologica. Questo Dio-Fine e Omega sarebbe stato una stoltezza a Delfi, come in ogni religione il cui Dio non sia un Dio dell’esodo’. Secondo un’altra teoria non molto affermata, al tempo di Mosè in Egitto la luna era indicata dal termine Jah e dunque Jah-wah poteva essere il termine preciso per luna-crescente. Il Dio ebraico deriverebbe quindi da una divinità lunare.

 Yahweh (Jahvè)

Questa forma è quella sulla quale si ha il consenso della maggior parte degli studiosi. Si ritiene che sia derivata dalla pronuncia samaritana del nome divino. Infatti Teodoreto (vissuto approssimativamente tra il 393 e il 457), riferendosi al modo di pronunciare dei Samaritani, trascrisse il nome in greco come Jabe. Gli studiosi hanno pertanto inserito le vocali del samaritano Jabe nelle originali consonantiche ebraiche, pronunciando così Yahweh. La pronuncia Yahweh è inoltre riportata da Clemente Alessandrino, che ne deriva la fonetizzazione dal verbo essere in ebraico, legato anche ad un’interpretazione di Esodo 3. Alcuni biblisti tuttavia nutrono dubbi su questi precedenti.

Yehowah (Geova)

Geova è la forma italiana di יהוה con le vocali di Adonai (“Signore”) nella sua forma plurale, Edonà, che è la vocalizzazione specifica del tetragramma biblico com’è presente nel testo masoretico, cioè la versione più recente della Bibbia in uso presso gli ebrei. I punti vocalici così formati (יְהוָה) sono simili ma non identici a quelli presenti in אֲ-דנָי (Adonai, “Signore”). I primi testi che contengono יְהוָה, con la fonetizzazione ottenuta dal testo masoretico, sono stati scritti nel: 1270 (“Jehova”, in latino), 1530 (“Ieova”, in italiano), 1562 (“Iehova”, in italiano), 1778 (“Jehovah”, in italiano) “Geova” in italiano moderno. Studiosi cattolici hanno talvolta usato questo nome nei secoli passati (ma solo in versioni di studio, mai nella preghiera o nella liturgia o nel catechismo) come la fonetizzazione di un nome di Dio nella Bibbia anche se, sostenendo che è filologicamente errato, ne hanno progressivamente abbandonato l’uso, sostituendolo con Yahweh. Ultimamente si preferisce non vocalizzare affatto il tetragramma. La Chiesa Cristiana Ortodossa ha usato questo nome nello stesso modo durante gli ultimi due secoli. In Italia i Testimoni di Geova hanno usato questo nome in maniera estesa già nel 1903, nel libro di Charles Taze Russell, “Il divin piano dell’Età”, tradotto dal professor valdese Daniele Rivoir, ufficializzandolo il 26 luglio del 1931 quando hanno assunto l’attuale denominazione. La Chiesa dei Santi degli ultimi giorni sostiene che Geova è il nome di Gesù prima di nascere (Giovanni 8:58 che fa riferimento ad Esodo 3:14), mentre Elohim indicherebbe Dio Padre (Matteo 3:17). In latino Jehovah è visibile nelle decorazioni della chiesa cattolica di S. Agata a Santhià (Vercelli), nella forma Jehova è visibile nella volta di uno degli altari minori del duomo di Fossano (Cuneo) e nella forma Jeova sulla soglia del presbiterio della chiesa di Vezzo, frazione di Stresa (Novara). Si riportano di seguito le posizioni di ebrei, cristiani e testimoni di Geova ed altri:

Tetragramma biblico.

Ebraismo

Nell’ebraismo, oltre ad evitare la vocalizzazione del tetragramma in generale, si ritiene filologicamente errata questa forma, come riportato nel 1908 nella Jewish Encyclopedia: «Jehovah: Pronuncia scorretta introdotta da teologi cristiani, ma completamente rifiutata dagli ebrei, dell’ebraico יהוה, nome ineffabile di Dio (tetragramma o “Shem ha-Meforash”. Questa pronuncia è grammaticalmente impossibile; è derivata dalla pronuncia delle vocali del “ḳere” (lettura marginale del testo masoretico: “Ado-nay”), con le consonanti di “ketib” (lettura testuale di “יהוה”) – poiché la parola Adonai (Signore) veniva usata come sostituto di יהוה ogni volta che tale parola compariva, con una sola eccezione, in libri biblici o liturgici. Adonai presenta le vocali “shewa” (il composto sotto il gutturale א diventa semplice sotto י), “ḥolem,” e “ḳameẓ,” e ciò porta a “Jehovah”). Queste sostituzioni di Adonai ed E-loim al posto di יהוה furono introdotte per evitare la profanazione del Nome Ineffabile. La lettura Jehovah è una invenzione relativamente recente. I primi commentatori cristiani riportano che il tetragramma veniva scritto, ma non pronunciato dagli ebrei. Generalmente si ritiene che il nome Jehovah sia stato un’invenzione del confessore di papa Leone X, Pietro Colonna Galatino, “De Arcanis Catholicæ Veritatis,” 1518, folio XLIII.) che fu imitato nell’uso di questa forma ibrida da Fagius. Pare tuttavia che anche prima di Galatin questo nome sia stato in uso comune, e compare nel Pugno Fidei di Raymond Martin, scritto nel 1270.» (Jewish Encyclopedia, voce Jehovah) Secondo l’Ebraismo, qualsiasi materiale con su scritto o inciso il tetragramma, tanto più se scritto da uno scriba in stato di purità su fogli di pergamena, non può essere gettato via e deve essere custodito in un contenitore apposito chiamato Ghenizah oppure sotterrato in un terreno riservato specificatamente a questo scopo.

Chiese cristiane

La vocalizzazione Jehova o Geova ebbe una certa diffusione fino al XIX secolo ed oltre, soprattutto in ambito protestante, ma attualmente si ritiene filologicamente più corretta l’altra forma di vocalizzazione, per i motivi sopra esposti. Nel mondo inglese comunque si continua ad usare la forma Yehovah, essendo stata diffusa da diverse traduzioni autorevoli come la King James Version.

Testimoni di Geova

I testimoni di Geova hanno adottato la forma derivata da Jehovah consolidata ed esistente nelle varie lingue, come nell’italiano Geova. I Testimoni di Geova non considerano la vocalizzazione Geova sicuramente corretta ma la più diffusa nella lingua locale. Sul dibattito sulla corretta fonetizzazione i Testimoni di Geova comunque ritengono non sufficientemente provata la correttezza o erroneità delle fonetizzazioni Jehovah, Yahweh e simili. Più che sulla corretta pronuncia del nome di Dio, essi si soffermano sull’uso dello stesso e ne fanno fulcro della loro adorazione seguendo il comando divino riportato nel libro dei Proverbi: «Il nome di Dio è una forte torre. Il giusto vi corre e gli è data protezione.» (Proverbi, 18:10)

Altri studiosi in difesa di Jehovah

Lo studioso ebreo George Wesley Buchanan sostiene la possibilità della correttezza di tale traslitterazione. Anche il libro del semitista francese, nonché testimone di Geova, Gérard Gertoux YHWH – Un nome eccellente. Narrazione storica del Nome divino (YHWH in fame only? A historical record of the divine Name), che fu catalogato da Henri Cazelles, presidente del direttivo dell’Institut Catholique de Paris, come tesi (T594GER) al BOSEB sostiene che la pronuncia originaria fosse Jehowah. Il traduttore biblico francese André Chouraqui l’ha citata nel suo libro intitolato Mosè (p. 161). Lo studioso ha pubblicato successivamente il suo libro intitolato Una storia del nome divino. Un Nome eccellente, che approfondisce maggiormente la tesi.

Uso del tetragramma

La particolarità della differenza fra testo scritto e pronuncia presso gli ebrei e i diversi modi di tradurre il tetragramma nelle lingue diverse dall’ebraico può far sorgere la questione di come le varie comunità religiose usino riferirsi a questo nome.

 

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